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L'intervista

Muccino in scena a Catania con "A casa tutti bene": "Racconto liti, cicatrici e zone d'ombra della famiglia"

In scena 11 attori capitanati da Anna Galiena e Giuseppe Zeno. Il regista debutta nella prosa: «L’opera teatrale è una creatura vivente, complessa e magnifica». Dal 29 sarà al cinema con "Le cose non dette"

Ombretta Grasso

10 Gennaio 2026, 11:23

13:30

Muccino in scena a Catania con "A casa tutti bene": "Racconto liti, cicatrici e zone d'ombra della famiglia"

Eccola la famiglia Ristuccia: litigiosa, complicata, sull’orlo di una crisi di nervi, “nuda” davanti a un piccolo pubblico, pronta a raccontarsi. Gli undici attori protagonisti in scena e il regista Gabriele Muccino, che firma la sua prima regia teatrale con “A casa tutti bene” - giovedì scorso accolto con lunghi applausi e sala piena al Teatro Abc di Catania, al debutto  nazionale, - ieri pomeriggio hanno incontrato una cinquantina di spettatori in un “talk”  guidato da Francesco Attardi con ironia e provocazioni.
Nello spettacolo, tratto dall’omonimo film di Muccino (con qualche cambiamento), si racconta la storia di una famiglia riunitasi nella casa storica su un’isola per festeggiare il compleanno della madre, Alba. Il maltempo costringe i familiari, figli, cognati, cugini, a fermarsi più a lungo del previsto, ma la convivenza forzata scatena liti, contrasti, gelosie, innamoramenti, tradimenti. In una intervista al Corriere, il regista ha raccontato come il teatro "lo abbia salvato dalla balbuzie, trasformando la frustrazione in creatività", e che porta in scena "una famiglia disfunzionale come quella in cui sono cresciuto, da piccolo mi svegliavano le litigate tra i miei".


Muccino, occhi chiari, grandi sorrisi, molto disponibile, è stato festeggiato come un divo, pronto a sottoporsi al rito di foto, selfie, autografi. «Il  debutto? Il teatro è una creatura vivente. Vive e non puoi fermarlo. Se qualcosa non va come vorresti non puoi salire sul palco, dare lo stop e dire all’attore “falla così”. Non puoi fare niente, puoi solo assistere pregando, e parecchio - chiosa con fare mistico - che tutto vada bene. Fai il massimo, ma sai che la nave poi salperà, hai fiducia negli attori che hao scelto. Come esordio è stata dura».

La palla passa agli undici attori e ai loro personaggi. Infelici, narcisi, fragili. Anna Galiena, sempre bella ed elegante, signora del cinema e della scena, che interpreta la madre Alba, scherza sull’età, pungolata dal diavoletto Attardi, e strappa applausi. «L’età della pensione c’è - dice ridendo - ma finché ci sono un filo di voce e di memoria, riesco ancora a vedere, a parlare, a guardare dove metto i piedi in scena, mi piace continuare a recitare. Poi i vecchi li fa? - chiude con una battuta - Abbiamo una funzione sociale».
Giuseppe Zeno è Carlo (il ruolo che nel film interpretava Favino), in difficoltà con la nuova moglie, l’attrice Alice Arcuri. «In scena si creano delle dinamiche particolari, quelle che appartengono a ognuno di noi. ci sono le paure, le fragilità. Il successo? E’ una parola che è già al passato - riflette l’attore, figlio di pescatori, alle spalle una lunga gavetta - Ci si mette in gioco ogni volta».

