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L'intervista

Cristina Cassar Scalia: «La mia Sicilia tra luci e ombre»

La scrittrice: «Non riesco a capire perché certe criticità, dall’autostrada ai treni, non si riescano a superare mai. Rimangano così, immobili, cristallizzate nel tempo»

17 Maggio 2026, 08:30

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Cristina Cassar Scalia: «La mia Sicilia tra luci e ombre»

Nel cuore nero di Catania, basolati e palazzi di pietra lavica, una coppia di turisti, Renzo e Lucia, è in cerca di un antico complesso termale di epoca romana, «con le mappe del telefono in tilt e le polpette di carne di cavallo alla brace che ballonzolavano nello stomaco». I due hanno già esplorato la magnificenza del Duomo e del Castello Ursino, i ricami barocchi di via Crociferi e del monastero dei Benedettini, e ora si sono avventurati in un dedalo di stradine per scoprire la parte “autentica” della città. In quel «complesso termale, formato da più ambienti collegati tra loro da corridoi e aperture con volte ad arco», sarà ritrovato il corpo di un barbone, ucciso e poi dato alle fiamme.

È una Catania magnifica, seducente e saporita, nera e vitale, quella che apre il nuovo, avvincente, seducente, romanzo di Cristina Cassar Scalia, intitolato “Le Terme dell’Indirizzo” (edito da Einaudi Stile libero), nelle librerie da dopodomani, quando sarà presentato a Catania.

Dura e umanissima, cinefila dedita a golose “seconde colazioni”, con l’anima impigliata nelle ferite del passato, la vicequestora della Mobile di Catania, Vanina Guarrasi, ha messo d’accordo Palermo, dov’è nata e cresciuta, e Catania, dove lavora da qualche anno, unendole nella sua protagonista. Ed è diventata uno straordinario fenomeno letterario, in vetta alle classifiche, che mescola al giallo tormenti amorosi, film italiani in bianco e nero, ottima cucina e un’isola indimenticabile.

Com’è nato questo decimo libro della serie dedicata a Vanina?

«La suggestione è venuta ovviamente dalle Terme dell’Indirizzo che conoscevo e avevo visitato in passato. La mia prima idea è sempre il luogo dove far trovare la vittima. Poi mi chiedo chi sia il cadavere e in questo caso avevo talmente chiara in mente la storia personale della vittima che ho scritto di nuovo, a poca distanza di tempo, un altro romanzo con protagonista Vanina».

Intorno a lei una fitta trama di personaggi, di colleghi, di amici, di amori e relazioni che appassionano i lettori, ansiosi di conoscere i loro destini.

«Mi fa piacere far contenti i miei lettori, ma tutto dipende dalla storia che ho in mente in quel momento, per me è importante scrivere quella».

Una “camurrìa di indagine”, la bolla Vanina.

«E’ una storia che ha dentro tante sottotrame, tanti argomenti. Un’indagine complicata perché non si sa nulla della vittima, neanche il nome. In più la vicenda si svolge ad agosto, in un clima di vacanze, con il commissario Patanè nella casa di villeggiatura, parte della squadra che deve rientrare dalle ferie. C’è un’atmosfera diversa rispetto agli altri libri».

L’altra grande protagonista dei suoi gialli è la Sicilia, principesca e caotica, splendente e fitta di ombre.

«Per me è un elemento importantissimo: mi piace che il contesto in cui si muovono i personaggi sia molto ben caratterizzato. La Sicilia non è uno sfondo, è un personaggio, è sempre protagonista. La scelta dei luoghi avviene in maniera molto spontanea, dipende dove si svolge la storia, dove si muovono Vanina e i suoi collaboratori. Vanina non è di Catania, anche se ne ha fatto la sua seconda città. È palermitana “fino all’unghia del piede”, come dice Patanè. Non conosce bene tutti i luoghi, non riesce a muoversi come vorrebbe. Vede la città con gli occhi di chi non l’ha mai vista, fa nuove scoperte, vede i dettagli, non la dà per scontata».

Torna il personaggio di Don Rosario Limoli, parroco di frontiera che opera a San Cristoforo.

«Un omaggio a preti coraggiosi come don Puglisi e don Peppino Diana, figure che hanno dato la vita per aiutare gli altri. Mi piace ricordare certi momenti della nostra storia che non vanno dimenticati. È il motivo per cui ho dato a Vanina un passato drammatico, un padre poliziotto ucciso dalla mafia davanti ai suoi occhi negli anni della guerra tra le cosche. L’occasione per raccontare quel periodo storico».

Non solo monumenti da ammirare, ma anche tanti riferimenti alla realtà, dalle autostrade al mare. La Sicilia, ha da poco ottenuto 16 Bandiere blu, quanto l’Abruzzo.

«Non volevo raccontare una Sicilia, una Catania da cartolina, ma una Isola vera, non voglio dare una visione diversa dalla realtà. Non ci sono Bandiere blu nel Catanese, né nel Palermitano. Molto a malincuore bisogna ammettere che ci sono delle difficoltà. L’autostrada Catania-Palermo sembra una strada sterrata, con deviazioni continue e gallerie in condizioni pessime da anni».

La cosa che più di tutte non sopporta, che vorrebbe cambiare?

«Quello che non riesco a capire è perché certe criticità non si riescano a superare mai, rimangano così, immobili nel tempo. Mi colpisce la rassegnazione dei siciliani, il sapersi adattare a tutto, a ogni situazione. Da una parte è certo un pregio ma dall’altra ci si adatta a delle condizioni che rimangono a vita. Come appunto l’autostrada: dai per scontato che quella galleria sia così. Oppure il non far parte della rete ferroviaria italiana... Prendere il treno in Sicilia non è sempre un’opzione praticabile, è complicatissimo muoversi su rotaie all’interno dell’Isola, almeno fino ad adesso. Ci si augura che le cose migliorino. Per fortuna, una parte della Sicilia cambia e migliora. Eppure, nonostante l’Isola sia diventata un luogo molto richiesto, molto frequentato da un turismo di qualità, anche culturalmente, il territorio non riesce ad andare al passo con questi cambiamenti. Il contesto generale rimane sempre con le sue criticità cristallizzate».

La sua città è Noto, diventata una delle capitali del turismo.

«Sono cresciuta in una Noto molto più simile a quella di Scipione Macchiavelli, il mio nuovo personaggio. La Noto degli anni 60 non era molto diversa dalla mia da ragazza. Una città seduta su se stessa, che stava cadendo un pezzo per volta. Se la guardi adesso non lo diresti mai, ed è un po’ uno dei motivi per cui ho ambientata l’altra mia serie di romanzi negli anni 60, volevo raccontare una Noto che non esiste più».

Oggi è una meta internazionale.

«Forse più gettonata a livello internazionale che locale, la sua fortuna è stata quella di essere scoperta dagli stranieri che hanno comprato e ristrutturato case e palazzi, masserie nelle campagne. Il medico legale dei romanzi, Adriano Calì, ha una casa a Noto. È la mia città, torna sempre».

C’è già un’altra storia?

«Non ancora. Ma forse il prossimo libro potrebbe avere per protagonista Scipione e la mia Noto».