L'intervento
Di Stefano rilancia Gela: «Accendiamo la luce», rinascita e pressing sulla sanità
«Per troppo tempo ci hanno fatto credere di dover stare all’angolo in attesa che ci concedessero qualcosa. Non siamo nati per vivere con spalle basse e sguardo smarrito»
sindaco di Gela Terenziano Di Stefano ha tracciato un bilancio politico che punta a restituire alla città un ruolo centrale nel panorama regionale e nazionale. «Abbiamo vissuto un anno intenso, importante che ha riportato Gela al centro del dibattito politico nazionale e regionale», ha affermato, rivendicando una visibilità istituzionale che la città aveva perso.
Il sindaco ha definito il 2025 come un anno guidato da una sua «ossessione: accendere la luce dove c’era buio». Una metafora che Di Stefano utilizza per sintetizzare l’idea di un’amministrazione impegnata a intervenire su questioni rimaste irrisolte per anni. «Con coraggio e determinazione abbiamo affrontato problemi che altri hanno messo da parte per troppo tempo», ha aggiunto, sottolineando la volontà di non «voltare le spalle» alle criticità storiche della città.
Secondo il primo cittadino, questo approccio avrebbe contribuito a un cambio di percezione interna: «Questo ha fatto riprendere coscienza delle potenzialità e ha fatto riscoprire Gela forte». Un messaggio che punta a rafforzare l’identità collettiva e a costruire un racconto di rinascita, elemento ricorrente nella comunicazione dell’amministrazione. Di Stefano ha insistito sul legame tra memoria e futuro: «Gela sta riscoprendo se stessa valorizzando il suo passato per costruire il futuro».
Un passaggio che richiama la necessità di trasformare il patrimonio storico e culturale in leva di sviluppo, tema centrale nelle strategie di rilancio delle città del Sud ma spesso senza che alla base ci sia un progetto solido di interventi. Perché non basta solo aprire un museo. Non è mancata una critica implicita alle stagioni politiche precedenti: «Per troppo tempo ci hanno fatto credere di doverci accontentare, di dover stare all’angolo nell’attesa che ci concedessero qualcosa».
Il sindaco ha contrapposto a questa narrazione un’immagine di comunità orgogliosa e determinata: «Non siamo nati per vivere con le spalle basse e lo sguardo smarrito». Il discorso si è chiuso con un appello alla partecipazione civica, elemento che Di Stefano considera decisivo per consolidare il percorso avviato. «Ciascuno di voi deve sentirsi parte di questo progetto, ciascuno di voi è parte della luce che io desidero portare in questa città», ha detto, prima di concludere con una promessa dal tono fortemente motivazionale: «Ci attendono cose bellissime e ce le prenderemo tutte».
Così il sindaco punta a rinsaldare il suo rapporto con la città. Di Stefano ha poi rivolto un pensiero a chi sta vivendo un momento difficile per motivi di salute, mettendo il dito sulla piaga di una sanità che fa acqua: in questi giorni natalizi settanta persone in lista d’attesa al pronto soccorso con un solo medico, malati ricoverati in altri reparti ed altri pur se gravi parcheggiati in astanteria per giorni e giorni. Una situazione pesante quella dell’ospedale Vittorio Emanuele su cui è fondamentale che l’amministrazione comunale faccia pressing.
Nei giorni scorsi i rapporti tra amministrazione e Asp 2 sembrano essersi distesi dopo le scintille dei mesi scorsi: il manager Lucio Ficarra è stato in città in Chiesa Madre per il concerto del Coro lirico siciliano. Con il sindaco hanno avuto la possibilità di dialogare. L’auspicio che questo dialogo riannodato possa portare frutti nel cammino della garanzia del diritto alla salute.