A San Cristoforo
Scoperta una crack room nella via dove è cresciuto Santapaola
La risposta dopo l’aggressione ai poliziotti: il quarto picchiatore fa scena muta
Via Di Giacomo, a San Cristoforo, non è una strada come le altre. È conosciuta da tutti come la traversa dove dove è nato e cresciuto Nitto Santapaola, il capomafia morto il 2 marzo scorso. È in quella via che i poliziotti della squadra mobile hanno scoperto l’ennesima “crack room” allestita nel quartiere e hanno arrestato i due gestori, un 32enne e una 27enne romena. Siamo a un tiro di schioppo da via Giunta, dove lunedì scorso, sono stati aggrediti tre “falchi” della squadra mobile. A tal riguardo, venerdì si è svolto l’interrogatorio di garanzia di Santo Salvo, il quarto picchiatore che era sfuggito dall’arresto in flagranza ma poi era stato identificato e denunciato a piede libero per lesioni e resistenza. L’indagato, poi raggiunto da misura cautelare, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Ma torniamo al blitz in via Di Giacomo. Gli investigatori hanno scoperto che i due pusher, all’interno della casa dello spaccio, avevano allestito ad uso e consumo dei “clienti” una crack room con tanto di brandina. La stanza dello sballo era al piano terra dello stabile, protetta da una robusta porta in ferro. La vendita illegale avveniva in stile “Mc Drive”: da una feritoia ricavata nel portone d’ingresso, simile a quella utilizzata per la posta, venivano scambiate dosi di droga e denaro. Lo stabile era videosorvegliato da diverse telecamere.
Uno degli agenti in borghese ha bussato alla porta. Il venditore di veleno si è materializzato chiedendo quale tipo di droga volesse: a quel punto il poliziotto si è qualificato ed è scattata l’irruzione nella casa. Nella “crack room” è stato trovato un cliente, che sdraiato sulla branda, aveva in mano una pipetta pronto per “fumare” il cristallo di cocaina. Nel bagno la 27enne pesava e confezionava le dosi. I poliziotti hanno sequestrato un involucro di eroina nascosto in un porta lenti a contatto della donna, 3,7 grammi di crack e una cartuccia calibro 380 Gfl. I due pusher, che dopo la convalida sono finiti in carcere, tenevano un’agendina con cifre, nomi e numeri dell’attività di spaccio.
