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L'incontro

Inceneritori rifiuti, il Cts regionale "sposa" le obiezioni degli ambientalisti

Cgil, Legambiente, Wwf e Zero Waste Sicilia evidenziano come l’organo che valuta l’iter dell’opera da realizzare alla zona industrile di Cartania (e uno gemello a Palermo) abbia mosso rilievi coincidenti con quelli presenti in un loro dossier dei giorni scorsi

18 Luglio 2026, 18:03

18:10

«Nessuno ci fermerà». È questo il motto che accomuna Cgil Catania, Zero Waste Sicilia, Legambiente e Wwf, scesi in campo per chiedere maggiore trasparenza sul progetto dei due mega termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania.

Due grandi opere che promettono di imprimere una svolta alla gestione dei rifiuti in Sicilia ma che, ad oggi, continuano a presentare numerose criticità. Attualmente, infatti, le discariche presenti nel Catanese e nel Siracusano, come quella in località Grotte San Giorgio al confine tra il capoluogo etneo e Lentini vengono utilizzate per il trattamento dei rifiuti. Questi ultimi vengono poi lavorati e trasferiti nelle discariche ancora attive come quella di Gela, nella quale confluisce gran parte dei rifiuti regionali e che, ben presto, potrebbe diventare satura. I termovalorizzatori potrebbero davvero rappresentare la soluzione? La Commissione tecnica specialistica (Cts), organo consultivo della Regione Siciliana, ha infatti formulato numerose richieste di integrazione, evidenziando diverse criticità progettuali. Su questi aspetti sono intervenuti Alfio Mannino, segretario regionale di Cgil, Anna Bonforte e Giampiero Trizzino di Zero Waste Sicilia, Tommaso Castronovo di Legambiente e Patrizia Mauro del Wwf, presentando ufficialmente la richiesta di un’inchiesta pubblica che coinvolga i cittadini. Durante l‘a conferenza stampa’incontro è stato infatti ribadito come decisioni di tale portata siano state assunte «al chiuso delle stanze, prima a Roma e poi a Palermo».

Mannino ha parlato di una gestione dei rifiuti fallimentare: «In questo scenario non vengono rispettate le direttive europee, secondo le quali soltanto il 10% dei rifiuti dovrebbe finire in discarica o essere destinato allo smaltimento finale. In Sicilia, invece, si punta alla realizzazione di due grandi termovalorizzatori che, a nostro avviso, non trovano alcuna reale giustificazione». Mannino ha poi ribadito come si stia procedendo nella direzione opposta rispetto al resto d’Italia: «Avremmo invece dovuto investire con decisione sulle cosiddette quattro R: riduzione, riuso, riciclo e recupero dei rifiuti».

Sulle stesse criticità è intervenuto anche l’avvocato Trizzino: «Qualche settimana fa abbiamo presentato due distinti dossier di osservazioni, uno per ciascun progetto. Successivamente anche la Commissione tecnica specialistica della Regione ha formulato numerose richieste di integrazione, evidenziando criticità che coincidono con quelle già segnalate da noi. Per questo motivo chiediamo l’avvio di un’inchiesta pubblica». Allo stesso modo Legambiente e Wwf hanno espresso forti perplessità sul termovalorizzatore previsto nella zona industriale di Catania. Secondo quanto illustrato, l’impianto sorgerebbe a breve distanza dall’Oasi del Simeto, area naturale protetta caratterizzata dalla presenza di specie protette, oltre che vicino ai residenti della Sesta Municipalità di Catania e ai Comuni dell’area etnea e siracusana, tra cui Lentini. Le associazioni chiedono maggiore trasparenza, una più approfondita valutazione degli impatti sanitari e ambientali e il coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso l’inchiesta pubblica. Una richiesta che si riassume nello slogan lanciato all’unisono al termine dell’incontro mirata all’interesse dei cittadini e dell’ambiente.


di Francesca Guglielmino