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ISS, astronauta ammalato e la Nasa ordina il rientro anticipato per Crew-11

Un problema medico a bordo e una decisione rara: perché l'ente spaziale americano ha preso una decisione quasi senza precedenti

Fabio Russello

09 Gennaio 2026, 07:35

ISS, rientro anticipato per Crew-11: quando la prudenza diventa missione

Tra pochi giorni torneranno a Terra i quattro astronauti di Crew-11 dalla Stazione Spaziale Internazionale. Niente allarmi drammatici, nessun disturbo dei sistemi: solo la scelta di una grande organizzazione – la NASA – di anteporre, come sempre, la salute delle persone al calendario delle missioni. La decisione è stata annunciata il 9 gennaio 2026 dall’amministratore dell’agenzia, Jared Isaacman, dopo un confronto con il Chief Health and Medical Officer J.D. Polk e la leadership tecnica. L’astronauta coinvolto è in condizioni stabili; la missione, invece, cambia rotta.

Cosa è successo e perché è una notizia eccezionale

Il 7 gennaio un membro dell’equipaggio sull’ISS ha accusato un problema medico, definito “concern” per il rispetto della privacy. La situazione è rimasta stabile ma la NASA ha immediatamente rinviato l’EVA prevista per l’8 gennaio (la prima del 2026), che avrebbe visto Zena Cardman e Mike Fincke lavorare per circa 6 ore e mezza alla preparazione del canale di potenza “2A” in vista di nuove antenne solari iROSA.

Dopo le valutazioni cliniche e operative, l’agenzia ha optato per il rientro anticipato dei quattro di Crew-11: Zena Cardman (comandante), Mike Fincke (pilota), Kimiya Yui (JAXA) e Oleg Platonov (Roscosmos). Il rientro era originariamente previsto tra la seconda metà di febbraio 2026 e l’inizio di marzo, a chiusura di una permanenza di sei–otto mesi iniziata con il lancio del 1° agosto 2025 a bordo della capsula Dragon Endeavour. Ora la “finestra” si sposta ai “prossimi giorni”, con scelta della traiettoria e dello splashdown in base a meteo e dinamica orbitale.

Si tratta, stando alle principali testate internazionali e ai commenti tecnici, della prima “evacuazione medica” di un’intera rotazione dell’era Commercial Crew: un evento raro, non dettato dall’emergenza ma dall’adesione rigorosa a protocolli di tutela.

La gestione dell’avvicendamento

In condizioni normali, la rotazione tra equipaggi avviene con un breve periodo di sovrapposizione. In questo caso, la NASA e i partner stanno valutando di accelerare – ove necessario – la timeline di Crew‑12, missione attualmente fissata “no earlier than” 15 febbraio 2026 con Jessica Meir, Jack Hathaway, Sophie Adenot (ESA) e Andrej Fedyaev (Roscosmos). La pianificazione resta dinamica, perché legata a finestre di lancio, disponibilità dei veicoli e meteo su più siti di recupero.

Sia l’amministratore Isaacman sia il CHMO J.D. Polk hanno chiarito che non si tratta di un’evacuazione “immediata”: l’equipaggio è in grado di preparare un rientro nominale, scegliendo traiettoria e area di splashdown più sicure. Questo lascia il tempo al team di terra di ottimizzare consumi, finestre e supporto navale/aereo per il recupero della capsula. La priorità resta la valutazione medica completa a Terra, dove diagnostica e terapie sono incomparabilmente più ampie rispetto al “medical kit” di bordo.

Cos’è successo davvero? 

Il 7 gennaio si è verificata una “medical situation” che ha interessato un solo membro dell’equipaggio. La persona è “assolutamente stabile”, hanno spiegato i responsabili sanitari dell’agenzia. In rispetto della privacy medica, né identità né diagnosi sono state rese pubbliche. È una prassi consolidata: l’ISS dispone di protocolli medici e farmaci per gestire diversi scenari, ma la comunicazione al pubblico tutela sempre il paziente.

La diretta conseguenza è stata il rinvio della passeggiata spaziale del 8 gennaio (US EVA-94), che avrebbe coinvolto Cardman e Fincke per lavori propedeutici all’installazione di ulteriori pannelli iROSA. Le EVA, sforzi fisici significativi in ambiente ostile, richiedono condizioni fisiche ottimali e lunghi preparativi; perciò, al primo dubbio, si rimanda.

La decisione successiva è stata il rientro anticipato dell’intera Crew‑11, una misura definita “precauzionale” e “coerente con la cultura della sicurezza”. Diversi media internazionali l’hanno qualificata come la “prima volta” in cui una rotazione ISS viene abbreviata per ragioni mediche riguardanti un astronauta: un dato che sottolinea l’eccezionalità del caso, pur senza trasformarlo in emergenza.

L’ISS è l’esempio più longevo di applicazione di questi principi: 25 anni di presenza umana continuativa in orbita significano standard di manutenzione, ridondanza e medical operations aggiornati di continuo, con addestramenti che includono scenari medici rari ma possibili. Il “concern” del 7 gennaio rientra in quei casi per cui si allena l’equipaggio: stabilizzare, conferire priorità, decidere con prudenza.

Dove e quando si atterra

L’architettura Commercial Crew consente rientri sia nell’Atlantico sia nel Pacifico. In base agli ultimi aggiornamenti, il rientro di Crew‑11 sarà pianificato “nei prossimi giorni”, con preferenza per un profilo “nominale”: niente deorbit immediato, ma una scelta che massimizzi margini di sicurezza e favore meteo. Lo scenario di riferimento include un atterraggio con paracadute e recupero tramite le navi dedicate di SpaceX.