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Verso la finale

Giovani, imprese e meraviglia: la visione di "Catania Capitale della cultura"

Domani è il giorno dell'audizione a Roma. Il punto con Paolo Della Sega che insieme con il Comune e gli altri partner ha lavorato al progetto

25 Febbraio 2026, 06:00

Giovani, imprese e meraviglia: la visione di "Catania Capitale della cultura"

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Non un concorso di bellezza, ma un contenitore di cultura che premia una visione di quello che la città vuole diventare. Alla vigilia delle audizioni pubbliche al ministero della Cultura a Roma per illustrare il dossier “Catania Continua”, La Sicilia ha fatto il punto con Paolo Dalla Sega senior advisor di Pts team di progetto della candidatura di “Catania capitale della cultura 2028” con Melting Pro.


Domani avrete 30 minuti di tempo per esporre il progetto (gli altri 30 risponderete alle domande dei giurati) avete un asso nella manica?

«Ne abbiamo più di uno. Vogliamo diventare un laboratorio continuo di futuro in cui i giovani possano restare, tornare e vivere come la città del possibile, delle opportunità, la città dove rimanere o dove addirittura richiamare altri giovani. Questo è un asso nella manica nel senso concettuale, diciamo così, di visione. L’altro asso della manica è il dossier con la più alta percentuale di proposte arrivate dalla comunità. È il dossier più partecipato, frutto di una co-progettazione».


Qual è la visione culturale e identitaria che Catania intende proporre?

C’è un rapporto creativo con le imprese, con le industrie, che non sono soltanto sostenitori economici, ma anche partner creativi, autori, autrici di loro progetti specifici. C’è la connessione tra arte e scienza. In Italia si tende a distinguere la cultura umanistica dalla cultura scientifica. Invece noi, forti del fatto che c’è a Catania una concentrazione unica di istituti scientifici, di laboratori, tra la fisica nucleare, la vulcanologia, l’astrofisica e forti del fatto che andiamo in fondo al mare e in cima all’Etna, abbiamo molti progetti che connettono patrimonio culturale, attività musicali, teatrali, coreografiche, con l’ambiente e il patrimonio scientifico. Abbiamo passeggiate nei luoghi celesti della città, osservazioni astronomiche e concerti in cima all’Etna. Questo vuol dire interpretare il territorio, la morfologia, la geografia.


Una candidatura che è una questione di “sguardi”. Catania guarda in alto, a fondo, lontano e dentro se stessa.

«Le racconto un aneddoto. Un po’ di anni fa, conobbi un fuochino, quelli che fanno i fuochi pirotecnici. Era una persona molto saggia.

Parlava delle feste di Santa Agata, di Santa Rosalia Palermo, di San Nicola a Bari, che finiscono sempre con i fuochi. E mi diceva “vedi perché nelle feste torniamo bambini?

Ma non si tratta di rimbambire. Per una volta siamo più piccoli delle cose che guardiamo, delle cose che abbiamo di fronte. È un movimento che ci porta ad alzare lo sguardo, a far alzare lo sguardo.

C’è un racconto di Italo CalvinoLe città invisibili”, che parla della città dello sguardo, dove ci sono uomini e donne sempre di più che guardano sempre in basso. Guardano, come ci dicevano i nostri genitori, dove mettono i piedi, per non inciampare, per non pestare cose brutte.

E invece ce ne sono molti pochi, molto pochi, che guardano in alto, pezzi di cielo tra le case. Noi abbiamo pensato molto a questo, a far rialzare lo sguardo, che da una parte è l'orgoglio civico, la dignità e dall'altra è anche sollecitare la capacità di meravigliarsi e di far meravigliare gli altri».


Quali elementi distintivi ritiene possano fare la differenza nel convincere la giuria?

«L’energia della città. Sono le persone, le istituzioni che per noi e con noi si sono unite. Cataniacontinua” è una parola che a me piace molto, perché poi puoi dire continua a sognare, continua a crederci, continua a rinascere. Cioè è un verbo, ma è anche un aggettivo. E questo è molto semplice, è un titolo che credo funzioni. Sono interessanti le parole che hanno due significati. E quindi è un modo per parlare di questa rinascita, Catania parla di questa rinascita. La città nei fatti ha vissuto nascite e rinascite continue. L’Etna, il maremoto, è una città che è stata sfidata più di altre, è innegabile questo. E quindi c’è un’energia stimolata da secoli di rapporto con la natura. Il concetto chiave è l’energia continua, il fuoco. Il ciclo del vulcano, per cui c'è l'eruzione, c'è la colata, c’è il raffreddamento e poi segue la fertilizzazione. Noi siamo la quarta fase, perché a volte, penso di poterlo dire senza far arrabbiare nessuno, Catania si è fermata alla terza fase, cioè al congelamento della lava. Questa continuità anche di cambiamento, troveremo il modo, sono sicuro, di esporla in maniera molto semplice».


A Roma sarà un’audizione a più voci...

«La nostra idea, la nostra regia è che parlino i catanesi. Catanesi illustri, ma catanesi attivi, catanesi che non diranno a Roma aiutateci perché da noi non c’è niente, perché siamo morti, perché siamo sepolti, diranno a Roma noi ci siamo, ci stiamo approvando, stiamo mettendo tutte le energie ma vogliamo fare di più e per fare di più abbiamo bisogno di questo riconoscimento nazionale e internazionale. È questo è il messaggio che deve passare. La coralità e la differenza di voci anche in base all’età farà una squadra bella. Io sono molto fiero e felice delle persone che porteremo».


Quindi?
«Incrociamo le dita».