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Protesta

Caro-carburanti, sit-in e blocchi in strada degli agricoltori tra Gela, Palermo e Agrigento: «Con questi prezzi qui si muore»

I coltivatori minacciano l'abbandono dei terreni e chiedono interventi urgenti per salvare la produzione italiana e la sicurezza alimentare

28 Settembre 2026, 11:20

12:42

Caro-carburanti, sit-in e blocchi in strada degli agricoltori tra Gela, Palermo e Agrigento: «Con questi prezzi qui si muore»

Un gruppo di agricoltori, aderente all’associazione Agrisat, sta protestando contro il caro-carburante lungo la strada statale Palermo-Agrigento. Dopo un sit-in nei pressi dello svincolo di Bolognetta i manifestanti hanno bloccato il traffico.

Gli agricoltori di Gela, Niscemi e Butera, in provincia di Caltanissetta, hanno invece organizzato un sit-in a Ponte Olivo, su un tratto della strada statale 117 bis Gela-Catania, fermando i trattori per protestare contro "l'aumento spropositato del carburante e dei costi di produzione". «Siamo stanchi, non ce la facciamo più - dicono alcuni produttori che hanno aderito alla protesta - servono misure concrete. Sindaci e politici ci devono mettere la faccia. Non riusciamo più ad andare avanti, non vogliamo morire di fame». Il sit-in andrà avanti anche nei prossimi giorni.

«Non possiamo andare avanti senza un futuro. I costi da sostenere, tra caro gasolio e prezzi stracciati alla produzione, ci stanno distruggendo. Tutto il popolo dovrebbe scendere in piazza e fermarsi come stiamo facendo noi autotrasporti insieme agli agricoltori». Lo dice Biagio Caci, autotrasportatore che ha aderito al sit-in a Ponte Olivo.

«Stanno mettendo a rischio tutta la filiera produttiva di questo territorio - dice l’agricoltore di Niscemi Fabrizio Blanco - servono misure strutturali a tutela del comparto. Senza interventi del governo regionale e di quello nazionale, la fine è certa. Tante aziende del comparto agricolo hanno già chiuso e il rincaro dei prezzi del carburante e delle materie prime ci sta mettendo con le spalle al muro. Vogliamo garantire un futuro ai nostri figli e invece ci troviamo a lavorare solo per pagare i costi degli aumenti enormi».

Non sono solo i costi in aumento del carburante e delle materie prime a preoccupare, soprattutto nell’area della Piana di Gela. «Questo è già un territorio nel quale chi produce lo deve fare senza avere la disponibilità costante di acqua, le dighe sono vuote e la poca acqua che c'è finisce in mare - dice l'agricoltore gelese Giuseppe Giudice - a tutto ciò si aggiungono rincari di carburante mostruosi e prezzi alla produzione bassissimi. Chi ci governa deve capire che occorrono incentivi e detrazioni per settori come il nostro». 

 

 

Franco Calderone presidente Agrisat che partecipa alla manifestazione di protesta a Bolognetta dice: «In un trattore per arare e coltivare ci vogliono 300 euro di gasolio ogni mattina, quindi un abbattimento di 15 centesimi è nulla e ovviamente questo problema interessa tutti perché questo comporta l’aumento del prodotto finale. Se il pomodorino è a 7 o 8 euro è anche per questo motivo». «Ieri sono stato a Enna, ho attraversato il cosiddetto granaio della Sicilia. Il 90% dei terreni sono incolti perché è impossibile coltivare terreni col gasolio a questi prezzi - aggiunge -. Va bene che abbiano abbassato il prezzo di qualcosina alla pompa, ma a noi agricoltori questo abbassamento non comporta nulla, a noi debbono dare il gasolio a un prezzo politico perché altrimenti rimarrà tutto abbandonato».

«In agricoltura - afferma - sono tantissime le insidie per le aziende. Ci sono gli incendi, abbiamo il dilavamento, abbiamo le alluvioni, abbiamo le strade che vengono travolte dall’acqua perché non c'è più nessuna regimentazione. Ma ribadisco, il problema principale è la salubrità degli alimenti. Voi volete mangiare prodotti italiani? Allora il prodotto italiano purtroppo ha un costo. Volete mangiare prodotti che vengono portati dall’estero, dall’India, dal Sud America, dalla Cina, dal nord Africa? Benissimo. Sappiate che vengono trattati con pesticidi, con prodotti letali per la salute, prima di tutti il glifosato. Allora la sanità ha un costo, l’agricoltura ha un costo e dobbiamo riconoscere alle persone che fanno gli agricoltori un ruolo sociale. Stanno producendo alimenti sani».