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In mezza Sicilia si ferma la raccolta delle olive: «A 6,70 euro al kg non copriamo le spese», Comuni con gli agricoltori
Dal territorio arriva una richiesta al governo nazionale e alla Regione: dichiarazione dello stato di crisi del comparto, ristori straordinari, misure per ridurre i costi di produzione
La decisione di sospendere raccolta delle olive e attività di molitura nei territori del Belìce, dei Sicani e dell'Agrigentino rappresenta un gesto estremo, maturato dopo mesi di crescente sofferenza economica. Da Sciacca a Menfi, da Sambuca di Sicilia a Montevago, passando per Caltabellotta, Alessandria della Rocca, Partanna, Bivona e Santa Margherita di Belice, i Comuni hanno deciso di schierarsi accanto agli agricoltori in una battaglia che riguarda il futuro stesso dell'olivicoltura siciliana. Non è una semplice protesta, ma il segnale di un comparto che teme di essere arrivato al punto di rottura.
Contestualmente è nato il Comitato Permanente Intercomunale a salvaguardia dell'Olio Extravergine d'Oliva Dop Val di Mazara e a tutela della dignità del lavoro agricolo del territorio, organismo che punta a trasformare il malcontento in una piattaforma di proposte e rivendicazioni.
Alla base della mobilitazione c'è una realtà che gli amministratori locali definiscono insostenibile. Le quotazioni dell'olio extravergine sono scese intorno ai 6,70 euro al chilo, livelli che, secondo produttori e sindaci, non consentono più di coprire i costi di coltivazione, raccolta e trasformazione. Nel frattempo aumentano le spese per manodopera, energia, trasporti e molitura, comprimendo ulteriormente i margini delle aziende agricole.
A peggiorare il quadro contribuisce la presenza di oltre 16mila tonnellate di olio rimaste nei magazzini siciliani alla fine di luglio, una situazione che continua a frenare il mercato e ostacola una ripresa delle quotazioni. Il risultato è un sistema produttivo che rischia di lavorare in perdita e che, in alcuni casi, sta inducendo gli stessi agricoltori a valutare la mancata raccolta delle olive.
Dal territorio arriva una richiesta forte e unitaria indirizzata al Governo nazionale e alla Regione Siciliana: dichiarazione dello stato di crisi del comparto, ristori straordinari per le aziende più colpite, misure per ridurre i costi di produzione, maggiore controllo sulla provenienza degli oli e strumenti efficaci per valorizzare l'olio siciliano sui mercati.