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Motta Sant’anastasia

L’inseguimento, lo schianto, le pistolettate: il film dello scontro a fuoco a Monte Po

Il “Grande Fratello” della notte da Far West tra le stradine del borgo medioevale. Diffuso il filmato che ha incastrato il ventunenne che ha risposto al fuoco dei motociclisti, ancora da catturare

12 Settembre 2026, 00:35

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L’inseguimento, lo schianto, le pistolettate: il film dello scontro a fuoco a Monte Po

«Stanno sparando. Qui in via Oberdan».

È la sera del 23 agosto a Motta Sant’Anastasia. Il borgo medievale è vestito a festa per la Santa Patrona.

Alle 22,30 la telefonata al 112 Nue fa scattare l’intervento dei carabinieri che poi, in pochi giorni, riusciranno a garantire alla giustizia uno dei partecipanti al pericolosa scontro a fuoco.

Kevin Giglio, 21 anni, finisce dietro le sbarre, come già anticipato da La Sicilia, per tentato omicidio.

Ma sono le immagini delle telecamere di videosorveglianza a cristallizzare le fasi più violente del conflitto armato.

Quattro giovani, di cui tre travisati, inseguono e sparano contro una Fiat Panda con targa tedesca su cui viaggia Giglio, assieme a un’altra persona.

Giunta all’altezza del civico 30 di via Oberdan, la macchina si schianta contro un’altra auto parcheggiata.

L’autista scende e trova riparo dietro una vettura, mentre Giglio tira fuori il braccio dal finestrino e comincia a sparare contro i motociclisti in fuga. Poi apre la portiera e schiizza fuori sparando a ripetizione.

Il ventunenne, poi, rientra nell’abitacolo assieme all’autista - al momento ignoto - che riaccende il motore e va via sgommando.

La Panda bianca poi è stata rinvenuta abbandonata in via Terre Nere.

Gli specialisti della Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale dei carabinieri di Catania hanno eseguito i sopralluoghi sul selciato di via Oberdan diventato un campo di battaglia.

Le fasi precise della sparatoria sono immortalate nel video diffuso ieri dai carabinieri.

Il “Grande Fratello” del Far West.

Giglio, da come emerge dalle indagini dei carabinieri che hanno poi portata ad altri fermi per armi e droga, sarebbe coinvolto nella gestione di una piazza di spaccio a Piano Tavola, che sarebbe sotto l’egida degli Strano di Monte Po.

Ma su quella zona di smercio di droga ci avrebbe messo gli occhi il clan dei Cursoti milanesi.

Questo, ma anche altro, avrebbe causato lo scontro da cui è scaturita la sparatoria a Motta.

Giglio non è fermato immediatamente. Ma dopo qualche giorno.

I carabinieri vanno a casa sua poche ore dopo il conflitto armato, ma non lo trovano.

Durante una chiamata l’indagato dice alla madre che sta rientrando da «fuori», ma quando comprende della visita dei militari, spegne il telefono che non riaccende più.

Madre e compagna, però, sono monitorate.

Così gli investigatori comprendono che il pistolero si sta nascondendo a Monte Po.

La sera del 26 agosto Giglio è nuovamente immortalato dalle telecamere.

Stavolta mentre prepara la risposta armati, assieme ad altri sodali, ai Cursoti milanesi che il giorno prima avevano colpito il chiosco di Monte Po, in cui lavora un familiare del fermato.

Le indagini non sono certamente chiuse.

Altre cinque persone sono da identificare.

L’autista della Fiat Panda che si è nascosto per ripararsi dalle pallottole. E il commando di quattro motociclisti che farebbe parte dei Cursoti milanesi.

Un indizio su chi potrebbe essere uno dei personaggi lo fornisce la madre di Giglio nel corso di una delle tante conversazioni sentite dai carabinieri.

La donna parla di un certo «Renato, fratello di Oreste».

Il riferimento riguarderebbe Oreste Prelati, storico soldato di Monte Po a quanto pare da qualche tempo migrato con i Cursoti milanesi, che è attualmente detenuto poiché ha violato le prescrizioni degli arresti domiciliari.

Qualche mese fa è stato condannato per il processo su narcotraffico scaturito dall’operazione “Devazione” della Dda.