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IL MESSAGGIO

«Ringrazio la vita per esserci ancora»: il Capodanno di Igor Protti che insegna a resistere

Un augurio sussurrato, una lezione di coraggio: il messaggio di Capodanno dell’ex bomber tra quotidiano, memoria e una sfida che continua

Alfredo Zermo

01 Gennaio 2026, 17:47

17:55

«Ringrazio la vita per esserci ancora»: il Capodanno di Igor Protti che insegna a resistere

Una tavola semplice, la luce calda di qualche candela, la televisione sullo sfondo. Nessun brindisi fragoroso, nessuna folla. Solo Igor Protti, a casa, accanto alla compagna Daniela, a salutare il nuovo anno con un pensiero asciutto e lucidissimo: “ringrazio la vita per esserci ancora”. Non c’è retorica in queste parole, ma il peso specifico delle cose vere. Dietro quel messaggio pubblicato su Instagram nella mattina di oggi 1° gennaio 2026, c’è un uomo che da mesi combatte contro un tumore al colon, un ex centravanti che ha fatto dell’essenzialità sotto porta la sua firma e che oggi, lontano dai riflettori, mantiene la stessa sobrietà nel raccontare la propria battaglia. Il suo augurio a tutti è “salute e serenità”; la sua richiesta personale al 2026 è quasi una carezza: “non avere altre brutte notizie”. Un Capodanno senza effetti speciali, che però colpisce più di qualsiasi fuoco d’artificio.

Il messaggio di Capodanno: parole che entrano in area e segnano

Nel suo post, Protti sintetizza in poche frasi un anno devastante e una speranza che non scade: “Si chiude un anno difficile che mi ha lasciato in eredità una durissima sfida. Stasera un Capodanno diverso da sempre, in casa con la mia compagna Daniela, un po’ dolorante, con un futuro incerto ma che cercherò di affrontare al meglio delle mie possibilità fisiche e psicologiche”. Poi l’auspicio: “Sarebbe facile sognare la guarigione, ma sarei felice di non avere altre brutte notizie. Per questo stasera, anche senza grandi festeggiamenti, ringrazio la vita per esserci ancora”. Il tono è quello di chi non cerca pietà, ma condivisione: una voce che unisce la propria fragilità a quella di tanti. A rilanciare il contenuto sono state in poche ore numerose testate, segno che quell’“augurio sussurrato” ha toccato una corda collettiva.

Una partita iniziata a luglio: i fatti essenziali della battaglia sanitaria

  1. A inizio luglio 2025, Igor Protti ha annunciato pubblicamente di essere malato di tumore. Lo ha fatto con una foto dal letto d’ospedale e parole scelte con cura: uno “sgraditissimo ospite”, una “partita durissima” da giocare con tutto ciò che resta, la consapevolezza che “si può vincere o perdere”, ma con la promessa di mettercela tutta. In quel primo messaggio parlava di un intervento chirurgico già effettuato e di cure in partenza, verso un secondo possibile intervento nei mesi successivi. La reazione del mondo del calcio fu immediata: messaggi di ex compagni e avversari, di club e tifoserie trasversali.
  2. Il 12 settembre 2025, un aggiornamento doloroso: dopo la stomia e otto sedute di chemioterapia, la malattia era arrivata alle vertebre, rendendo necessaria la radioterapia. Anche in quel passaggio, Protti ha mantenuto la stessa trasparenza: “si parte con la radioterapia”, con un ringraziamento speciale all’affetto di tifosi e amici.

Nelle settimane e nei mesi successivi, l’altalena emotiva tipica dei percorsi oncologici ha scandito il suo racconto: “giornate migliori e giornate peggiori”, la determinazione di non perdere contatto con la vita vera, e quell’educazione sentimentale che si percepisce tra le righe, quando un atleta abituato ai numeri comincia a dare valore alle piccole cose. Il Capodanno 2026 lo ha trovato in casa, con Daniela, “un po’ dolorante”, senza fuochi né brindisi, ma con l’intenzione di restare in campo.

L’uomo oltre il bomber: perché le sue parole contano

Per comprendere il peso specifico di questo messaggio bisogna ricordare chi è Igor Protti per il calcio italiano. Non soltanto un centravanti prolifico, ma una figura ponte tra generazioni e piazze: Bari, Livorno, Messina, Lazio, Napoli, Reggiana. Il suo sorriso asciutto, la generosità in area, il modo di parlare poco e fare tanto. Nel 1995-96, con la maglia del Bari, fu capocannoniere in Serie A con 24 reti, condividendo il titolo con Giuseppe Signori, in una stagione storica e paradossale: la squadra retrocesse, ma il numero 10 continuò a segnare. In carriera è stato anche capocannoniere in Serie B e in Serie C1, impresa che lo colloca in un club ristrettissimo.

Nel nuovo millennio, il legame con Livorno è diventato identità: la “rinascita” amaranto dagli anni 2000, la promozione in Serie B dopo 30 anni (2002) e in Serie A dopo 55 (2004) lo hanno consegnato definitivamente alla storia del club. Da dirigente, è tornato a casa assumendo l’incarico di Direttore Generale nel 2022, contribuendo a tenere saldo un filo che a Livorno si chiama semplicemente “appartenenza”.

