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Il diniego

Niente Durc per l’Oda Catania: l’ordinanza del Tribunale blocca tre milioni di euro

A due settimane dall’inizio della gestione Sisifo del ramo sanitario si complica l’uscita dalla crisi: i dipendenti attendono 11 stipendi arretrati

18 Febbraio 2026, 07:30

13:27

Niente Durc per l’Oda Catania: l’ordinanza del Tribunale blocca tre milioni di euro

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Si complica la situazione della Fondazione Opera diocesana di assistenza (Oda): il tribunale di Catania, nell’ambito del procedimento per la concessione delle misure cautelari per la crisi d’impresa, ha infatti negato la possibilità di ottenere da parte di Inps e Inail il Durc, il documento unico di regolarità contributiva. Questo impedirà all’ente, che ha comunque messo in sicurezza le attività sanitarie in convenzione con Asp per 1.500 utenti dandole in affitto alla società “S.O. Servizi sanitari integrati srl”, di poter incassare circa tre milioni di euro di somme arretrate dalla pubblica amministrazione. Oda ha del resto un debito di circa 50 milioni nei confronti di Fisco ed enti previdenziali, ma la mancanza di liquidità ha la conseguenza immediata di bloccare l’erogazione di almeno parte degli 11 stipendi dovuti ai circa 300 dipendenti da aprile 2025 a gennaio 2026, tredicesima compresa.

La richiesta di Oda è stata avanzata il 22 gennaio e, come si legge nell’ordinanza emessa il 12 febbraio, è stata fatta per «accertare e riconoscere la sussistenza dei presupposti di legge» per il rilascio del Durc da parte di Inps e dell’Inail. Una richiesta respinta dalla Quarta sezione Civile - procedure concorsuali del Tribunale di Catania. Il giudice Fabio Ciraolo ha argomentato il diniego fornendo quattro motivazioni.

La prima è, in sintesi, che «la riscossione dei crediti» sarebbe un «effetto mediato e non diretto». Ovvero: l’accertamento non è uno strumento idoneo a forzare l'operato degli enti previdenziali. Il giudice sottolinea del resto che «i provvedimenti richiesti sono volti (in sostanza) in via esclusiva (o comunque in modo pressocché assorbente) a consentire la riscossione di crediti già maturati per oltre euro 3.000.000,00». Motivazione che non assorbe le «finalità ben più ampie» del Durc, citando tra queste la continuità aziendale. Questa, a oggi e per almeno un anno, è garantita dall’affittuaria S.O. (società costituita dal Consorzio Sisifo), almeno per il ramo sanitario. La terza motivazione riguarda invece i creditori, che oltre ai lavoratori sono anche fornitori e, come detto, gli stessi enti previdenziali che rilasciano il Durc. Per il giudice si deve considerare «non solo il buon esito delle trattative e, in prognosi, del piano prospettato nel loro complesso, ma anche, nello specifico, delle trattative e del trattamento riservato ai crediti dei soggetti attinti dalle chieste misure cautelari». Anche perchè, stante anche le motivazioni della richiesta inviate da Oda, «nulla di puntuale si legge quanto al soddisfacimento dei crediti contributivi per tempi e modalità». Ultima motivazione è quella che nega che il mancato ottenimento del Durc ostacoli «l’applicazione concreta della composizione negoziata della crisi».

L’ordinanza, quindi, sottolinea come la tutela cautelare non possa sostituirsi ai giudizi di merito o scavalcare i limiti della giurisdizione ordinaria. E il tribunale ha anche rilevato la mancanza di un piano dettagliato per il soddisfacimento dei debiti contributivi, negando così un legame tra l’ottenimento del Durc e il risanamento aziendale.

Si apre quindi uno scenario che, nella peggiore delle ipotesi, potrebbe portare al fallimento, un provvedimento che potrebbe essere richiesto anche dai creditori. Nel migliore degli scenari invece l’ente può ancora ricorrere alla cessione del patrimonio immobiliare per ottenere la liquidità necessaria. Oda possiede infatti, oltre alle quattro strutture dove viene svolta l’attività sanitaria ora gestita da S.O. - Villa Francesca e Fratelli A. e V. Pecorino Paternò a Catania, A. e V. Pecorino Paternò a San Giovanni La Punta e Maria SS. del Carmelo a Pedara - anche la comunità per minori “Sole e Gioia” a Mascalucia oltre ad altri locali. Tra le proprietà c’è anche il Villaggio Madonna degli Ulivi di Viagrande, unico “asset” che al momento sembrerebbe appetibile sul mercato. L’operazione di vendita milionaria richiederebbe comunque mesi. E un terzo soggetto (come il Fondo Cei-Cdp nato nel 2025) dovrebbe prima farsi carico di estinguere eventuali ipoteche.

Resta infine un’altra opzione per evitare lo spettro del fallimento: una transazione con gli enti previdenziali che consenta la definizione di un piano di rientro per i debiti.