l'iniziativa
Leone XIV in barca nel lago di Albano per la Madonna del Lago: la vera bellezza è nelle rughe dell'amore
Omelia sulla bellezza che nasce dall'amore e preghiere per i popoli in guerra e le vittime del terremoto
Due liturgie mariane scandiscono la seconda metà di agosto a Castel Gandolfo: oggi la solennità dell’Assunta e, tra due settimane, la festa locale della Madonna del Lago.
Sabato 29 agosto Leone XIV onorerà la ricorrenza della chiesa collegiata di Santa Maria del Lago presiedendo la messa e prendendo parte al corteo, che si svolgerà in parte anche sulle acque del lago di Albano.
«Si tratta di un percorso – spiega a Vatican News il parroco di Castel Gandolfo, don Tadeusz Rozmus – che si snoda a partire dalla chiesa. Parte della processione sarà sul lago e Leone XIV, primo Papa a farlo, procederà in barca. Gli ultimi Papi a partecipare alla processione furono proprio san Paolo VI e san Giovanni Paolo II».
La presenza del Pontefice, aggiunge il sacerdote, richiama non soltanto gli abitanti dei Castelli Romani ma anche numerosi visitatori: «La presenza del Papa fa arrivare tante persone, turisti da Roma ma anche da altre parti d’Italia. Come parroco ricevo tante email di persone che chiedono di partecipare, oppure si informano sulle celebrazioni. Il Papa a Castel Gandolfo è una calamita che attira tante persone».
Nell’omelia per l’Assunta, celebrata a Castel Gandolfo, il Successore di Pietro ha indicato una chiave di lettura spirituale della bellezza: «La nostra vera bellezza non consiste nel nascondere i segni del tempo che passa, ma nel mostrare impressi anche nella nostra carne i segni dell’amore che non ha fine».
La glorificazione di Maria, ha affermato, «ci invita, così, a rivedere molti dei canoni estetici, prevalentemente di stampo edonistico e consumistico, che il mondo ci impone, e che rischiano di imprigionarci in pesanti condizionamenti, facendoci sprecare energie preziose in ciò che non conta davvero e non dura per sempre. Nell’esperienza comune, si possono incontrare persone dal volto marcato dagli anni e dalle sofferenze, eppure capaci di irradiare serenità, benevolenza e pace attorno a sé; come se ne possono osservare altre, magari esteriormente attraenti, ma dure e fredde nell’intimo».
Perciò, ha osservato, «è facile capire dove sta la vera bellezza e dove invece c’è ancora bisogno di conversione, di perdono e di guarigione».
Il Pontefice ha poi proseguito: «Se vogliamo veramente scoprire e coltivare la bellezza divina di cui siamo avvolti e per la quale siamo fatti, e diffonderla intorno a noi, dobbiamo imparare a leggerla nel volto tenero di un bambino come nelle rughe di un anziano, nella vivacità di un giovane come nella compostezza di un adulto, negli ornamenti della festa come negli abiti e negli strumenti del lavoro. Dobbiamo ascoltare le storie d’amore uniche che ciascuna di queste realtà ci racconta, riconoscendovi dei piccoli squarci di cielo. È l’amore – ha concluso il Papa – l’ornamento più bello dell’uomo: l’amore che trasfigura, trasforma, nobilita, porta in alto; che rende leggeri, liberi, vicini a Dio, pur attraverso le vicende alterne della vita».
Il mistero della grandezza di Maria, ha spiegato ancora Leone XIV, è rintracciabile nel quotidiano: «La sublimità del Mistero che celebriamo, allora, non dobbiamo cercarla lontano. Possiamo incontrarla là dove c’è vera carità: negli occhi di un papà e di una mamma che tornano a casa dopo una giornata di lavoro, stanchi, ma felici di stare coi loro bambini; nei volti di nonni e nonne che, nonostante gli acciacchi dell’età, si riaccendono di energie inaspettate nel prendersi cura dei nipotini; o ancora nell’impegno di giovani che si sforzano di crescere puliti e onesti, pronti anche ad andare controcorrente rispetto a “quello che fanno tutti”; infine nell’opera di tanti uomini e donne che quotidianamente, con fede e dedizione, contribuiscono a portare un po’ di Cielo sulla terra e la terra verso il Cielo».
All’Angelus, recitato da Castel Gandolfo, il Papa ha rivolto il pensiero ai popoli provati dai conflitti, affidandoli a Maria: «Quelle comunità che hanno particolarmente bisogno di essere consolate e di continuare a sperare. Penso ai fratelli e alle sorelle della Terra Santa, che è per eccellenza anche la terra di Maria. Penso al popolo ucraino e al popolo russo, entrambi legati da filiale devozione alla Santa Madre di Dio. Penso ai cristiani che soffrono discriminazione o addirittura persecuzione».
Quindi un augurio per il periodo estivo: «Buon riposo», con l’invito a dedicarlo «a qualche lettura» e a «contemplare la natura».
Infine, una preghiera per chi è stato colpito dal sisma in America Latina: «Continuo a pregare in questi giorni per le popolazioni colombiane che soffrono a causa del terremoto».