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I dati

Rifiuti, Catania arranca: la differenziata diminuisce in quantità e anche in percentuale

Ispra certifica 528mila tonnellate avviate al riciclo nel 2022 si è passati a 489mila nel 2024, che sono il 55,4 per cento del totale Nello stesso periodo anche la popolazione in provincia è diminuita

Chiara Borzì

12 Gennaio 2026, 21:32

Rifiuti, Catania arranca: la differenziata diminuisce in quantità e anche in percentuale

Via Calliope

Meno rifiuti prodotti, ma una raccolta differenziata che fatica a fare il salto di qualità. Secondo i dati Ispra la produzione complessiva di rifiuti urbani continua a scendere. Dalle oltre 528mila tonnellate del 2022 si è passati a circa 496mila nel 2023 fino a meno di 489mila nel 2024. Un calo superiore a quello della popolazione residente, che nello stesso periodo è passata da 1 milione e 71mila abitanti a 1 milione 68mila.

In termini medi, quindi, ogni catanese – dell’hinterland compreso - produce meno rifiuti rispetto al passato ed è un segnale positivo, che indica cambiamenti nei comportamenti di consumo. Ma non basta: il nodo vero resta la raccolta differenziata. Dopo anni di forte ritardo, il territorio etneo aveva registrato un recupero importante nel 2023, passando dal 47 per cento del 2022 al 55,8 per cento. Nel 2024, però, secondo i dati Ispra, il dato è sceso al 55,4 per cento. Una flessione minima, ma che segnala come l’espansione della platea di utenti coinvolti nel servizio di differenziata a Catania si sia fermata.

Al contrario i dati dovrebbero crescere costantemente per arrivare all’obiettivo stabilito dall’Unione Europea del 60 per cento entro il 2030. Una percentuale che alcune province siciliane hanno già superato da tempo. Territori come Trapani, Ragusa, Enna, Caltanissetta e Messina sono sopra al 65 per cento e in alcuni casi vicino al 75. All’opposto, Palermo resta il fanalino di coda con meno del 37 per cento, pur in lieve miglioramento. Nel complesso, tra il 2022 e il 2024 la provincia etnea ha comunque aumentato la propria quota di differenziata di circa otto punti percentuali.

Nel confronto nazionale tra le città metropolitane italiane, Catania si colloca nella fascia medio-bassa. Nel 2024 è sotto la media complessiva, che supera il 60 per cento, ed è dietro realtà come Torino, Bari e Milano, pur restando davanti a Napoli, Reggio Calabria e ancora Palermo.

Per raggiungere la soglia del 60 per cento, dalla sede della Città metropolitana in via Nuovalucello sono partite le prime iniziative. «Giorno 29 dicembre abbiamo approvato il nuovo contratto di servizio dell’Scmc», ovvero la società in-house che offre servizi alla ex provincia, ha spiegato il consigliere della Città Metropolitana con delega all’Ambiente, Alessandro Campisi. «La novità sostanziale che può contribuire a dare prospettiva ai dati - prosegue - è il nuovo servizio di bonifica garantito ai comuni dalla nostra partecipata. Prima fornivamo noi gli strumenti ai comuni, che conferivano in discarica, con loro aggravio. Da quest’anno non sarà più così. La bonifica verrà fatta da Scmc, che nel conferimento separerà i rifiuti, riducendo il tonnellaggio e generando un risparmio per Città metropolitana e per i comuni. Inoltre - ha concluso - sono in corso la mappatura di centinaia di siti critici sulle strade provinciali, per programmare gli interventi».

Un forte contributo può arrivare anche dal Comune di Catania che resta il principale produttore di rifiuti indifferenziati. Sono oltre 116 mila tonnellate nel 2024. L’amministrazione ha istituito l’Osservatorio sui rifiuti e avviato la selezione degli ispettori ambientali, che saranno formati dal Comune per il controllo del territorio. «Stiamo continuando ad incontrare le associazioni per dar vita all’Osservatorio e farlo passare ad una fase operativa – ha dichiarato l’assessore all’Ambiente e vice sindaco Massimo Pesce – Le associazioni con cui stiamo dialogando sono circa 20, mentre sono state 50 le domande per il ruolo di ispettore». Un impegno che è volontario e non retribuito. «È previsto un piccolo rimborso spese e la formazione sarà a carico del Comune» ha specificato Pesce. Per monitorare il territorio il comune ha investito i fondi concessi dalla Regione per gli extracosti nella gestione dei rifiuti anche per l’acquisto di droni, telecamere intelligenti e fototrappole, ha concluso.

Su Catania la Regione siciliana ha programmato la costruzione di uno dei due termovalorizzatori finanziati per 400 milioni di euro ciascuno tramite fondi europei di Sviluppo e Coesione. Non sostituirà il sistema di raccolta differenziata, ma darà un’alternativa al trasferimento dei rifiuti all'estero. I lavori, come detto dal presidente della Regione Renato Schifani, dovrebbero iniziare nel 2026.