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la svolta

Venezuela, notte di liberazioni: Gasperin e Pilieri tornano liberi. Attesa febbrile per Trentini e gli altri italiani

Dall’El Helicoide ai salotti di casa: due connazionali riabbracciano i familiari mentre la diplomazia italiana spinge per nuovi rilasci. Cosa sappiamo, chi manca all’appello e perché questa svolta conta anche per l’Europa

Redazione La Sicilia

09 Gennaio 2026, 13:15

Venezuela, notte di liberazioni: Gasperin e Pilieri tornano liberi. Attesa febbrile per Trentini e gli altri italiani

Sono le prime ore del mattino del 9 gennaio 2026 quando, tra abbracci e lacrime, il giornalista e politico italo‑venezuelano Biagio Pilieri riemerge alla luce lasciando il carcere dell’El Helicoide. Poche ore prima, un’altra notizia aveva messo in fibrillazione le chat della comunità italiana in Venezuela: il rilascio dell’imprenditore Luigi Gasperin, 77 anni, arrestato nell’agosto 2025. Due nomi, due storie, un filo rosso: la promessa – ancora parziale – di una de‑escalation che attraversa Caracas e che per l’Italia significa speranza concreta per Alberto Trentini e altri connazionali.

Chi sono i due italiani liberati e perché i loro casi contano

L’imprenditore veneto Luigi Gasperin era stato fermato a Maturín (Stato di Monagas) il 7 agosto 2025 durante un controllo legato alla presunta “detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo” negli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente. Dopo mesi di custodia a Caracas, nelle strutture dell’area di Prados del Este, è stato scarcerato nelle scorse ore. La sua liberazione è stata confermata da più fonti giornalistiche italiane e internazionali.

Il giornalista e politico Biagio Pilieri, 60 anni, doppio passaporto italo‑venezuelano, era detenuto da oltre 16 mesi all’El Helicoide, la prigione simbolo dei dissidenti. Arrestato il 28 agosto 2024, era accusato di “terrorismo” e “tradimento della patria”. Con il suo nome si intrecciano anni di battaglie contro la censura e la chiusura di testate locali, e la guida del partito Convergencia. Il suo rilascio, avvenuto insieme ad altre figure dell’opposizione come Enrique Márquez, è stato documentato da video e conferme indipendenti.

Questi due casi, a forte impatto simbolico, dicono qualcosa di più della somma dei singoli: aprono uno spiraglio su una possibile fase di “gesti unilaterali” rivolta non solo ai cittadini venezuelani ma anche agli stranieri, tra cui italiani ed europei, che negli ultimi anni sono rimasti invischiati nella rete delle detenzioni per motivi spesso politici o pretestuosi.

Gli italiani ancora in attesa: da Alberto Trentini a Mario Burlò

Dietro i festeggiamenti resta la lista degli assenti. Al primo posto c’è il cooperante Alberto Trentini, 46 anni, veneziano d’adozione, fermato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure mentre lavorava per la ONG Humanity & Inclusion. Da allora, tra trasferimenti e silenzi, la sua detenzione è divenuta il simbolo della vulnerabilità degli operatori umanitari in aree di frizione. A Venezia-Lido, dove vive la famiglia, lo striscione “Alberto libero” non è mai stato ritirato. Le ultime ore hanno ridato fiato alla speranza, ma dalla capitale venezuelana non sono arrivate conferme sulla sua scarcerazione.

Accanto a lui, il nome dell’imprenditore torinese Mario Burlò, trattenuto da oltre un anno: sarebbe partito nel 2024 per esplorare nuove opportunità d’affari e non è più rientrato. Anche in questo caso, le comunicazioni ufficiali scarseggiano; si attende che le procedure amministrative si sblocchino.