Il coro del calcio: un abbraccio che non ha colori

Dal momento dell’annuncio, fra luglio e settembre 2025, il mondo del calcio ha fatto squadra: messaggi pubblici di ex compagni come Lorenzo Amoruso, Nicola Ventola, abbracci virtuali di campioni come Marco Amelia e Marco Materazzi, testimonianze di affetto da tifoserie che raramente si stringono attorno alla stessa persona. È uno di quei casi in cui la memoria delle curve e quella degli addetti ai lavori coincidono: davanti a una storia così, non esistono conflitti. Conta l’uomo.

Anche al momento del messaggio di Capodanno 2026, molte testate — dalla Gazzetta dello Sport a Repubblica, dal Corriere del Mezzogiorno a diverse testate locali e di club — hanno rilanciato il post e i passaggi più significativi: la cena in casa, la presenza di Daniela, la richiesta di “tregua” al nuovo anno e quel ringraziamento alla vita che suona come una convocazione per tutti: non smettere di esserci.

Capodanno diverso, significato profondo: la grammatica della resilienza

C’è un tratto che rende questo messaggio diverso da molti altri appelli pubblici di sportivi: l’assenza di effetti speciali. Protti sceglie la misura. Ammette il dolore (“un po’ dolorante”), non promette miracoli, non si ripara dietro i luoghi comuni della “guerra” vinta per forza d’animo. Chiede meno: “nessun’altra brutta notizia”. In questa apparente rinuncia al trionfo c’è invece un rigore morale che appartiene agli sportivi veri: ristabilire l’ordine delle priorità, riconoscere i limiti del corpo, non barare con la realtà. Per chi lo ha amato da calciatore, è come rivederlo muoversi in area: un paio di passi, lo spazio giusto, un tocco pulito. Il risultato è un testo che incornicia perfettamente due concetti chiave: dignità e gratitudine.

Dal campo alla comunità: un simbolo che fa bene anche fuori dal calcio

L’eco del messaggio di Capodanno non riguarda soltanto i tifosi di Bari e Livorno. Il suo valore travalica le appartenenze e raggiunge chiunque abbia incrociato una malattia in famiglia o dentro di sé. L’idea di chiedere al nuovo anno una “tregua” — una parola semplice, antica — mette ordine nel linguaggio pubblico: non l’ossessione del “vincere”, ma la quotidianità del resistere. È una bussola affidabile per chi vive la stessa esperienza: accettare i giorni buoni quando arrivano, tenere duro in quelli cattivi, non farsi rubare il futuro dall’ansia del risultato. Anche qui, la cultura sportiva torna utile: gestione delle energie, pazienza, disciplina, la squadra che ti regge quando le gambe non bastano.

Il valore pubblico dell’esempio: come cambia la conversazione

Che un ex capocannoniere della Serie A scelga di raccontare con misura il proprio percorso di chemioterapia e radioterapia ha un valore che va oltre il singolo caso. Significa dare cittadinanza alla vulnerabilità senza trasformarla in spettacolo. Significa dire che chiedere una tregua non è arrendersi, ma ridisegnare il perimetro della lotta. Significa, soprattutto, ricordare che la salute — parola che nei messaggi di rito spesso scivola via — è la cosa più concreta che abbiamo.

E adesso?

Nel suo post, Igor Protti non annuncia piani o previsioni. Non lo fa per pudore e per realismo. Parla di “futuro incerto” e della volontà di affrontarlo al meglio, con le possibilità “fisiche e psicologiche” che ha. È la mappa più onesta possibile per chiunque navighi in mare aperto. E dice molto anche a chi non vive la malattia: prendersi il tempo, coltivare la serenità, ringraziare quando si può. Il resto verrà, passo dopo passo. E se la vita è una stagione, l’importante è continuare a giocarla.

Il calcio che lo aspetta: identità, città, gratitudine reciproca

Che sia a Bari o a Livorno, il nome di Igor Protti è parte integrante del paesaggio. Le città di mare hanno un rapporto speciale con i propri attaccanti: li riconoscono dai silenzi, dalla postura, da come alzano la testa dopo un gol. Protti è uno di quei pochi che hanno saputo restare uguali a se stessi nel passaggio dall’erba alla scrivania. Da Direttore Generale amaranto dal 2022, ha continuato a metterci la faccia anche nelle stagioni complicate. Oggi il suo messaggio unisce, ricorda e cura. Non solo per chi ama il calcio.

Una conclusione senza punto esclamativo

Ringrazio la vita per esserci ancora”. In queste sette parole c’è tutto: il rispetto per il cammino, la scelta della misura, l’assenza di alibi. Il 2026 è appena iniziato. Nessuno sa come andrà. Ma una cosa è certa: il modo in cui Igor Protti sta giocando questa partita — senza clamore, senza retorica, con il coraggio di chi guarda la realtà negli occhi — è già un insegnamento. Per il calcio, per lo sport, per tutti.