×

atletica

Europei, la marcia azzurra è da sogno: doppio oro di Stano e Fiorini. In mattinata altre tre medaglie

Stano completa la sua collezione con il titolo continentale, Fiorini riscrive i limiti della distanza e l’Italia scopre di avere una squadra profonda, non soltanto due fuoriclasse

15 Agosto 2026, 15:23

15:30

Birmingham incorona la marcia azzurra: Stano completa l’opera, Fiorini vola oltre il record

La marcia italiana domina a Birmingham: oro per Stano e Fiorini

Cinque medaglie in poche ore, due titoli europei e due prestazioni da primato: a Birmingham la marcia azzurra ha trasformato una mattinata di gare in una dichiarazione di forza, con Massimo Stano e Sofia Fiorini al centro e un gruppo capace di occupare il podio in serie.

A Birmingham, l’Italia della marcia non si è limitata a vincere: ha occupato il centro della scena, ha imposto ritmo e profondità, ha messo insieme cinque medaglie nelle gare su strada del programma europeo. Due ori, due argenti e un bronzo sono già di per sé un bilancio notevole; diventano qualcosa di più se letti accanto ai tempi, ai record e ai nomi che li hanno prodotti.

A dare il tono della giornata sono stati soprattutto Massimo Stano e Sofia Fiorini, vincitori delle rispettive maratone di marcia. Il pugliese ha chiuso in 2h56'49", prestazione indicata come nuovo primato europeo e titolo che completa un palmarès già ricchissimo; la toscana ha trionfato in 3h15'11", tempo accreditato come record mondiale della distanza. Attorno a loro, l’argento di Francesco Fortunato nella mezza maratona maschile, l’argento di Alexandrina Mihai nella prova femminile e il bronzo di Andrea Cosi hanno trasformato il successo individuale in un’affermazione collettiva. 

La sostanza della notizia, però, non è soltanto nel medagliere. È nel modo in cui la marcia azzurra sta attraversando questa fase: con i campioni maturi che continuano a produrre risultati di vertice e con una generazione più giovane che non si limita a promettere, ma comincia a incidere davvero nelle grandi rassegne.

Stano, il tassello europeo che mancava

Per Massimo Stano, 34 anni, Birmingham vale più di un titolo in più. Vale il completamento di una traiettoria. Campione olimpico della 20 km a Tokyo 2021, campione del mondo della 35 km a Eugene 2022, l’azzurro arrivava in Gran Bretagna con il peso e il privilegio di una carriera già compiuta ad altissimo livello. Gli mancava però una vittoria europea individuale all’aperto, il pezzo che separa un grande interprete della specialità da una figura definitivamente sistemata nella storia italiana dell’atletica.

Il modo in cui ha costruito l’oro racconta bene anche la sua maturità agonistica. Secondo il resoconto disponibile, Stano ha lasciato che la gara si distendesse per lunghi tratti sotto l’iniziativa dell’ungherese Bence Venyercsán, senza forzare prematuramente, per poi cambiare passo nel finale e chiudere davanti a tutti. È la vittoria di chi conosce la misura dello sforzo e la gerarchia dei momenti: non l’urgenza di stare sempre davanti, ma la lucidità di scegliere quando la corsa va decisa. Il crono finale di 2h56'49" ha dato alla sua prova anche la dimensione statistica del record europeo

Nel suo caso la misura del risultato si legge anche in controluce, guardando a ciò che aveva costruito prima. World Athletics gli attribuisce il record mondiale dei 35 km in 2h20'43", ottenuto a Podebrady il 18 maggio 2025, e il suo profilo certifica una permanenza stabile nell’élite della marcia internazionale. Birmingham, dunque, non è un picco isolato, ma l’ennesimo snodo coerente di un percorso che da anni tiene insieme tecnica, resistenza e capacità di reinventarsi sulle nuove distanze.

C’è inoltre un aspetto che aiuta a capire il peso sportivo della sua medaglia: Stano non arriva da una stagione lineare o protetta. Negli ultimi anni ha alternato trionfi assoluti, record e passaggi complicati, compresi momenti in cui la gestione fisica e il calendario hanno imposto aggiustamenti. Il titolo europeo nella maratona di marcia dice allora che l’azzurro non è soltanto un campione capace di vincere una grande gara: è un atleta ancora in grado di allargare il proprio repertorio e di restare centrale in un settore in trasformazione.

