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L'esperto

L'agricoltura in Sicilia che si sostiene grazie ai "laghetti aziendali". «Opere fondamentali, fin dagli anni '90»

Non sono interventi "estetici": le riserve d'acqua hanno letteralmente salvato l'agricoltura nell'Isola. «Le riserve private nella Piana arrivano a 20milioni di metri cubi», dice il professore Giuseppe Cirelli

30 Marzo 2026, 13:21

15:20

L'agricoltura in Sicilia che si sostiene grazie ai "laghetti aziendali". «Opere fondamentali, fin dagli anni '90»

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La Regione siciliana finanzia con 4,6 milioni di euro la realizzazione di "laghetti aziendali". Ma non si tratta di una misura "estetica", ma di qualcosa di fondamentale per la sostenibilità dell'agricoltura in Sicilia. Il contributo andrà a 185 aziende, con importo massimo di 30mila euro dal pubblico. Ma senza i "laghetti" il comparto non sarebbe sopravvissuto. Ne è sicuro il professore Giuseppe Cirelli, ordinario di Sistemazioni idraulico-forestali (Università di Catania). «Già nei primi anni '90 - racconta - a seguito delle siccità ricorrenti – in particolare nel triennio tra il 1988 e il 1990, un periodo per molti versi simile alle criticità del 2022-2024 – gli agricoltori siciliani, e in particolar modo quelli della Piana di Catania, presero l'iniziativa in totale autonomia. La scelta fu quella di attrezzarsi con dei laghetti a livello aziendale. Questa è ancora oggi una delle strategie principali e più caldamente consigliate per combattere e mitigare gli effetti della siccità, un concetto fondamentale che sottolineo spesso anche all'interno del mio corso universitario sulla gestione delle risorse agricole».

I vantaggi strategici dell'accumulo idrico Dotarsi di un sistema di approvvigionamento privato offre all'agricoltore due vantaggi cruciali. Il primo è la creazione di un volano idrico che «permette di accumulare le acque meteoriche nel periodo invernale, o di pompare acqua dalle falde sotterranee nei mesi in cui queste sono più ricche». Il secondo è l'indipendenza operativa, perché avere acqua a disposizione «svincola le aziende dalle rigidità fisiologiche dei consorzi di bonifica. In caso di problemi o interruzioni nell'erogazione pubblica, l'agricoltore dispone di una riserva autonoma per garantire l'irrigazione continua delle colture».

Storicamente, ci sono state periodicamente delle misure e dei finanziamenti pubblici – inclusi piccoli contributi europei, pur con determinati tetti e vincoli – per aiutare le aziende a finanziare questi sistemi di accumulo, specialmente le realtà più piccole. Le dimensioni di questi invasi variano fortemente in base alla grandezza dell'azienda agricola: Si parte dalle tradizionali gerbie, che contengono alcune centinaia di metri cubi d'acqua. Le piccole aziende della Piana di Catania si dotano generalmente di laghetti dai 5.000 ai 10.000 metri cubi. Le grandi aziende arrivano a costruire invasi molto più capienti, dai 50.000 fino ai 100.000 metri cubi.

«Da una nostra vecchia indagine - prosegue Cirelli - è emerso un dato impressionante: la capacità di accumulo complessiva di tutti i laghetti presenti nella Piana di Catania si aggira intorno ai 20 milioni di metri cubi. Si tratta di una vera e propria valvola di sfogo che, negli anni, ha letteralmente salvato il tessuto agricolo locale. C'è infine un interessante dettaglio tecnico e storico da sottolineare: i primi laghetti realizzati negli anni '90 non venivano impermeabilizzati artificialmente, come invece avviene oggi. All'epoca ci si affidava semplicemente alle caratteristiche naturali dei terreni argillosi, che garantivano la tenuta dell'acqua in modo naturale». I contributi regionali servono quindi anche a questo.