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Il punto

Cinema italiano, da Sorrentino a Moretti: ecco cosa ci regala il grande schermo nel 2026

Ad alzare il sipario è stato Checco Zalone con Buen Camino. Ma ci sono forti attesi per i film girati da grandi firme della regia nostrana

Redazione La Sicilia

03 Gennaio 2026, 15:39

Cinema italiano, da Sorrentino a Moretti: ecco cosa ci regala il grande schermo nel 2026

Dopo la tempesta perfetta, mediatica e al botteghino, di Buen Camino di Checco Zalone, il cinema italiano guarda con cauto ottimismo al 2026, forte del ritorno di firme collaudate come Paolo Sorrentino, Gabriele Muccino, Mario Martone, Gianni Amelio, Pupi Avati e Nanni Moretti.

Nel frattempo, il 2025 si è chiuso con circa 496 milioni di euro d’incassi e 68 milioni di biglietti staccati, un risultato in linea con il 2023 e il 2024.

Particolarmente significativo il dato della produzione nazionale: includendo le coproduzioni, oltre 160 milioni di euro di incasso, più di 22,5 milioni di ingressi e una quota vicina al 33% sul totale delle presenze.

Nella Top 3 tricolore spiccano Buen Camino (oltre 36 milioni al 31 dicembre, già oltre i 41 milioni ad oggi), Follemente (17,9 milioni) e Diamanti (9,8 milioni).

Archiviato il fenomeno Zalone, la nuova stagione si apre il 15 gennaio con La grazia di Paolo Sorrentino, presentato in concorso a Venezia: un racconto sospeso tra commedia, malinconia ed eutanasia, centrato su un immaginario Presidente della Repubblica (Toni Servillo, Coppa Volpi) vedovo, cattolico, sempre in grigio, tormentato da una domanda: a chi concedere quest’anno la grazia?

Il 29 gennaio tocca poi a Le cose non dette di Gabriele Muccino, che torna alle sue dinamiche emotive e ai rapporti interpersonali complessi. Ispirato al romanzo Siracusa di Delia Ephron, il film alterna Roma e Marocco per mettere a nudo una crisi coniugale tra scelte genitoriali, tradimenti e sotterfugi, nel solco dell’autore de L’ultimo bacio. Nel cast Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Miriam Leone e Claudio Santamaria.

Sesso, voyerismo e pulsioni proibite, con echi da Richard von Krafft-Ebing, ma negli anni Sessanta: è il milieu di Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, passato alla Festa di Roma. Protagonisti Jasmine Trinca, che non teme la nudità, e un Filippo Timi di sadismo scintillante (e dunque masochista). Il film è liberamente ispirato al delitto Casati Stampa, uno dei casi di cronaca nera più clamorosi dell’Italia del dopoguerra.

Aria mitteleuropea in Un anno di scuola di Laura Samani, in sala dal 9 aprile dopo il passaggio a Orizzonti a Venezia. Ambientato a Trieste nel 2007, segue Fred, diciottenne svedese che approda all’ultimo anno di un Istituto Tecnico in una classe di soli maschi: la sua presenza catalizza l’attenzione di tre amici, mettendo a dura prova il loro legame.

Paolo Genovese torna a scrutare le fragilità umane con Il rumore delle cose nuove, tratto dal suo romanzo del 2023. Nel cast Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi, Vittoria Puccini, Stefano Accorsi, Lino Musella, Edoardo Pesce, Rolando Ravello e Claudio Santamaria. La sinossi ufficiale recita: «La soddisfazione illecita di una curiosità trascina le vite di sette persone in un vortice che le avvolge, le incastra, le fa scontrare. Mentre ogni residuo di normalità viene eroso dalla forza dirompente dei segreti».

Succederà questa notte di Nanni Moretti potrebbe arrivare in primavera e puntare direttamente alla competizione del Festival di Cannes, habitat naturale del regista romano. La trama è ancora top secret, ma è certo che si tratti di una commedia romantica tratta da uno dei racconti di Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, già fonte per Tre piani. Protagonisti Jasmine Trinca e Louis Garrel. Nel frattempo, è già virale il teaser con Moretti e il cast che cantano «Incoscienti giovani» di Achille Lauro.

In Bianco di Daniele Vicari, Alessandro Borghi veste i panni di Walter Bonatti, tra i massimi alpinisti ed esploratori del Novecento. Girato tra Valle d’Aosta e Alto Adige, il film è tratto dal libro di Marco Albino Ferrari Freney 1961 - Tragedia sul Monte Bianco e ricostruisce l’impresa culminata nella morte di quattro dei sette alpinisti coinvolti, sorpresi da una tempesta violentissima.

Poche le informazioni su Scherzetto di Mario Martone, con Toni Servillo: la sceneggiatura, firmata con Ippolita Di Majo, rimanda all’omonimo cortometraggio sperimentale del 1984, con Servillo ancora al centro della scena.

Chiudono il quadro Nel tepore del ballo di Pupi Avati, parabola umana e sentimentale di Gianni Riccio (Massimo Ghini), affermato conduttore televisivo, e Nessun Dolore di Gianni Amelio, incentrato su «la vita di un uomo normale sconvolta da un tragico evento causato da lui stesso».