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il caso

«Quelle parole infelici», perché Massimo Boldi non sarà tedoforo per le Olimpiadi Milano-Cortina

L’attore escluso dalla staffetta dopo un’intervista: come funziona la selezione dei 10.001 tedofori

Redazione La Sicilia

17 Gennaio 2026, 22:20

Milano-Cortina, il caso Boldi: la fiaccola che brucia prima di accendersi

Il nome di Massimo Boldi scompare dalla lista dei portatori della Torcia Olimpica di Milano-Cortina 2026. È successo il 17 gennaio 2026, nel cuore di un pomeriggio in cui la notizia rimbalza fra redazioni e social con la velocità di una fiamma spinta dal vento. Motivo: alcuni passaggi di un’intervista ritenuti “incompatibili” con lo spirito dei Giochi. La Fondazione Milano Cortina 2026 interviene, comunica l’esclusione e riaccende – ancor prima dell’arrivo allo Stadio San Siro il 6 febbraio 2026 – il dibattito su chi debba rappresentare, e come, i valori dell’Olimpismo.

Il fatto: perché Boldi è stato escluso

La decisione della Fondazione Milano Cortina 2026 arriva poche ore dopo la pubblicazione, su un quotidiano nazionale, di un’intervista all’attore in cui compaiono battute e considerazioni giudicate non coerenti con il profilo richiesto a un tedoforo. La nota ufficiale è chiara: “Portare la Fiamma Olimpica è un privilegio e una responsabilità” e richiede che i prescelti “incarnino e promuovano i valori di rispetto, unità e inclusione”. Per l’organizzazione, insomma, non si tratta di censura ma di coerenza: chi cammina con la torcia non è un semplice ospite, ma un simbolo in movimento. In sostanza erano parole ritenute sessiste.

Nei giorni precedenti, la sua designazione aveva già fatto discutere. Lo stesso Boldi, parlando della partecipazione alla staffetta, aveva spiegato di aver accettato l’invito e di non aver percepito compensi, definendo anche con ironia il proprio rapporto con lo sport. La sua presenza era legata, anche nell’immaginario, ai film girati a Cortina d’Ampezzo, città-icona dell’inverno italiano. L’esclusione, però, chiude il cerchio: nella selezione dei 10.001 portatori contano non solo la popolarità o il legame con i territori, ma soprattutto l’aderenza a un set di valori.

Un viaggio italiano lungo due mesi

La staffetta di Milano-Cortina 2026 è un viaggio nella geografia affettiva del Paese. La Fiamma arriva a Roma il 4 dicembre 2025 e, dopo due giorni, parte il 6 dicembre per un itinerario che attraversa tutte le 20 regioni fino all’ingresso a San Siro il 6 febbraio 2026. Nel mezzo, circa 12.000 chilometri di strade, piazze e luoghi-simbolo, centinaia di comuni coinvolti e un elenco di soste denso di rimandi storici e culturali: Napoli a Natale, Bari a Capodanno, Cortina il 26 gennaio, a 70 anni dalla cerimonia d’apertura dei Giochi Invernali del 1956. È il calendario che trasforma la staffetta in un termometro sociale, un racconto di identità e differenze, un modo per far toccare i Giochi a chi non potrà essere sugli spalti.

Tra i primi nomi chiamati a inaugurare il percorso spicca Gregorio Paltrinieri, campione olimpico del nuoto, cui spetterà l’onore di “aprire” simbolicamente il viaggio a Roma. Accanto a lui, una costellazione di campioni e figure popolari: da Achille Polonara, che ha reso pubblica la sua lotta e rinascita dopo il trapianto di midollo, a Elisa Di Francisca e Gianmarco Tamberi, fino ai volti dello spettacolo come Achille Lauro. E ancora: atleti come Filippo Ganna, Antonella Palmisano, Stefania Belmondo, Armin Zöggeler, Isolde Kostner, protagonisti che uniscono palmarès e storie capaci di parlare a pubblici diversi. Il criterio è esplicito: comporre una staffetta che sia insieme pop, sportiva e civile.

La mappa dei nomi: campioni, storie e pop culture

Tra i 10.001 tedofori emergono profili di alto valore simbolico. La presenza di atleti olimpici e paralimpici – come Luigi Busà, Myriam Sylla, Simone Barlaam, René De Silvestro, Jasmine Paolini – intreccia risultati sportivi e messaggi di inclusione, tenacia e riscatto. Accanto a loro, personaggi come Achille Lauro, Alessandro Cattelan, Zlatan Ibrahimović, Melissa Satta, i The Autogol: volti che allargano la platea e avvicinano la staffetta a pubblici trasversali, dagli appassionati di sport a chi consuma la cultura pop.

È la traduzione pratica di una strategia: fare della Torcia un ponte tra sport, spettacolo e società, mantenendo però il baricentro valoriale. Si può discutere di gusti, ma non di paletti: la Fondazione ha scelto di fissarli in modo esplicito.