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L'INTERVISTA

Regionali in Sicilia, Conte: «Serve un candidato anti-corruzione. La Vardera? Troppo presto…»

Il leader del M5s demolisce Meloni «ferma su tutto», critica la riforma della giustizia, attacca «la politica che vuole lo scudo penale»

25 Febbraio 2026, 07:00

17:00

Regionali in Sicilia, Conte: «Serve un candidato anti-corruzione. La Vardera? Troppo presto…»

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Presidente Giuseppe Conte, comincia il Sanremo del suo quasi omonimo Conti e l'Italia si ferma. Ma lei dice che a stare ferma è la premier Meloni sulle emergenze dell’Italia. Qual è il nesso?

«Sono esterrefatto dalla circostanza che una presidente del Consiglio, così come il presidente del Senato La Russa, si occupi del comico Pucci, che poi si è ritirato spontaneamente da Sanremo, ma nello stesso tempo non abbiamo notizie di una presa di posizione chiara e ferma del governo sui dazi illegittimi di Trump, adesso che vuol confermare quelli globali al 15 per cento. L’Italia ha condotto una trattativa sui dazi assolutamente fallimentare: era necessaria una risposta ferma, una strategia di controdazi da parte dell'Ue, perché quell'accordo non andava firmato. È stato il più sconveniente della storia dell'Europa unita».

Fra le emergenze a rischio dimenticatoio ci sono anche i danni del ciclone e la frana di Niscemi. Ma a che servono i tour sui luoghi dei disastri?

«C’è stato il presidente Mattarella e credo sia un segnale importante. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ci sono anch’io a testimoniare un interesse costante della politica. Non c'è nulla di peggio che, finiti i giorni dell’emergenza, i riflettori si spengano. La situazione di Niscemi deve rimanere di interesse nazionale, senza abbandonare famiglie e imprese. E lo dico anche per esperienza personale: io sono stato presidente del Consiglio e mi sono trovato a gestire diverse calamità. Bisogna veramente premere quando si è al governo perché ci sia un pronta risposta non solo emergenziale. Quindi: ristori immediati, sospensione di mutui e contributi e poi un intervento di sistema, perché la criticità di Niscemi, e lo dico senza nessuna polemica, era stata segnalata da tempo. Bisogna capire perché è stata trascurata sin qui e perché non sono state adottate le necessarie contromisure».

A Palermo “sfiderà” il ministro Nordio in un confronto sul referendum. Lei sostiene le ragioni del No alla riforma della giustizia, ma ciò non significa che il sistema va bene così com’è.

«La giustizia va senz'altro migliorata. Ma, come è stato detto anche dal ministro Nordio e dalla senatrice Buongiorno, questa è una riforma che non riguarda un efficientamento della giustizia, non c’è nulla sugli investimenti che servono. Anzi, Il Sole-24 Ore dà notizia che le cause civili pendenti sono aumentate nonostante i soldi del Pnrr per dotazione informatica e rafforzamento della pianta organica di magistrati e personale ausiliario».

Il punto di caduta della riforma è però la separazione delle carriere dei magistrati.

«Ma la separazione delle carriere è già nei fatti perché comunque riguarda lo 0,40 per cento di passaggi dall'una all'altra funzione, e comunque per la legge Cartabia si possono fare una sola volta in tutta la carriera. Se si voleva impedire anche questo 0,40 si poteva fare con legge ordinaria: bastava un articolo di due righe. Allora vogliono cambiare la Costituzione perché dietro c’è un disegno che i cittadini stanno cominciando a capire. È un disegno vecchio, risalente a Berlusconi, un disegno caro a Forza Italia che ha rivendicato questa riforma con piena condivisione di Fratelli d’Italia e Lega. La politica, dicono, deve riacquistare il primato. Il primato per loro è che il governo di turno deve lavorare senza nessun intralcio della magistratura. Ma il caso Rogoredo qualche insegnamento dovrebbe darlo a tutti».

Che c’entra il caso dell’agente arrestato con la riforma?

«Abbiamo visto che il vicepremier Salvini si è buttato a capofitto subito a dire: io sono senza se e senza ma col poliziotto. Poi è intervenuto il capogruppo di FdI, Bignami. Tutti evocando la riforma, peraltro anche strumentalizzando questa campagna referendaria: vogliono far credere che questi sono casi che vanno risolti anche grazie alla riforma costituzionale. Una follia. Ma il bluff è stato svelato: adesso, che stiamo vedendo gli esiti del lavoro di pubblici ministeri che per fortuna sono indipendenti, capiamo il valore delle inchieste non intralciate dalla politica. La maggioranza aveva già scritto la sentenza: quel poliziotto non andava neppure indagato. E addirittura vogliono lo scudo penale per chi esercita funzioni pubbliche, la politica vuole scudare se stessa. Un’altra follia: non può esserci una categoria di cittadini al di sopra della legge».

In Sicilia si comincia a discutere di Regionali. Il M5S sarà in grado di fornire un’alternativa al centrodestra di Schifani?

«Lasciare che questo governo regionale possa riaffermarsi sarebbe veramente un non voler bene alla Sicilia. Lo dicono i fatti: nella giunta sono quasi tutti indagati, dal peculato alla corruzione, addirittura per appalti truccati nella sanità. Un settore in cui, mentre la professoressa Gallo moriva dopo i ritardi sulla consegna dei referti istologici a 3mila pazienti di Trapani, il “portavoti” del centrodestra Cuffaro al telefono tramava per truccare appalti e concorsi. Questa è l’amara fotografia dalla sanità pubblica in Sicilia, concepita come una mangiatoia per favorire gli amici degli amici».

Nel 2022, nonostante le primarie, poi ci fu una rottura con il Pd. Avete imparato la lezione?

«Guardi, non è che preventiviamo rotture. Noi lavoriamo sempre perché ci sia un progetto serio e ben definito per venire incontro ai bisogni dei cittadini, e su quello poi ci confrontiamo. Se le altre forze politiche genuinamente condividono questo progetto, non respingiamo le coalizioni per principio»

L’ex “iena” La Vardera potrebbe essere un buon candidato, un valore aggiunto della coalizione?

«Mi sta chiedendo addirittura adesso, prima di fare i programmi, i candidati, il giudizio sulla singola persona: non ha senso parlarne. Il candidato ideale, quello più competitivo, viene dopo la definizione di programma e soprattutto di un perimetro di coalizione che sia di forte impronta progressista. E ovviamente serve un forte “cemento” che è quello della legalità e del contrasto a qualsiasi forma di corruzione e malaffare».