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Il dopo Di Sarcina

Catania, per la governance del porto la politica non trova la quadra: i primi nomi in campo

Scontro sulla lottizzazione sperando nel voto anticipato. Lega, FdI e Nm fanno le loro proposte

16 Maggio 2026, 08:12

08:20

Porto di Catania

La gestione commissariale dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale, affidata al presidente uscente Francesco Di Sarcina per due mesi, potrebbe essere prorogata di ulteriori quattro mesi, dato che nella maggioranza su questa casella ancora non ci sarebbe accordo su nulla. Intanto, bisogna concordare su quale partito abbia diritto a designare il successore, e quale principio di lottizzazione adottare. Infatti, se si dovesse applicare il manuale Cencelli su base regionale, poiché Messina è andata a FdI e Palermo alla Lega, in teoria Catania spetterebbe a Fi, quindi al governatore Renato Schifani, e questa potrebbe essere la posta promessa al presidente della Regione in cambio del suo consenso ad Annalisa Tardino in Sicilia occidentale. Ma, finora, gli azzurri in questa partita non avrebbero toccato palla. D’altro canto, c’è chi sostiene, invece, che andrebbe presa a riferimento la ripartizione su scala nazionale fra le 16 Adsp e, in questo caso, Catania spetterebbe a FdI. Ma, poiché sul metodo non c’è intesa, nella maggioranza si sarebbe deciso di allungare i tempi il più possibile. E la legge concede proprio sei mesi di proroga commissariale.

Senza contare che in molti starebbero pensando all’eventualità di un voto anticipato alle Regionali (e forse anche alle Politiche) e in questo caso tutto potrebbe venire rimesso in discussione tra Roma e Sicilia a livello di spartizioni di sottogoverno nell’ambito dei diversi equilibri di maggioranza che potrebbero venire fuori dalle urne.

In ogni caso, a bocce ferme qualcosa si è già mosso, probabilmente per bruciare i primi nomi nella classica “misurazione di polso” che precede ogni nomina che si rispetti. E il gioco “Fantapolitica” ha espresso tre nomi sui quali nei prossimi giorni i partiti potrebbero cominciare a confrontarsi per poi arrivare ad una candidatura che abbia il massimo consenso possibile. La Lega sicula, secondo i rumors, dopo avere ritirato la proposta su Palermo per cedere il passo a Tardino voluta direttamente dal leader Matteo Salvini, penserebbe ora di riproporre Francesco Scoma, ex deputato e assessore regionale, ex parlamentare nazionale e componente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa a Strasburgo, e in atto presidente di Amg Energia. Da parte sua, FdI, e precisamente il ministro Nello Musumeci, vedrebbe con favore una figura sì politica, ma anche con competenze specifiche sui porti. E, al momento, dal cilindro sarebbe stato tirato fuori il nome di Gino Ioppolo, avvocato, ex deputato regionale e sindaco di Caltagirone, che sarebbe visto in grado di coniugare mediazione politica, capacità amministrativa e competenza in materia di infrastrutture, trasporti e appalti. Ma ci sono anche i centristi, che avrebbero mosso la pedina dell’ingegnere e manager messinese Enzo Garofalo, ex deputato nazionale del Pdl e oggi con Noi moderati, che ha presieduto l’Authority dello Stretto e oggi è commissario dell’Adsp dell’Adriatico centrale (Ancona) dopo averla presieduta.

Tutte ipotetiche candidature di altissima caratura e massimo rispetto. Il problema è capire se riuscirebbero a sanare i problemi di questa Authority. Di Sarcina è un tecnico puro, e i risultati delle sue geniali intuizioni, come il lancio dei poli logistici di Augusta, Pozzallo e Santa Panagia, gli hanno dato ragione. In più, ha ottenuto i 50 milioni del Mase per l’hub dell’eolico offshore ad Augusta; lascia in eredità i progetti della Stazione marittima di Catania e del terminal di Siracusa; e in soli otto mesi ha fatto approvare il Piano regolatore etneo. Eppure solo il porto di Catania langue, e non per colpa sua. Qui i veti incrociati dei soliti gruppi di potere che vogliono prevalere sugli altri e mettere le mani su ogni vicenda ai piedi dell’Etna hanno bloccato il Prp e ogni altra iniziativa e la politica ha avuto timore a difendere Di Sarcina. Dopo la sua esperienza, forse la mediazione politica per superare i veti locali non basta: ci vuole anche una visione di futuro condivisa che in atto è lontana dai radar della politica, attenta a ben altri fronti. Potrebbe almeno lanciarsi nel business più alto lasciato da Di Sarcina, il polo di Augusta. Ma anche qui la politica è disorientata, dopo che il governo nazionale, che prima aveva spinto sulle rinnovabili e l’offshore, ora non eroga i fondi per Augusta, sta facendo andare avanti l’hub di Taranto per rispondere all’emergenza sociale legata all’ex Ilva, non bandisce la gara Fer2 per gli incentivi all’eolico marino e, in più, sta deviando verso il nucleare. Ma, quand’anche si volessero mettere da parte le beghe catanesi e concentrarsi sull’hub energetico megarese, a quel punto ci un quinto attore potrebbe volere dire la sua sulla nomina per la guida dell’Authority: Raffaele Lombardo, il cui MpA, guarda caso, esprime proprio l’assessore regionale all’Energia, l’attivissimo Francesco Colianni.