C’è la giovane attrice che rischia tutte le sere di prendere una polmonite, Ilaria Carabelli che è Luna, «ho due scene in costume, mi tuffo e resto bagnata», mentre Lorenzo Cervasio (visto in tv nella fiction Rai "Costanza"), che ha il ruolo di Paolo, finisce a letto con la cugina, l'attrice Maria Chiara Centorami. In scena anche Simone Colombari, che a causa dell'Alzheimer non ricorda visi e nomi, Vera Dragone, attrice e cantante, che interpreta la prima moglie di Carlo, e ancora Sandra Franzo, Alessio Moneta, Celeste Savino. Lo spettacolo, prodotto da Best Live con il Teatro d’Abruzzo, replicherà a Catania fino al 18 gennaio, sarà poi in tournée in molte città italiane tra cui  Palermo, dal 23 al 31 gennaio al Teatro Al Massimo, Roma, Bologna e Napoli.


E’ una stagione fitta di impegni quella di Muccino. Il 29 gennaio arriverà nelle sale “Le cose non dette”, con Miriam Leone, Stefano Accorsi, Carolina Crescentini e Claudio Santamaria, un dramma familiare intinto nel noir, "Il titolo racconta un po' la trama, le csoe non dette sono quelle che diciamo per mancanza di coraggio, perché non vogliamo essere giudicati, che non confidiamo nenache alle nsotre  esistenze. Camminiamo su un filo sottile nelle nostre esistenze barcamenandoci  tra tanti non detti. A volte basterebbe parlare, ma non siamo capaci, non ci fidiamo di chi ci ascolta". Mentre a maggio inizierà le riprese della serie per Sky dedicata alla famiglia Gucci, ispirata al libro “Fine dei giochi – Luci e ombre sulla mia famiglia” di Allegra Gucci.

Perché firmare una regia teatrale? «I personaggi di “A casa tutti bene” sono così forti che ho subito pensato che dovessero continuare a vivere. Così è nata la serie televisiva. La struttura del film per unità di tempo, di luogo, di azione è molto vicina a quella che il teatro può raccontare e appena mi hanno proposto la trasposizione mi sono tuffato in questo abisso emotivo che è la scena. Dai vita a una creatura vivente che cambia pelle ogni sera, ha sempre qualche variazione e questo rende lo spettacolo teatrale molto affascinante. Il teatro amplifica l’intensità emotiva, mostra le nostre beghe, le nostre zone d’ombra». Pronte a esplodere se ci si ritrova “prigionieri” di un’isola. «Abbiamo un timer per reggere certi riti familiari, il Natale, i compleanni... - aggiunge il regista - sei-sette ore e poi vai a casa. Ma se a casa non ci vai devi fare i conti con quella famiglia. Cadono le maschere, non riesci a stare in quella recita, ti ritrovi nelle dinamiche di una famiglia, si mette in moto un meccanismo di sopravvivenza tra rancori, situazioni irrisolte, cicatrici che fanno ancora male».


Dopo un film girato a Palermo, “Fino alla fine”, un debutto nazionale a Catania e una visita a Noto «forse per comprare casa», il legame con la Sicilia sembra sempre più intenso. «La Sicilia è un po’ lo specchio dell’Italia, il suo trampolino. Senza l’Isola sarebbe un paese completamente diverso. Il rapporto con la Sicilia nasce forse con il cinema, con i film di Germi, con la letteratura di Verga, con la conoscenza forte di Paolo Buonvino, che firma le musiche dei miei film dal ‘97, dal fatto di essere qui a Catania a presentare questo spettacolo che in questo momento è la cosa di cui vado più fiero».


Continuerà con il teatro? Si ipotizzava una versione per la scena de “L’ultimo bacio”. «Il non aver mai affrontato prima una regia teatrale mi ha messo messo di fronte a una cosa ignota che mi attraeva. Ripeterò l’esperienza, il teatro  è una bella opportunità di raconatre cose che hanno una struttura diversa dal cinema e parlano live con chi hai davanti. Un’occasione che mi ha dato la possibilità di crescere, di misurarmi, di comprendere quanto fare un’opera per il palcoscenico sia complesso ma anche magnifico. Una scatola vivente in cui il respiro dello spettatore si mescola con quello di chi è in scena».