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Cosa è la Dottrina Monroe e perché Donald Trump l'ha rispolverata con l'intervento in Venezuela

Dal corollario rooseveltiano e la «diplomazia delle cannoniere» agli obiettivi di America First e alla competizione con Cina e Russia per il controllo dell'emisfero occidentale

03 Gennaio 2026, 17:25

Cosa è la Dottrina Monroe e perché Donald Trump l'ha rispolverata con l'intervento in Venezuela

Con l’intervento in Venezuela, Donald Trump rispolvera e aggiorna la Dottrina Monroe, che si è impegnato a «riaffermare e far rispettare... per ripristinare la preminenza americana nell’emisfero occidentale e per proteggere il Paese», come si legge nella sua nuova National Security Strategy all’insegna dell’America First.

La Dottrina Monroe, enunciata nel 1823 dal presidente James Monroe, rivendicava l’influenza statunitense nella regione, così come la successiva «diplomazia delle cannoniere» vista sotto Theodore Roosevelt all’inizio del Novecento. Si tratta di due pilastri storici dell’espansionismo e dell’interventismo Usa in America Latina, che riportano alla mente dolorosi ricordi di ingerenze passate e che sono fortemente osteggiati dai governi e dalle popolazioni della regione. La Dottrina Monroe nacque in un contesto in cui molte colonie latinoamericane stavano ottenendo l'indipendenza dalle potenze europee. Il principio cardine era sintetizzato nello slogan «l'America agli americani»: gli Stati Uniti si arrogavano il diritto di considerare l’intero emisfero occidentale come una propria sfera d’influenza, avvertendo le potenze europee che qualsiasi tentativo di intervento o di ricolonizzazione sarebbe stato considerato un atto ostile. Formalmente presentata come una dottrina difensiva, essa divenne nel tempo uno strumento ideologico per giustificare l’ingerenza statunitense negli affari interni dei Paesi latinoamericani, oggi in gran parte fortemente legati a Cina e Russia.

All’inizio del Novecento, sotto la presidenza di Theodore Roosevelt, questa impostazione fu ulteriormente rafforzata e resa esplicita con il cosiddetto «corollario Roosevelt» alla Dottrina Monroe. Secondo tale visione, gli Stati Uniti non solo avevano il diritto di opporsi all’intervento europeo nel continente americano, ma anche il dovere di intervenire direttamente negli Stati dell’America Latina qualora questi fossero ritenuti incapaci di garantire stabilità politica, ordine interno o il rispetto degli interessi economici internazionali. È in questo contesto che si affermò la cosiddetta «diplomazia delle cannoniere», ovvero l'uso esplicito della forza militare come strumento di pressione politica, con frequenti interventi armati, occupazioni militari e imposizioni di governi favorevoli a Washington.