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Edilizia pubblica

Librino, 64 nuovi alloggi popolari in bilico per il Pnrr: «Vogliamo una casa, ci diano certezze»

In viale Moncada 27 a Catania ci sono due palazzi da completare entro il 30 giugno. E il sindacato Sunia, con chi è in graduatoria, chiede al Comune di avere tempi certi

04 Giugno 2026, 14:11

14:20

«Mi sono iscritta nella graduatoria per le case popolari 18 anni fa. Poi mi hanno tolta, anche se non ho mai saputo perché, e mi sono re-iscritta sei anni fa. E ancora oggi nulla. Nonostante siamo io abbia cinque figli e in casa siamo due invalidi». La signora Maria D'Amico questa mattina era una delle decine di persone riunite in viale Moncada 27 dal Sunia, il sindacato degli inquilini. Nell'enorme spiazzo, circondato da palazzine popolari tutte di proprietà del Comune, ci sono due palazzine da 8 piani in costruzione. Ognuna dovrebbe ospitare 32 alloggi, peraltro in classe A e con pannelli fotovoltaici sui tetti. Il tutto finanziato dal Pinqua, il piano nazionale per la qualità dell'abitare che, come spiega Giusi Milazzo, già segretaria regionale del sindacato e oggi nel direttivo nazionale del sindacato «ha assegnato quasi 15 milioni di euro al Comune. Oltre alle infrastrutture "green" come i pannelli fotovoltaici, ci dovrebbero essere una risistemazione degli spazi comuni e parcheggi. Ma come si vede i lavori sono in grande ritardo». 

Un ritardo che però mette in apprensione il sindacato, come spiega la segretaria catanese del Sunia, Agata Palazzolo: «Il Pinqua, come tutti gli interventi previsti dal Pnrr, deve vedere una conclusione entro il 30 giugno. Siamo veramente a pochi giorni dalla scadenza e, nonostante i lavori vadano avanti, non ci sono certezze. Oggi siamo qui per chiedere questi tempi certi». Palazzolo e Milazzo sottolineano poi che «in tutta Italia i lavori sono in ritardo», ma questo non elimina l'urgenza delle migliaia di catanesi in attesa di un alloggio. Qualcuno, come la signora D'Amico, aspetta anche da quasi venti anni. Altri, come Salvatore Fresco, 37 anni, è in graduatoria da meno tempo. Ma l'urgenza è la stessa: «Sono disabile, vivo a casa con mia madre a Monte Po' insieme alle mie sorelle. Mia madre ha una pensione di poche centinaia di euro, io lo stesso per via della disabilità. Mi hanno detto di aspettare, ma quanto tempo?». La speranza, per lui e per i tanti altri riuniti al viale Moncada, è la stessa: che questi lavori finiscano presto. «Io non posso più vivere così - aggiunge D'Amico - abbiamo preso una casa in affitto a San Giorgio, in nero, e ha solo due vani. Le mie figlie dormono la sera nel lettino in cucina, dove peraltro c'è molta umidità. Non abbiamo spazio, nessuno ci fa un contratto. Giuro, e non ho paura di dirlo, che sono disposta anche a entrare in una delle case pronte anche senza aspettare la graduatoria. Questa non è vita». 

Nel frattempo il panorama intorno alle palazzine in costruzione è quello, purtroppo ben noto del degrado: oltre alle decine di edifici popolari in pessimo stato, ci sono nuovamente cumuli di rifiuti. E quasi sempre vengono portati da altre parti: «Passano in auto, vedono i cumuli, tornano poi a buttarli qui», dice una signora in attesa alla fermata del bus in viale Moncada. E puntualmente poco dopo avviene esattamente questo: una donna si ferma con l'auto, apre il cofano, butta il suo sacco e va via. «Qui se tutti funzionasse bene sarebbe un luogo bellissimo», commenta Salvatore che quella casa in questo contesto fatto anche di grandi spazi e verde, per quanto incolto, l'attende come una svolta possibile alla sua vita complicata.