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Movimento Rete in Strada

A Catania «sui dormitori pubblici serve cabina di regia»

Associazioni e sindacati hanno accolto con positività le iniziative promosse dall’assessora Spoto ma chiedono più flessibilità: «Progettare tenendo conto delle differenze»

30 Settembre 2026, 20:00

A Catania «sui dormitori pubblici serve cabina di regia»

Per la prima volta a Catania, anche per quanto riguarda i dormitori pubblici, si comincia a parlare di servizi a bassa soglia, quelli che consentono agli utenti un accesso immediato, diretto, senza barriere burocratiche. Una modalità che rientra nella prospettiva della “riduzione del danno”, quella per cui il primo passo per affrontare i bisogni di una persona fragile è quello di intercettarla, di creare una relazione alla luce della quale potere sviluppare percorsi personalizzati per superare le condizioni critiche che hanno creato il problema. Nel caso di chi assume droghe, per esempio, non si chiede di smettere subito, ma di seguire insieme un percorso e, nel frattempo, di praticare modi che evitino altri problemi, come fare uso di siringhe sterili per non rischiare infezioni.

Se, infine, si comincia a ragionare in termini di “bassa soglia” anche per quanto riguarda i dormitori pubblici è grazie al lavoro comune fatto dal “Movimento rete in strada” - costituito due anni fa da associazioni, sindacati e singoli per affrontare il drammatico problema di chi vive in strada - e all’impegno e alla disponibilità al confronto dell’assessora ai Servizi sociali Serena Spoto. Quest’ultima ha costituito dei tavoli di confronto tra cui uno dedicato ai dormitori in merito ai quali ha presentato un protocollo d’intesa in cui per la prima volta si parla in maniera corretta di servizio a bassa soglia, termine finora usato in modo inappropriato per i due dormitori pubblici aperti di recente: quello di via Eredia e quello di via Stazzone. L’assessora ha presentato il protocollo alle varie realtà del “Movimento rete in strada” cui ha dato 10 giorni di tempo per presentare le proprie osservazioni.

Le prime impressioni sono positive, ma viene sottolineata la necessità che vengano esplicitate le procedure, cioè chi e come deve fare cosa. «È necessaria una progettualità che tenga conto delle singole differenze e una cabina di regia che coordini gli interventi dei vari enti coinvolti: Comune, Asp e Questura», sottolineano il prof. Luciano Nigro, presidente Lhive, Giusi Milazzo, già segretaria regionale del Sunia e Agata Nolfo dell’Udi. Ci sono, infatti, persone senza dimora che sono affette da diverse patologie (croniche, psichiatriche, o relative all’uso di alcol o di droghe), e ci sono persone che hanno bisogno di essere accolte in strutture mentre altre necessitano di un alloggio perché sono state sfrattate. E la situazione diventerà drammatica con la prossima approvazione del decreto sfratti. A ognuno va data una risposta differenziata rispetto alle diverse condizioni e bisogni, a partire dalle donne, che in strada sono esposte a vari tipi di violenza, e ai loro bambini. Di tutto questo si discuterà nei prossimi giorni.

Intano il “Movimento rete in strada”, pur ritenendola un’indagine utile, contesta i risultati della “Conta” degli homeless - condotta per l’Unione europea da Comune e Università - perché, come spiega Renato Camarda, «usa in modo improprio il concetto di bassa soglia e perché i dati non tornano. Vi si sostiene che a Catania ci sono 218 persone senza casa di cui 140 ospitate in strutture di accoglienza, ma i posti disponibili nei due dormitori sono solo 80. Qualcosa non torna». E se nelle capitali del Nord gli ospiti nelle strutture pubbliche sono migliaia, e quasi nessuno vive in strada, è segno che l’offerta strutturale di servizi - e non quella temporanea e provvisoria affidata ai progetti, come avviene da noi - fa emergere bisogni che altrimenti rimangono nascosti.