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La storia

Lo scrittore omosessuale siciliano che “sfidò” la Chiesa e si diede fuoco in piazza San Pietro

Piero Montana ha scritto un libro dedicato al poeta di San Cataldo suicida nel 1998. E’ stato lui a raccogliere romanzi, racconti inediti e un folto epistolario con la lettera postuma in cui motivava la sua decisione

Lillo Leonardi

08 Gennaio 2026, 11:08

Lo scrittore omosessuale siciliano che “sfidò” la Chiesa e si diede fuoco in piazza San Pietro

Martedì 13 gennaio saranno trascorsi 28 anni dal plateale gesto compiuto da Alfredo Ormando in Piazza San Pietro, a Roma, dove si diede fuoco per protestare contro l'atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti degli omosessuali. Originario di San Cataldo, appartenente a una famiglia di umili contadini, la sua omosessualità non venne accettata nell’ambiente in cui viveva. Si dedicò tanto alla scrittura, componendo versi poetici e scrivendo romanzi e racconti rimasti inediti. Ormando era un credente di fede cattolica e quel 13 gennaio 1998, ancora 39enne, decise di trasformarsi in torcia umana nel cuore della Città del Vaticano, in maniera simbolica ed eclatante, per sensibilizzare ai problemi della mancata accettazione dell’omosessualità da parte della Chiesa.

Il suo gesto in una delle piazze più presidiate del mondo, ovviamente, non passò inosservato e due poliziotti cercarono di spegnere le fiamme che lo avvolgevano, facendo intervenire i soccorsi. Morì dopo 9 giorni di atroci sofferenze, nell’ospedale nel quale era stato ricoverato con gravi ustioni in tutto il corpo.

Alla sua storia si interessò il regista americano Andy Wilson che nel 2013 gli dedicò un documentario intitolato “Alfredo’s fire” (“Il fuoco di Alfredo”), poi presentato in anteprima al “Palermo Pride”. E ogni anno il 13 gennaio Ormando viene ricordato nella stessa Piazza San Pietro da un gruppo di attivisti per i diritti degli omosessuali.

Quella tragica vicenda all’epoca scosse molto il dott. Piero Montana, diventato poi consulente per la realtà omosessuale degli ex sindaci di Bagheria Giovanni Valentino, Pino Fricano e Biagio Sciortino. Montana si mise alla ricerca di maggiori informazioni su Alfredo Ormando, parlando con suoi amici ed approfondendo la conoscenza del poeta sancataldese attraverso i suoi numerosi scritti che ha recuperato. Ha visitato la sua tomba nel cimitero di San Cataldo e nel tempo ha raccolto parecchio materiale, scoprendo addirittura la lettera postuma nella quale Ormando spiegava i motivi del suo tragico gesto.

Nei giorni scorsi ha inviato una lettera all’attuale sindaco di Bagheria, Filippo Tripoli, al quale ha chiesto ufficialmente che venga intitolata una strada della città allo scrittore gay. E ieri ha pure avuto un incontro col primo cittadino di Bagheria.

Nella missiva al dott. Tripoli, Montana rievoca le sue meticolose ricerche ed i racconti di Gaetano Mangano, amico del suicida, che lo aveva ospitato a lungo in un appartamento a Palermo. «In questa dimora - scrive Montana - vengo a conoscenza delle opere inedite (romanzi, racconti, poesie e un folto epistolario) scritte da Ormando. Spulciando tra questi scritti scopro anche una lettera autografa per i posteri, datata Natale 1997, nella quale il nostro poeta scrive: “…penseranno che sia un pazzo perché ho deciso Piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia”». Un “j’accuse” che testimonia la sua azione meditata e voluta proprio in quel luogo rappresentativo.

