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la storia

Cannoli, arancini e sacrifici: 40 anni di dolcezza a Basilea

La passione di “Iano” Guglielmino che ha ritrovato in Svizzera la voglia di fare il pasticcere tramandata ai suoi quattro figli

02 Luglio 2026, 08:00

08:30

Cannoli, arancini e sacrifici: 40 anni di dolcezza a Basilea

A Basilea il gusto è una questione di famiglia. Cannoli, paste di mandorla e arancini affondano le loro radici a Gravina di Catania. Tutto ha inizio quando all’età di 33 anni, Sebastiano “Iano” Guglielmino - oggi ottantenne - giura a se stesso che non avrebbe mai più fatto il pasticcere e nel 1979 decide di partire per la Svizzera inseguendo un futuro diverso. Con alle spalle un passato da titolare di un bar del paese e da presidente della squadra di calcio, quando le cose non andarono bene fu, infatti, costretto a lasciare a Catania, una moglie e quattro figli e un mestiere che pensava di aver archiviato per sempre.

Invece, fu proprio una torta su commissione preparata per il compleanno della sorella a cambiargli la vita.

Da quel dolce nacque una storia di emigrazione, sacrifici e riscatto che avrebbe portato un catanese con la quinta elementare a fondare la prima pasticceria italiana di Basilea. «A scuola sono stato promosso solo perché ero raccomandato – ride Sebastiano - sono un interista sfegatato e per il pallone mi sono giocato tutto».

E com’è che finisce a Basilea?

«Mia sorella lavorava lì, in una lavanderia industriale. Era il 1979. Lasciai quello che non avevo più, cioè il bar che avevo ceduto, moglie e quattro figli e partii. All’epoca non era facile trasferire anche la famiglia, dovevano passare per legge dieci anni. Mia moglie ed io affidammo i nostri due figli maschi in un collegio vicino Como e le due femminucce nel Varesotto in modo da poterli andare a trovare frequentemente. E inizialmente trovai lavoro in una ditta che lavava tappeti».

Galeotta una torta su richiesta?

«Un giorno mia sorella mi chiese di prepararle una torta per il suo compleanno da portare ai colleghi di lavoro. In Svizzera, in quegli anni, non esisteva una pasticceria italiana. Fu una grande novità. C’era un bravo fornitore che vendeva prodotti per le pasticcerie svizzere. Mi procurai un’alzatina a tre piani per il figlio di un tizio che doveva fare la prima comunione. La torta all’italiana piacque non solo agli ospiti, ma soprattutto al ristoratore dove si teneva il banchetto. Il pan di Spagna bagnato con il liquore Strega era una cosa mai vista. Nel frattempo avevo trovato un altro lavoro in una ditta di porte e finestre. La sera seguivo in tv una trasmissione che si chiamava “Mezz’ora per gli emigranti” e sentii la notizia che per tutti quelli arrivati in Svizzera dal 1978 in poi non era più necessario aspettare dieci anni, ma cinque. Chiesi alla titolare di aiutarmi per ricongiungermi con i miei cari trasformando il mio contratto da stagionale a fisso».

Quando arriva la svolta?

«Si avvicinava il Natale e avevo il mio amico Simone che era il titolare di una salumeria. Mi venne l’idea di vendere i cannoli siciliani nella sua bottega. Li vendevamo a due franchi svizzeri: 30 centesimi li guadagnava lui e 1,70 io. Il 25 dicembre ne abbiamo venduti una marea, preparati in casa da me e dai miei figli che proprio per le vacanze erano venuti a trovarmi a Basilea. Un andirivieni di clienti che ci ha regalato grandi soddisfazioni. Cioccolato, crema alla vaniglia e ricotta erano la tradizione. Adesso la ricotta è già dosata con la quantità di zucchero necessaria per mantenere il prodotto fresco durante il viaggio dalla Sicilia alla Svizzera. Un tempo non era così».

Folgorato sulla via di Damasco, è tornato al primo amore?

«Nel 1985, decisi di riabbracciare il mio vecchio amore per la pasticceria che dura fino a oggi. Da una piccola bottega con mia moglie e i miei figli abbiamo realizzato nel retro il laboratorio e sul prospetto l’area vendita. E dalla pasticceria siamo passati anche alla tavola calda: arancini, pizzette, paté, cartocciate. Gli svizzeri impazziscono per gli arancini. Ne facciamo di tre tipi: spinaci, burro e ragù. Oggi abbiamo 40 dipendenti. È la prima pasticceria italiana a Basilea».

E adesso?

«Le pasticcerie sono quattro. Si preparano torte, pasticcini, bignè, babà e cannoli. Negli ultimi 25 anni i miei figli - Francesco, Martino, Carmela e Maria - hanno realizzato altre tre locali e gestiscono i quattro punti vendita a Basilea, ma tutti con lo stesso nome caffetteria da “Da Graziella”, è il nome di mia moglie. Io sono rimasto a Basilea, torno a Catania in vacanza e mi riposo».

Quanto è orgoglioso di avere portato la Sicilia in Svizzera?

«Tanto. Grazie alla nostra passione per i dolci artigianali e per le ricette tramandate dalla famiglia, abbiamo conquistato il palato della comunità locale».