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Pentito intercettato: il dialogo entra nel processo sul cold case Vecchio-Rovetta

La Pg ha chiesto la trascrizione di quella conversazione. I pizzini del boss Bernardo Provenzano finiscono al centro dell’udienza di ieri

07 Ottobre 2026, 05:30

Pentito intercettato: il dialogo entra nel processo sul cold case Vecchio-Rovetta

Natale Di Raimondo, prima dell’ interrogatorio del 5 maggio 2025 davanti all’ex Procuratore Generale Carmelo Zuccaro, è stato intercettato nell’ambito del nuovo filone investigativo avviato per far luce sul duplice delitto di Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta. Da uno dei dialoghi captati dalla polizia giudiziaria è emersa la reticenza dell’ex killer del clan Santapaola in merito al cold case del 1990. Una circostanza che infatti i magistrati gli hanno contestato durante la stesura del verbale. Ieri i sostituti Pg Nicolò Marino e Giovannella Scaminaci hanno chiesto alla Corte d’Assise, innanzi alla quale si sta celebrando il processo sull’omicidio dei due manager delle Acciaierie Megara, di far trascrivere anche questa intercettazione in modo che possa entrare nei faldoni del procedimento penale. La Pg, adesso, consegnerà i brogliacci al collegio che li invierà ai consulenti a cui è stata affidata la trascrizione delle conversazioni, alcune risalenti a trent’anni fa.

Ieri al centro del dibattimento c’è stato il contro-esame del capo centro della Dia che, dopo il suo insediamento a Catania, ha coordinato la fase investigativa sul duplice delitto avvenuto alla zona industriale il 31 ottobre 1990. I difensori degli imputati hanno posto alcune domande a chiarimento, soprattutto sull’interpretazione dei pizzini del defunto boss (corleonese) Bernardo Provenzano che hanno rappresentato un tassello per incastrare il mosaico che ha portato a definire il movente dell’agguato mafioso (che sarebbe stato ordinato, secondo la ricostruzione accusatoria, da Aldo Ercolano, condannato per l’assassinio di Pippo Fava). Vecchio e Rovetta sarebbero stati uccisi perché avrebbero rifiutato di versare la tangente a Cosa nostra. In un pizzino si fa il nome di Motta e Distefano, per gli investigatori - come ha riferito il teste - sarebbero Antonino Motta (ora imputato per estorsione) e Concetto Distefano (cognato di Ercolano).

Il processo è stato rinviato al 13 ottobre quando sarà sentito l’investigatore della Dia di Messina, Luigi Bottari.