Fiorini, la sorpresa fino a un certo punto

Se l’oro di Stano ha il sapore del compimento, quello di Sofia Fiorini porta con sé la forza delle accelerazioni improvvise, quelle che nel giro di pochi mesi cambiano status e percezione pubblica. A 21 anni, la marciatrice toscana non era più una semplice prospettiva già prima di Birmingham: aveva vinto il titolo italiano della maratona di marcia ad Acquaviva delle Fonti in 3h27'19", poi quello della mezza maratona ad Alessandria in 1h34'20", e ad aprile era arrivata seconda ai Mondiali a squadre di Brasilia con il personale di 3h25'42"

Quel secondo posto mondiale era già un indizio serio. World Athletics colloca infatti il 3h25'42" di Brasilia tra le migliori prestazioni mondiali di sempre della specialità, mentre FIDAL lo aveva descritto come una nuova miglior prestazione mondiale under 23. Birmingham ha portato tutto su un altro livello: 3h15'11", vittoria continentale e, secondo i resoconti disponibili, record mondiale. In pochi mesi, la sua progressione è stata enorme. 

Ridurre tutto alla categoria della favola sarebbe però un errore. I segnali c’erano. A maggio, a La Coruna, Fiorini aveva migliorato in modo netto il proprio riferimento nella mezza maratona, scendendo a 1h32'36". In quel passaggio, FIDAL ne sottolineava due elementi che aiutano a leggere anche Birmingham: la formazione universitaria alla Bocconi e il lavoro tecnico svolto a Sesto San Giovanni con Alessandro Gandellini. Dettagli che spostano il racconto dal colpo di giornata alla costruzione quotidiana. 

Il valore del suo oro sta anche nel margine con cui, stando al resoconto della gara, ha fatto selezione dopo il trentesimo chilometro. Nelle prove lunghe di marcia il tempo finale conta molto, ma conta quasi altrettanto come viene ottenuto. Fiorini ha vinto trasformando la resistenza in offensiva, senza limitarsi a difendere. È un tratto che di solito appartiene alle atlete già formate, non alle debuttanti di lusso.

Le altre tre medaglie: il segnale più interessante per l’Italia

L’oro doppio basta a riempire i titoli, ma la vera notizia tecnica della mattinata è che l’Italia non si è retta soltanto su due fuoriclasse. Ha prodotto podi in serie. Nella mezza maratona di marcia maschile, Francesco Fortunato ha chiuso secondo in 1h23'36", battuto dallo spagnolo Paul McGrath in 1h23'23"; alle sue spalle, Andrea Cosi ha conquistato il bronzo in 1h23'49", prestazione indicata anche come primato personale. 

Per Fortunato la medaglia europea si inserisce in una stagione già di alto profilo. A maggio aveva corso in 1h23'00" a Podebrady, tempo che FIDAL ha presentato come record europeo della mezza maratona di marcia, nuova distanza entrata nel programma internazionale in questa fase. In altre parole, Birmingham non restituisce un atleta occasionale ma un leader stabile della specialità, già capace di vincere e di correre forte in appuntamenti diversi. 

Il bronzo di Cosi completa poi il senso di squadra: non un uomo solo in lotta per il podio, ma due azzurri tra i primi tre. Nelle specialità di marcia questo dato pesa, perché certifica profondità tecnica e competitività diffusa. Lo stesso vale per la prova femminile della mezza, dove Alexandrina Mihai ha conquistato l’argento in 1h31'04", alle spalle della spagnola Maria Perez. La sua stagione, segnata anche dal rientro dopo problemi fisici e da precedenti risultati di rilievo tra under 23, acquista così una dimensione pienamente senior. 

Anche le convocazioni ufficializzate da FIDAL nelle settimane precedenti avevano mostrato un reparto ampio, distribuito tra esperienza e ricambio. Per la rassegna di Birmingham, tra maratona e mezza maratona, l’Italia si era presentata con Stano, Riccardo Orsoni e Andrea Agrusti nella prova lunga maschile; Fortunato, Cosi e Gianluca Picchiottino nella mezza; Fiorini, Federica Curiazzi e Lidia Barcella nella maratona femminile; Antonella Palmisano, Mihai e Michelle Cantò nella mezza femminile. Il quadro di Birmingham conferma che non si trattava di una lista numerosa per rappresentanza, ma di una selezione davvero competitiva.