×

il caso

Famiglia nel bosco, la relazione di quattro medici forestali che potrebbe ribaltare tutto

Un documento firmato da specialisti ha un punto di vista diverso: consegnato al Tribunale per i minorenni dell’Aquila, potrebbe pesare nelle prossime decisioni sul collocamento

Fabio Russello

13 Gennaio 2026, 14:58

“Quel quaderno di muschio”: quattro medici forestali difendono la famiglia del bosco. E ora il Tribunale ha in mano una nuova relazione

La relazione depositata da quattro specialisti dell’Associazione Italiana di Medicina Forestale sostiene, con argomenti tecnico-scientifici, che vivere in un ambiente naturale può rappresentare un fattore di protezione per lo sviluppo dei minori, se accompagnato da adeguate garanzie igieniche, istruzione e tutele. La memoria è finita sul tavolo del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, che a novembre ha disposto l’allontanamento dei tre figli — due gemelli di sei anni e una bambina di otto — dalla casa nel bosco di Palmoli (Chieti). Una vicenda che ha spaccato l’opinione pubblica e aperto un confronto durissimo tra politiche familiari, libertà di scelta e confini dell’intervento pubblico.

Chi ha firmato e cosa dice la relazione “pro bosco”

Secondo quanto ricostruito, la difesa dei genitori ha incaricato quattro specialisti dell’Associazione Italiana di Medicina Forestale (A.I.Me.F.) di elaborare una valutazione sull’impatto di uno stile di vita immerso nel verde. L’associazione — attiva dal 2018, impegnata in formazione e ricerca sulla Forest Therapy e sulle “immersioni forestali” — sottolinea nel proprio profilo pubblico che l’esposizione regolare all’ambiente naturale può favorire la regolazione dello stress, il tono dell’umore, alcuni indicatori cardiovascolari e la funzione immunitaria, nell’ambito di pratiche non sostitutive delle cure ma di promozione della salute. La relazione, stando alle anticipazioni, poggia su questi presupposti, precisando che il “beneficio bosco” non esime dal garantire sicurezza, continuità educativa e igiene.

Il documento, evidenziano fonti legali, è stato formalmente trasmesso al Tribunale per i minorenni come memoria a supporto della richiesta di ricongiungimento e di un progetto di vita “misto”: permanenza in un’abitazione idonea (con servizi e riscaldamento) e frequenti attività all’aria aperta, strutturate e monitorate dai servizi. Nella stessa cornice, ai padre è stato concesso un giorno in più di visita: un segnale di apertura che si accompagna al lavoro della consulenza tecnica d’ufficio già disposta.

Il caso è esploso il 20 novembre 2025, quando il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale e disposto il collocamento dei bambini in una struttura protetta a Vasto. In ordinanza, i giudici hanno indicato come motivo prevalente non tanto l’istruzione, quanto il pericolo di lesione del “diritto alla vita di relazione”, con possibili conseguenze psichiche ed educative: un rilievo che tiene insieme l’isolamento del contesto abitativo, l’esposizione mediatica dei minori — inclusa una puntata televisiva — e criticità igienico-sanitarie accertate nei sopralluoghi. La madre ha potuto restare accanto ai figli in parte della giornata, al padre sono state previste finestre di visita vigilate.

Nelle settimane successive la Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto, il 19 dicembre 2025, il reclamo dei genitori contro l’ordinanza, invitandoli però a “superare il muro di diffidenza” e riconoscendo “apprezzabili progressi” nella loro condotta. La coppia, anche su sollecitazione della difesa, ha accettato una nuova casa messa a disposizione gratuitamente da un imprenditore del Chietino, con servizi e standard abitativi adeguati, come soluzione ponte in attesa di riqualificare il casolare nel bosco. In parallelo, i legali hanno messo nero su bianco la disponibilità a garantire frequenza scolastica e vaccinazioni. Ma per i giudici minorili il collocamento protetto resta la strada cautelare in attesa dell’esito della CTU.

Con l’ordinanza di fine dicembre, il Tribunale ha stabilito che i bambini restino in comunità, affidando alla consulente tecnica d’ufficio, la psicologa Simona Ceccoli, un incarico di quattro mesi per valutare lo stato psicologico dei genitori e dei figli, le dinamiche relazionali, la capacità di sostenere un rientro graduale e vigilato. Nel frattempo, al padre è stato autorizzato un calendario ampliato di contatti; alla madre è confermata la presenza in struttura per parte della giornata. La linea, ribadita a più riprese dagli uffici giudiziari, è quella di un approccio prudente, centrato sull’interesse superiore del minore, con valutazioni progressive e misure via via proporzionate agli esiti dell’osservazione.

Ma la medicina forestale ha basi scientifiche solide? Le ricerche su bambini e adolescenti dicono che l’esposizione alla natura è associata a miglioramenti in vari ambiti: attività fisica, cognizione, comportamento e benessere mentale. Una revisione sistematica su quasi 300 studi ha riscontrato le evidenze più robuste per l’aumento dell’attività fisica e per effetti positivi su indicatori cognitivi e psicologici; restano limiti metodologici (eterogeneità dei disegni, prevalenza di studi osservazionali). Insomma: il rapporto con il verde fa bene, ma non sostituisce scuola, sanità, socialità.

Sulle pratiche specifiche di forest bathing emergono meta-analisi che documentano riduzioni di ansia e depressione negli adulti; la letteratura su minori, più recente, segnala miglioramenti del benessere percepito in contesti scolastici, con studi pilota su adolescenti che mostrano effetti da moderati a consistenti dopo tre sessioni. Anche qui, cautela: il livello di prova, seppur promettente, non legittima da solo scelte educative che mettano a rischio diritti fondamentali o sicurezza. Il punto, quindi, non è natura “contro” servizi, ma natura “insieme” a servizi e tutele.

Il quadro giuridico italiano è chiaro: la legge 184/1983 riconosce il diritto del minore a crescere nella propria famiglia; l’allontanamento e, a maggior ragione, l’adozione sono misure di “extrema ratio”, praticabili solo dopo aver verificato l’impossibilità di interventi di supporto che consentano il recupero della genitorialità in tempi compatibili con le esigenze del bambino. La Cassazione e la Corte costituzionale hanno ribadito questi principi, richiedendo decisioni fondate su fatti specifici e su un giudizio prognostico serio, anche alla luce degli standard internazionali di tutela dell’infanzia. Nel caso di Palmoli, il Tribunale ha motivato la misura cautelare soprattutto con il rischio per la vita di relazione e con la gestione mediatica dei minori, richiamando norme sulla privacy dei bambini coinvolti in procedimenti.

I genitori — il padre, l’inglese Nathan Trevallion, e la madre, l’australiana Catherine Birmingham — hanno accettato una abitazione alternativa con servizi per superare le criticità rilevate, si sono impegnati su scuola e vaccinazioni e hanno rimodulato la loro comunicazione pubblica.