Il raccconto
Trentatré anni di allagamenti in casa. L'appello di una madre: «Mia figlia disabile non può vivere così»
La signora Raciti vive in viale Moncada, nel quartiere Librino di Catania, in un alloggio popolare. Da anni chiede di risolvere il problema, ma senza esito
Un problema strutturale che dura da oltre trent'anni, un rimpallo di responsabilità e il dramma quotidiano di una famiglia che chiede solo di poter vivere in una casa sicura. È la storia di Cristina Raciti, residente da 33 anni al civico 16 di viale Moncada, a Librino. Da quando nei primi anni '90 ha varcato la soglia di quell'appartamento di edilizia popolare, ha «paura della pioggia».
Non è una semplice macchia d'umidità. Il difetto, descritto come presente fin dalla costruzione del palazzo, causa infiltrazioni massicce. «L'acqua non entra a gocce, si forma un vero e proprio lago», racconta la donna. «Soprattutto quando c'è vento, la pioggia taglia e si infiltra direttamente dal battiscopa, allagando tutto». Il paradosso? L'appartamento è al primo piano su otto.
Un disagio che non si è presentato solo in occasione del recente ciclone Harry: è una costante a ogni acquazzone. Le notti di pioggia si trasformano quasi sempre in veglie forzate: «Non ho più piumoni, tappeti o stracci per assorbire l'acqua. Passo le notti in piedi a raccoglierla, prima che arrivi fino al corridoio. Non so più come fare».
A rendere la vicenda ancora più urgente è la situazione familiare: vive con la figlia, una ragazzina con la sindrome di Down. Oltre al freddo e all'insalubrità dell'ambiente, a spaventare è il rischio per l'incolumità fisica: «Mia figlia non può dormire così in mezzo all'acqua. A causa delle gravi infiltrazioni nei muri, le prese della corrente si sono staccate dalla parete. È pericoloso».
Di fronte a questa emergenza continua, la risposta delle istituzioni è stata l'inaction. Per anni la signora Raciti ha presentato reclami formali al Comune, proprietario dell'edificio. «Sono venuti anche dei geometri negli anni scorsi a fare dei sopralluoghi - spiega - ma la risposta è sempre stata la stessa: “Non ci sono fondi per sistemare il palazzo”». Un palazzo che è in pessime condizioni anche all’esterno: calcinacci caduti, armature dei piloni in ferro a vista, muffa e umidità ovunque. E il contesto attorno non è molto meglio: l’intera zona è fatta di una serie di palazzoni alti 10 piani e più in pessimo stato. Uno stato denunciato, fino a pochi giorni fa, anche dal Sunia: il sindacato degli inquilini parla di 10mila alloggi popolari in città in stato simile.
La signora Raciti sottolinea con orgoglio di essere «perfettamente in regola con tutti i pagamenti dell'affitto». Aveva persino tentato la via del cambio alloggio, presentando l'apposita richiesta. Anche in quel caso, l'esito è stato il silenzio. Sfiancata da decenni di richieste a vuoto, di recente aveva smesso di inviare solleciti, ma l'aggravarsi della situazione l'ha spinta a denunciare nuovamente l'accaduto.
«Vorrei almeno una risposta, una sistemazione per questa casa. Voglio che la riparazione venga fatta, perché qualcosa si deve smuovere» conclude la donna.
