Catania
Notte di violenza al pronto soccorso del San Marco: botte da orbi ad infermiere, a due vigilanti e al parente di un paziente
Prognosi fino a 30 giorni e danni ai locali
Nella tarda serata di ieri all’interno dell’area Triage del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Marco di Catania si è verificata una grave aggressione che ha coinvolto personale sanitario, addetti alla vigilanza e il parente di un altro paziente presente in struttura. In base a una prima ricostruzione, alcuni familiari di una donna giunta al Triage in condizioni non critiche si sono scagliati contro gli operatori presenti, senza ragioni apparentemente riconducibili a disservizi o criticità assistenziali.
La paziente è stata comunque regolarmente valutata e dimessa poco dopo. L’episodio ha provocato conseguenze fisiche per quattro persone, tutte sottoposte a visita medica: un infermiere, con una prognosi di 5 giorni; due vigilanti, rispettivamente con 5 e 20 giorni di prognosi; e il familiare di un altro paziente, cui sono stati riconosciuti 30 giorni. Danneggiati anche i locali del Triage, in particolare una porta e alcuni arredi. Gli operatori hanno immediatamente richiesto l’intervento delle forze dell’ordine, intervenute in tempi rapidi. Il direttore generale, Giorgio Giulio Santonocito, esprimendo vicinanza agli operatori coinvolti e al parente rimasto ferito, ha condannato con fermezza l’accaduto. “Nessuna situazione di tensione può giustificare comportamenti aggressivi o violenti, soprattutto nei confronti di chi opera per garantire l’assistenza ai pazienti in situazioni di emergenza”, ha dichiarato. La direzione aziendale assicura piena collaborazione alle forze di Polizia per fare piena luce sull’episodio e individuare e sanzionare i responsabili.
La nota di Filcams Cgil e UilTucs di Catania
Ancora una volta emerge con drammatica evidenza il problema della sicurezza all’interno dei presidi ospedalieri e, in particolare, delle condizioni nelle quali quotidianamente operano le lavoratrici e i lavoratori della vigilanza privata, chiamati spesso a intervenire in situazioni di elevata criticità senza poter disporre delle prerogative e dei poteri propri delle Forze dell’Ordine. A denunciare con forza questa situazione sono Filcams Cgil e Uiltucs di Catania, attraverso i Segretari Generali Giuseppe Agosta e Ida Saja e i Funzionari Giuseppe Grillo, Paolo Spagnolo e Salvo Farinato, che da anni evidenziano i rischi ai quali sono quotidianamente esposti gli operatori della vigilanza privata. L’episodio del San Marco dimostra ancora una volta la necessità di affrontare in maniera strutturale il tema della sicurezza nei luoghi di cura, garantendo adeguate condizioni di tutela non soltanto al personale sanitario e ai pazienti, ma anche alle lavoratrici e ai lavoratori della vigilanza, che si trovano spesso in prima linea nella gestione delle situazioni più delicate. Per questo motivo, le Organizzazioni Sindacali chiedono con assoluta urgenza un intervento della Questura di Catania, affinché venga valutata l’adozione di un presidio stabile di Polizia o di un sistema di pattugliamento costante nelle aree maggiormente a rischio, in grado di garantire un efficace intervento in caso di emergenza e di contribuire alla prevenzione di ulteriori episodi di violenza.
La richiesta viene inoltre rivolta alla Direzione Sanitaria dell’Azienda ospedaliera, alla quale si chiede di adottare con urgenza provvedimenti strutturali per rafforzare la sicurezza all’interno del Pronto Soccorso. Tra le misure ritenute necessarie vi sono il potenziamento dei sistemi di filtro e controllo degli accessi, una più efficace gestione dei flussi degli utenti e l’adozione di protocolli di emergenza più stringenti, capaci di garantire interventi tempestivi in presenza di situazioni di pericolo. Non è più accettabile che chi lavora quotidianamente per garantire sicurezza, assistenza e continuità dei servizi sanitari debba trovarsi esposto a episodi di aggressione e violenza senza adeguate misure di prevenzione e protezione. Filcams Cgil e Ultucs di Catania chiedono pertanto che quanto accaduto non venga archiviato come un episodio isolato, ma rappresenti un’occasione concreta per rafforzare immediatamente le misure di sicurezza nei presidi ospedalieri e garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori della vigilanza privata.