L'ESCALATION
Mafia, scontro fra il gruppo di Monte Po e i Cursoti milanesi: ecco il video della preparazione dell'agguato
Un conflitto diventato sempre più caldo tra due organizzazioni criminali distinte, impegnate a contendersi a colpi di kalashnikov lo spazio per le attività illecite
Detenzione e porto illegale di armi comuni da sparo, clandestine e da guerra, munizioni e di un giubbotto antiproiettile, ricettazione e detenzione di droga ai fini di spaccio. Tutto aggravato dall'articolo 416 bis, cioè dall'avere agito per agevolare un gruppo mafioso, in questo caso quello di Monte Po. Sono queste le accuse, già raccontate nei giorni scorsi su questo quotidiano, a carico di sette persone, di età compresa tra i 19 e i 43 anni, nei confronti delle quali è stato eseguito un decreto di fermo. Gli uomini coinvolti sono Michele Spampinato, Agatino Zuccaro, Salvatore Angelo Salamone, Damiano Aurora, Rinaldo Giorgio Garofalo, Salvatore Puglisi e Kevin Giglio. Le indagini hanno consentito di ricostruire due distinti episodi, ritenuti tuttavia riconducibili a una più ampia e pericolosa contrapposizione tra due gruppi criminali attivi nel territorio etneo.
La sparatoria di Motta Sant’Anastasia
Il primo episodio risale alla sera del 23 agosto scorso, quando la centrale operativa dei carabinieri ha ricevuto la segnalazione di un conflitto a fuoco in atto in via Oberdan, a Motta Sant’Anastasia. Le pattuglie giunte sul posto hanno rinvenuto numerosi bossoli e ogive sul selciato, avviando contestualmente i rilievi tecnici con il supporto della Sezione investigazioni scientifiche (Sis) del comando provinciale di Catania e acquisendo le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona.
Dall’analisi dei filmati sarebbe emerso che un’utilitaria, con a bordo due persone, era stata inseguita e raggiunta da due motocicli, ciascuno con due persone in sella. L’autovettura sarebbe stata bersaglio di una consistente azione di fuoco e, dopo aver urtato un veicolo parcheggiato lungo la strada, i due occupanti sarebbero scesi.
Mentre, però, il conducente avrebbe cercato riparo tra le autovetture in sosta, il pasggero avrebbe risposto il fuoco esplodendo numerosi colpi in direzione dei motociclisti che, dunque, sarebbero scappati. Le attività tecniche hanno consentito agli investigatori di collocare sul luogo un ventenne ritenuto responsabile, in relazione all’episodio, di tentato omicidio aggravato in concorso e reati in materia di armi. Per questo, l’indagato è stato sottoposto a un primo fermo, poi convalidato dal gip, ed è stato portato in carcere.
Dalle indagini è emerso il contesto nel quale la sparatoria sarebbe maturata: il conflitto a fuoco di Motta Sant’Anastasia si inserirebbe in una più ampia contrapposizione tra gruppi criminali riconducibili, rispettivamente, all’area di Monte Po e a quella dei “Cursoti Milanesi”, in un contesto di crescente tensione legato anche alla gestione di attività illecite sul territorio.
Monte Po, il gruppo armato e l’intervento dei carabinieri
Tre giorni dopo, nel pomeriggio del 26 agosto, i carabinieri di Nesima sono intervenuti in via Leonardo Vigo, a Monte Po, dove hanno individuato un gruppo composto da circa otto persone: alcuni indossavano tute da lavoro, uno una divisa da soccorritore e un altro aveva il volto coperto da un passamontagna. L’arrivo della pattuglia ha provocato l’immediata fuga del gruppo che, nel dileguarsi nelle aree retrostanti gli edifici, ha abbandonato un borsone e numerosi oggetti successivamente recuperati e sequestrati dai militari.
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Il gruppo, con pistole e tute mimetiche, è stato notato in via Leonardo Vigo tre giorni dopo la sparatoria avvenuta a Motta
All’interno del borsone sono stati trovati una pistola calibro 22 con matricola abrasa, munizioni, comprese 19 cartucce calibro 7,62 × 39 destinate ad arma tipo AK-47, oltre due chili di marijuana, un giubbotto antiproiettile con colorazione mimetica, un passamontagna, una tuta monouso, guanti in lattice e una giacca riconducibile al personale sanitario del 118.
I componenti del gruppo sarebbero giunti progressivamente sotto i portici dello stabile, alcuni dei quali cambiando abbigliamento, indossando tute monouso, guanti e passamontagna e maneggiando armi da fuoco. Uno degli indagati sarebbe stato ripreso mentre consegnava una pistola a un altro componente del gruppo; un altro mentre indossava una divisa da soccorritore con due pistole occultate nella cintura dei pantaloni; un ulteriore soggetto mentre impugnava contemporaneamente un’arma e un passamontagna. Anche il ventenne, successivamente arrestato per la sparatoria di Motta Sant’Anastasia, sarebbe stato immortalato dalle telecamere mentre indossava una tuta bianca monouso e guanti neri e impugnava una pistola.
Un’azione di fuoco ritenuta imminente
Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo non si sarebbe riunito casualmente nel quartiere, ma si stava organizzando ed equipaggiando per compiere un’imminente azione delittuosa. La disponibilità di diverse armi e munizioni, l’utilizzo di indumenti idonei a modificare l’aspetto o a rendere più difficile la loro identificazione, la presenza di un giubbotto antiproiettile e l’impiego di motocicli avrebbero rappresentato, secondo l’ipotesi accusatoria, gli elementi di un’organizzazione predisposta per affrontare un possibile conflitto a fuoco, impedito dall'arrivo dei militari.
Le intercettazioni sono poi servite a mostrare che l’agguato in preparazione sarebbe stato collegato con la sparatoria di Motta Sant'Anastasia, in quella che viene definita una «crescente escalation tra le due fazioni, caratterizzata da azioni intimidatorie e conflitti a fuoco», in un contesto che avrebbe visto il gruppo criminale di Monte Po contrapposto a persone riconducibili all’area dei “Cursoti Milanesi”.