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La scadenza

Ex ospedale Vittorio Emanuele: per il Museo dell'Etna c'è da attendere, i lavori slittano di 240 giorni

Il presidio ospedaliero di via Plebiscito, a Catania, deve essere riqualificato. La fine delle opere era fissata per oggi, 3 agosto, ma se ne parlerà a marzo 2027

03 Agosto 2026, 06:59

07:00

Ex ospedale Vittorio Emanuele: per il Museo dell'Etna c'è da attendere, i lavori slittano di 240 giorni

Ha parlato troppo presto l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò. «Il progetto va avanti sostanzialmente nei tempi previsti», aveva detto con un comunicato stampa, il 5 giugno, a proposito dei lavori di realizzazione del Museo dell’Etna al posto di alcune aree dell’ex ospedale Vittorio Emanuele di via Plebiscito, a Catania.

Perché pochi giorni fa, a poco meno di due mesi di distanza dalle dichiarazioni dell’assessore, il capo del Genio civile del capoluogo etneo ha spostato la data di fine dei lavori un po’ (parecchio, in effetti) più in là: se prima era fissata per oggi, 3 agosto 2026, adesso slitta a marzo 2027. Cioè 240 giorni dopo.

Il provvedimento di modifica dei termini contrattuali è stato firmato il 24 luglio 2026. Nel documento si ripercorre la storia dei 25 milioni di euro destinati nel 2020, con delibera della giunta regionale allora presieduta dall’ex presidente (e oggi ministro) Nello Musumeci, alla «valorizzazione del complesso storico monumentale del dismesso presidio ospedaliero Vittorio Emanuele di Catania». Di questi, poco più di 14 milioni erano stati destinati alla rifunzionalizzazione del padiglione San Marco, cioè il futuro Museo dell’Etna.

A ottobre 2023 il Consorzio stabile Medil (di Benevento) e la I.co.ser (di Gangi, provincia di Palermo) firmano il contratto e poco meno di un anno dopo, a settembre 2024, ricevono i primi due milioni di euro per le demolizioni necessarie.

A marzo 2026, però, il Consorzio stabile presenta l’istanza di proroga di 240 giorni, affermando di non riuscire a concludere i lavori entro il termine originariamente previsto, cioè l’inizio di agosto 2026, per ragioni indipendenti dalla propria volontà. Una valutazione, quella del Consorzio, non condivisa dal direttore dei lavori, che al massimo propone un allungamento dei tempi di 165 giorni. Tanto, certo, ma meno di 240.

A risolvere la questione, il 20 luglio, ci prova il Collegio consultivo tecnico (Cct), un organismo di supporto al quale siedono la stazione appaltante e l’impresa e che serve a dirimere le controversie. Nel Cct sui lavori all’ex Vittorio Emanuele, il presidente è anche ex presidente della Corte d’Appello di Catania. Un magistrato scelto come figura di massima garanzia. È il Collegio ad accertare «l’impossibilità oggettiva del rispetto del cronoprogramma originario per cause non imputabili alle parti, ritenendo la richiesta di 240 giorni “congrua, proporzionata e tecnicamente giustificata”». Nella divergenza di valutazioni fra direttore dei lavori e Collegio consultivo tecnico, il Genio civile - che è la stazione appaltante - decide per il «principio di risultato»: meglio spostare la scadenza il più a lungo possibile che rischiare di doverla mancare un’altra volta.

I lavori in ritardo riguardano l’area prospiciente via Plebiscito, grande circa ottomila metri quadrati. Tra gli interventi previsti dal bando, da realizzarsi in 900 giorni «naturali e consecutivi, decorrenti dalla data del verbale di consegna dei lavori», c’è anche l’abbattimento di una parte di soffitta al terzo piano, «per la realizzazione della terrazza e della Sala espositiva con vista sull’Etna». Secondo il progetto dovrà esserci una «ampia vetrata continua», arretrata di cinque metri dalla facciata, «in modo da creare un cono visivo ottimale sul vulcano più alto d’Europa», col barocco del centro storico etneo a fare da base.

Nel più ampio intervento di rigenerazione dell’intero polo ex ospedaliero, è previsto che l’università di Catania realizzi spazi per la didattica e la residenzialità degli studenti. L’ateneo avrà in comodato d’uso gratuito spazi per aule che possano accogliere fino a tremila studenti e trecento alloggi per i fuorisede, o - in generale - per chi avesse diritto. Tutti spazi raggiungibili con la vicina fermata della tratta della metropolitana che dovrà collegare piazza Stesicoro all’aeroporto di Fontanarossa. È prevista altresì la demolizione di fabbricati definiti «privi di rilevanza storica», per ricreare la connessione tra l’ex Ove il complesso monumentale dell’ex Monastero dei Benedettini.