il caso
Migranti, rotta su Catania dopo 20 ore in mare: la nave Aurora della Ong Sea Watch e la polemica «sulla troppa distanza» dal porto sicuro
Complici le condizioni meteo-marine favorevoli sono riprese le partenze in mare
Diciassette persone tratte in salvo nella notte nel cuore del Mediterraneo centrale e un’altra traversata da affrontare. Questa volta verso un porto sicuro che dista ben 14 ore di navigazione. È contro l'assegnazione dello scalo di Catania che torna a farsi sentire la protesta delle organizzazioni non governative impegnate nel soccorso in mare.
A denunciare la decisione delle autorità italiane è la Ong tedesca Sea Watch tramite un post diffuso sulla piattaforma X. La nave Aurora, assetto leggero dell'organizzazione, ha individuato e soccorso i migranti all'interno della zona Sar (Search and Rescue) di competenza maltese, al termine di un'operazione complessa durata oltre venti ore.
Secondo la stima fornita dall'equipaggio di Sea Watch la destinazione assegnata (Catania) dista a circa 14 ore di navigazione per raggiungere la costa orientale della Sicilia. Per l'alternativa di prossimità (Lampedusa) sarebbe bastata una rotta di circa tre ore per completare lo sbarco.
Per le Ong, l'allungamento delle rotte d'approdo comporta un prolungamento ingiustificato dello stress psicofisico per le persone vulnerabili appena sottratte alle onde, oltre a sottrarre preziose giornate di pattugliamento nell'area operativa dove avvengono le partenze.
La nave Aurora resta dunque in navigazione verso lo scalo etneo, dove nelle prossime ore sono attese le operazioni di sbarco, identificazione e prima assistenza medica per i 17 superstiti.