Secondo diverse testate italiane, il numero degli italiani detenuti varia nelle ricostruzioni: si parla di circa 26‑28 connazionali, molti dei quali con doppia cittadinanza. La discrepanza è fisiologica in contesti fluidi come quello venezuelano, dove tra annunzi e rilasci “a scaglioni” il quadro si assesta nell’arco di giorni.

Che cosa ha innescato i rilasci: il contesto e i segnali di distensione

La Presidenza dell’Assemblea Nazionale, nelle parole di Jorge Rodríguez, ha parlato di un atto “unilaterale” volto a favorire la “pace” e la “convivenza”. Dietro la formula diplomatica, l’indicazione di un ciclo politico che tenta di disinnescare pressioni interne e internazionali. A confermare il tono della giornata, è arrivata anche la notizia della liberazione di cinque cittadini spagnoli, tra cui la nota attivista Rocío San Miguel: un gesto salutato da Madrid come “passo positivo”.

Al di là delle dichiarazioni, la sensazione – sul campo e nelle cancellerie – è che i rilasci abbiano una doppia funzione: testare la tenuta della nuova fase politica e inviare un segnale all’Unione Europea e agli Stati Uniti, dove il dossier Venezuela intreccia sanzioni, energia e diritti umani. Resta però una cautela di fondo: le ONG venezuelane parlano da tempo di “porta girevole”, con liberazioni a cui seguono nuovi arresti.

Il ruolo dell’Italia: diplomazia consolare e pressing politico

Sul versante italiano, la Farnesina ha attivato una task force dedicata ai casi dei connazionali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in contatto con l’ambasciata a Caracas, la rete consolare e interlocutori della Chiesa e della società civile per “accelerare le procedure” e “garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto”. Il ruolo del Direttore Generale per gli Italiani all’estero, Luigi Vignali, già nominato inviato speciale per i detenuti italiani in Venezuela nel luglio 2025, è considerato cruciale nel raccordo operativo.

La pressione politica italiana si muove lungo due binari: quello bilaterale, con un lavoro di cesello su garanzie procedurali e verifiche medico‑legali per i detenuti più fragili (come nel caso di Gasperin, che necessita di cure), e quello multilaterale, con attenzione ai messaggi che arrivano da Bruxelles e dalle principali capitali europee. L’obiettivo, spiegano fonti qualificate, è consolidare il primo risultato – i rilasci di queste ore – e “blindarlo” da eventuali retromarce.

Quanti prigionieri politici ci sono ancora in Venezuela

I numeri oscillano perché oscillano le liste. Secondo stime di ONG autorevoli come Foro Penal e rapporti di Human Rights Watch, nel Paese il totale dei detenuti per motivi politici è stato negli ultimi mesi tra le centinaia e oltre il migliaio, con picchi record nel 2025 dopo la fase post‑elettorale. Al di là della contabilità puntuale, il punto fermo è la persistenza di detenzioni arbitrarie e procedimenti con capi d’imputazione vaghi, come “istigazione all’odio” o “terrorismo”.

La liberazione odierna di figure come Pilieri e Márquez, insieme al rientro in libertà di cinque cittadini spagnoli, non risolve il quadro ma lo modifica: da “crisi cronica” a “crisi negoziata”, nella migliore delle ipotesi. Saranno decisive le prossime 48‑72 ore per capire se l’annuncio di un “numero importante” di rilasci si tradurrà in scarcerazioni diffuse e non solo simboliche.

L’El Helicoide e gli altri istituti: perché ogni scarcerazione è una corsa contro il tempo

Il carcere dell’El Helicoide, nel cuore di Caracas, è diventato negli anni il segnaposto di un sistema detentivo opaco. Nei dossier internazionali è associato a maltrattamenti, torture e violazioni sistemiche delle garanzie difensive. Da qui passa una gran parte delle storie di attivisti, studenti, giornalisti e stranieri fermati in relazione a proteste, opinioni espresse online, contatti con ONG o semplice militanza. Per questo, ogni scarcerazione ha anche un valore sanitario e psicologico, oltre che politico.