×

il caso

Giustizia per Roberto: la procura decida, processo o archiviazione?

Dopo la tragedia di Pedara prove distrutte e testimoni ignorati: la famiglia e "Angeli della Strada" chiedono una decisione definitiva prima che scatti la prescrizione

27 Luglio 2026, 07:00

Giustizia per Roberto: la procura decida, processo o archiviazione?

«La Procura si prenda fino in fondo le sue responsabilità. Almeno ci dica se intende archiviare o se, come chiediamo da sempre, finalmente si aprirà il processo viste le prove eloquenti che sono state fornite. Noi vogliamo solo giustizia per Roberto, e nella giustizia abbiamo sempre creduto. Nonostante tutto». A parlare sono l'Associazione “Angeli della Strada" e la famiglia di Roberto Battaglia (nella foto), il ragazzo morto in un incidente a Pedara il 17 novembre 2018.

Da allora c'era stata, infatti, una prima archiviazione con il pm dell'epoca, Andrea Norzi, destinatario di un esposto al Consiglio Superiore della Magistratura proprio per questo caso (procedimento poi archiviato, con il pm che nel frattempo è stato trasferito in altra sede).

La procura non avrebbe minimamente considerato le prove portate a supporto dalla famiglia che facevano intendere tra le altre cose di testimonianze “costruite ad arte" e verbali redatti dalla polizia locale con la dinamica dello scontro non rispondente al vero, nel non aver ascoltato i testimoni chiave né la famiglia stessa, non aver neanche considerato le uniche prove rimaste visto che altre erano state tempestivamente “distrutte" (ad esempio il motorino su cui il ragazzo viaggiava).

La famiglia e l'Associazione non si erano certo arresi e avevano fortemente richiesto l'apertura del caso, poi ottenuta lo scorso ottobre e affidato al pm Francesco Camerano con indagini finalmente svolte in maniera puntuale, con la prospettiva di avanzare la richiesta di riaprire il processo entro lo scorso mese di maggio.

«Le indagini avevano di fatto confermato le tante lacune che avevano portato all'archiviazione - commenta la famiglia di Roberto - dandoci almeno la speranza di poterne dibattere in aula. Ma da maggio i rinvii si sono susseguiti, ormai siamo a fine luglio e tra pochi giorni il tribunale chiuderà per la pausa estiva; la nostra preoccupazione è dover aspettare ancora mesi prima di sapere se il processo si aprirà o meno. Roberto merita giustizia, noi lo ribadiamo da sempre: abbiamo avuto un avvocato che non ci ha mai lasciati soli e ha ribadito la necessità di continuare a crederci, anche quando ci era sembrato di non avere più alcuno spiraglio. Dobbiamo sapere, poiché non vogliamo rischiare che si arrivi alla prescrizione. Se il tribunale etneo non intende affrontare il caso siamo disposti ad arrivare anche alla Corte di Giustizia europea».