Le dichiarazioni
Musumeci: «Ddl sulla sicurezza delle piscine bloccato dalle lobby. Ma ora l'iter sarà veloce»
Il ministro denuncia le pressioni economiche a discapito della sicurezza: in 4 anni morti 73 bambini, il 37% degli incidenti in ambito domestico
«Se da un anno il ddl sulle piscine pubbliche e private rimane fermo non è per distrazione ma perché molte volte gli interessi lobbistici e gli interessi di categoria frenano i preminenti interessi collettivi». Intervenendo a Catania all’evento "European Awareness Days" dei conservatori europei dell'Ecr party, il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha parlato a tutto campo di vari argomenti, ma ha voluto mettere in evidenza in particolare il blocco del ddl sulla sicurezza delle piscine, diventato tema del giorno dopo la tragica morte di una bambina a Sestri Levante.
Musumeci ha aggiunto: «Mi risulta che in commissione la spinta di alcune associazioni e lobby economiche portava a escludere una parte delle piscine dall’osservanza delle norme restrittive». Una situazione inaccettabile, ha detto Musumeci, perché «il diritto alla sicurezza e alla vita soprattutto di un minore è un diritto sacrosanto». Il ministro ha quindi promesso un percorso veloce per ottenere l'ok in commissione entro fine mese.
A richiedere un intervento urgente sono i numeri sulle vittime: «nelle piscine domestiche si muore molto più di quanto accada nelle piscine pubbliche: il 37% degli incidenti mortali in piscina avviene nell’ambiente domestico». A questo si aggiunge un dato drammatico: «in 4 anni sono morti 73 bambini nelle piscine in Italia, certamente la politica deve interrogarsi».
Oltre alle leggi, ha poi fatto una raccomandazione da genitore e da nonno, dicendo che «quando un bambino è in acqua non bisogna mai lasciarlo da solo» e che «occorre sempre la presenza dell’adulto, è fondamentale altrimenti difficilmente anche con tutte le migliori leggi del mondo riusciremo a scongiurare queste tragedie».
Il discorso a tutto campo del ministro ha poi toccato il tema del mare e la necessità di studiare i fondali marini, mappati oggi solo al 27%. Infine, parlando delle stragi di mafia del 1992, ha dichiarato che «dobbiamo necessariamente scavare fra le pieghe di una realtà complessa che non esclude coinvolgimenti dolosi anche di parte delle istituzioni» per fare in modo che «i giovani di oggi abbiano il diritto e il dovere di sapere».
