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Catania, il mare negato: viaggio negli edifici abbandonati di viale Africa
Il degrado dentro l'ex consorzio agrario e dentro l'ex raffineria andata in fumo nel 2015: due immobili simbolo della separazione tra la città e la costa
Si torna a parlare del waterfront in città, e lo fa il sindaco Trantino in persona, che a «La Sicilia» ha annunciato un incontro, nei prossimi giorni, con il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini.
L'obiettivo è portare a compimento i lavori del “nodo Catania”, ovvero il progetto che dovrebbe portare all'interramento dei binari ferroviari liberando l'accesso al mare. Costo stimato: almeno 1,2 miliardi di euro.
Il tema del rapporto con il mare è però da mesi al centro del dibattito in città per via del progetto di ampliamento del Porto verso la Scogliera D'Armisi. La proposta di piano regolatore elaborata dall'autorità portuale attende un benestare alla Camera nei prossimi giorni - dopo averla ottenuta dall'analoga commissione al Senato - e ha visto molteplici ricorsi di associazioni civiche alla giustizia amministrativa per quella che sarà una cementificazione di circa 400 metri.
Un progetto che trova l'appoggio anche di Enrico Trantino (l'area se realizzata ospiterà la diportistica e per il primo cittadino porterà risorse alla città). Ma il sindaco però ricorda come questo non sia in contrasto con l'obiettivo di liberare fisicamente l'intero viale Africa dai binari restituendo l'accesso alla costa.
Lungo viale Africa sorge il complesso de “Le Ciminiere”, a breve verrà completata proprio lì accanto la cittadella della Giustizia, che prenderà il posto dell'ex palazzo delle Poste. Poi poco più in là, nei pressi di piazza Galatea, sono stati poi realizzati dei complessi residenziali pochi anni fa.
In mezzo ci sono vari edifici privati. Uno di questi è oggi inutilizzato: la Polizia di Stato ha trasferito l'ufficio per le pratiche sull'immigrazione alla Circonvallazione nella nuova sede della Questura di viale Ulisse.
Ma soprattutto lungo viale Africa ci sono due grandi complessi abbandonati: l'ex edificio della “Unione raffinerie siciliane”, appartenente al Comune dal 1979, andato in fumo ad agosto 2015 (e progettato da Giacomo Leone, come le Ciminiere) e di cui oggi rimane solo uno “scheletro”. E soprattutto, accanto, l'ex consorzio agrario.
Anche qui gli incendi si sono succeduti numerosi negli anni, ma la struttura è ancora in piedi. L'edificio è riconoscibile perché porta ancora la scritta “Federazione italiana dei consorzi agrari” (su cui ancora, catastalmente, risulta proprietà) e all'interno in due grandi capannoni ci sono tonnellate di rifiuti.
Per anni è stato un “rifugio di disperati”. E ancora oggi è abitato: nei pressi di un grande macchinario abbandonato ci sono anche dei vestiti stesi, e i segni di un luogo vissuto da persone senza fissa dimora sono evidenti.
Ma soprattutto l'edificio ha la particolarità di affacciarsi sul mare: in fondo delle grandi arcate portano a una piattaforma dalla quale si gode una vista su tutto il golfo di Catania.
Come l'altro edificio dell'ex Consorzio agrario di via Domenico Tempio, teatro pochi mesi fa della tragica morte di una giovane, recuperare queste strutture darebbe un nuovo volto alla città, anche in attesa della grande opera del “nodo Catania”.
E se per l'ex raffineria di cui resta in piedi solo l'iconica ciminiera il sindaco ha già un possibile riutilizzo «vorrei fosse sede del Teatro Stabile», ha detto, per l'ex consorzio agrario è tutto ancora da stabilire. Nonostante una posizione unica in pieno centro e sul mare.