L’ex consulente dell’amministrazione comunale bagherese nella sua lunga lettera fa una descrizione accurata di Ormando: «Era un credente omosessuale di fede cattolica. In gioventù aveva pure avuto una crisi mistica, decidendo di chiudersi in convento e di farsi frate cappuccino. In convento ci andrà davvero, prima a Gibilmanna e poi a Bronte, dove risiederà dal 1981 al 1983. Tuttavia della vita conventuale non conserverà mai un buon ricordo, perché resterà scandalizzato dal comportamento di alcuni frati e di un sacerdote che vi albergavano. A raccontarlo è lui stesso nel suo romanzo breve “Il fratacchione”, che di quella vita conventuale si può considerare una satira. Uscito dopo tre anni di clausura dal convento di Bronte, Ormando, senza occupazione e senza un fisso lavoro, patirà la fame, fino a quando non incontra un pensionato di famiglia benestante che lo ospita, non in casa sua bensì in un appartamento privato lontano da essa, giacché la sua famiglia è cattolicissima e nei riguardi di Ormando, che non fa mistero della sua omosessualità, sarà alquanto diffidente, negandogli persino il saluto. Isolato in questo appartamento, Ormando sentendosi sempre di più un emarginato, troverà tuttavia conforto nella scrittura, che considera il suo solo sfogo».

«In questa triste dimora - prosegue il racconto di Montana - egli scriverà i suoi romanzi autobiografici, i cui titoli assai significativi (“Il dubbio”, “L’escluso”, “Sotto il cielo d’Urano”) parlano da soli. Questi romanzi rimarranno inediti, perché le case editrici a cui li inviava, li rifiutarono. Di certo è questo rifiuto che contribuirà, con l’emarginazione sociale di cui era vittima, a determinare e mettere in scena il suo eclatante suicidio in Vaticano. Le opere di Ormando, che comprendono oltre i romanzi tanti altri scritti ed un folto epistolario in 5 volumi, sono tutte una testimonianza indiscutibile della sua grande sofferenza a causa dei tabù e del pregiudizio antigay. Esse pertanto sono un lascito davvero importante per quanti vogliono farsi un’idea dell’emarginazione dei gay. Ebbene questo lascito letterario, grazie al mio interessamento, è già da alcuni anni di esclusivo patrimonio della nostra Biblioteca comunale “Francesco Scaduto”. Io stesso, che ho letto e studiato tutte le opere di Ormando, ho da qualche mese pubblicato un libro sulla sua nobile figura, che in nome della tolleranza, si è votata perfino al martirio. Questo mio libro è intitolato “Alfredo Ormando - Altre poesie e prose d’impegno civile”».

Quindi rivolge la richiesta di intitolare una via cittadina al poeta e scrittore gay di San Cataldo, «di cui solo la nostra Bagheria possiede i suoi libri di poesie, di racconti e romanzi», scrive Montana. E ricorda che proprio il sindaco Tripoli qualche anno fa ha fatto affiggere una lapide a Bagheria in memoria di due ragazzi di Giarre, Giorgio Agatino e Tony Galatola, «trucidati a colpi di lupara nell’ottobre del 1980, a causa dell’odio e dell’intolleranza assassini nei riguardi dei gay». E conclude: «Faccia altrettanto per un altro martire omosessuale, Alfredo Ormando, vittima nella nostra terra di Sicilia di una sconfinata solitudine e cocente emarginazione di cui - è lui stesso a dirlo - non riusciva a farsi una ragione. Vittima di atavici pregiudizi ai quali, senza rimedio, volle rispondere con una protesta inaudita. Se Ormando non avesse avuto fede, mai sarebbe andato in Vaticano ad immolarsi. Ricordare Ormando con una lapide o una via intestata col suo nome è ricordare con lui tutte le vittime del pregiudizio e di un ostracismo sociale ancora in vigore nei riguardi dei gay, anche di persone che si definiscono cattoliche».

A San Cataldo nel 2018 fu intitolato ad Ormando il cortile interno della Biblioteca comunale, all’epoca della Giunta Modaffari (assessore alla Cultura Maria Concetta Naro), su proposta dell’associazione “AttivArcinsieme”, nel ventennale della scomparsa dello scrittore bruciato dalle fiamme appiccate su sé stesso.