lo scenario
Non basta che il vulcano si calmi: le quattro condizioni per riaprire l'aeroporto di Catania
Spazio aereo libero, declassamento dell'allerta dell'INGV, piste bonificate e assenza di detriti abrasivi sono gli unici fattori che possono sbloccare lo scalo di Fontanarossa
Mentre l’Etna regala l’ennesima manifestazione di potenza naturale, migliaia di passeggeri restano a terra chiedendosi quando l’aeroporto di Catania-Fontanarossa potrà tornare operativo a pieno regime. La risposta dipende da rigorose condizioni tecniche e di sicurezza aeronautica.
L’ultima fase eruttiva ha aperto una bocca sul versante orientale del vulcano, nella Valle del Bove, a circa 1.900 metri di quota, nei pressi di Monte Simone. La frattura si è attivata intorno alle 21:30 UTC del 10 agosto 2026. Contestualmente, l’INGV-Osservatorio Etneo ha segnalato la persistenza dell’attività esplosiva al cratere della Voragine, con abbondante emissione di cenere sospinta dai venti verso Sud-Sud-Est. Pur in presenza di un tremore vulcanico su valori molto elevati, le misure di deformazione del suolo non mostrano variazioni significative, a conferma di un fenomeno estremamente dinamico ma, al momento, strutturalmente stabile.
Per l’aviazione civile, la lava non costituisce un rischio diretto; lo è invece la cenere vulcanica. Non si tratta di semplice fumo, bensì di un particolato altamente abrasivo capace di provocare danni gravissimi. Le autorità internazionali della sicurezza aerea avvertono che l’ingresso di un aeromobile in una nube di cenere può compromettere le prestazioni dei motori, rigare i parabrezza riducendo la visibilità e ostruire sensori cruciali come i tubi di Pitot e le prese statiche.
Intanto serve la liberazione dello spazio aereo: la nube di cenere non deve più interessare in alcun modo i settori utilizzati per arrivi e partenze. Poi serve il declassamento del livello di allerta (VONA): l’INGV deve emettere un bollettino per l’aviazione che indichi un chiaro miglioramento. È accaduto il 7 luglio 2026, quando lo scalo ha ripreso le operazioni dopo il passaggio dal codice rosso all’arancione.
Serve anche l'assenza di nubi di cenere attive: anche con allerta arancione, le condizioni possono mutare. L’8 agosto ad esempio l’attività risultava in diminuzione, con cenere debole confinata all’area sommitale (“no ash cloud is produced”); il 9 agosto 2026, invece, il VONA è tornato rosso per forte attività esplosiva, con colate nelle Valli del Leone e del Bove e cenere diretta a Sud-Sud-Est.
Poi è necessaria la bonifica completa delle superfici: pista, raccordi e piazzali devono essere integralmente ripuliti dal materiale abrasivo. Questa operazione, a cura della società di gestione SAC, è indispensabile per scongiurare incidenti durante i movimenti a terra.
In questo contesto, il vero “arbitro” meteorologico è il vento. Una nube spinta verso Sud-Sud-Est può paralizzare lo scalo catanese, mentre un’eruzione anche più vigorosa, ma con correnti in direzione diversa, può non incidere sul traffico aereo. Va infine ricordato che la riapertura tecnica dello spazio aereo non coincide con l’immediata normalità commerciale: dopo il via libera, le compagnie devono riposizionare aeromobili ed equipaggi e riorganizzare le rotazioni dei voli cancellati o dirottati, prolungando i disagi per i passeggeri per diverse ore.