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Il caso

Ordigno bellico nel porticciolo di Ognina: la Guardia Costiera interdice l'area per 150 metri

Dopo la segnalazione di questa mattina della Federazione Armatori Siciliani attivate le procedure di sicurezza per l'area nel borgo marinaro di Catania. Il presidente Micalizzi: «Negli anni ci sono stati altri casi»

25 Luglio 2026, 18:30

19:13

Ordigno bellico nel porticciolo di Ognina: la Guardia Costiera interdice l'area per 150 metri

L'allarme tra bagnanti e operatori del porticciolo di Ognina era scattato questa mattina intorno alle 7: a due metri dalla riva, precisamente nel tratto di mare antistante via Acque Casse all'incrocio con via Nenni, e a una profondità di un metro, era stato avvistato quello che sembrava a tutti gli effetti un ordigno bellico, lungo circa 70 cm e probabilmente risalente alla seconda guerra mondiale. E subito dopo la segnalazione, fatta da un cittadino aderente al Comitato civico "Ognina non si vende", erano state avvertite tramite la Federazione Armatori Siciliani le autorità competenti: Carabinieri, Guardia Costiera, artificieri, Digos e Prefettura di Catania.



Subito, come informa Fabio Micalizzi, presidente della Federazione Armatori, Guardia Costiera e dell'Arma dei Carabinieri hanno raggiunto il luogo della segnalazione per effettuare le prime verifiche. E nel primo pomeriggio, poco prima delle 14, la Guardia Costiera ha emesso un'ordinanza che interdice l'accesso all'area per una distanza di 150 metri. «Con decorrenza immediata e fino al termine delle operazioni di intervento/recupero del presunto ordigno bellico, da eseguirsi a cura del personale del Nucleo SDAI della Marina Militare, o altro personale abilitato, nello specchio acqueo sopra indicato, per una distanza dalla costa di metri 150 è vietato l'utilizzo dell'ancora, e lo svolgimento di qualunque attività subacquea».

Nell'immagine il relitto visto dalla via Acque Casse

Da questa mattina quindi, come riferisce ancora Micalizzi, «due uomini della Guardia Costiera hanno presidiato la zona. Esprimiamo quindi apprezzamento per la tempestività dimostrata dalle forze dell'ordine e dagli enti intervenuti, sottolineando come la rapidità dell'intervento rappresenti un elemento fondamentale per la tutela della pubblica incolumità». Allo stesso tempo, però, la Federazione richiama l'attenzione su una problematica che definisce «più ampia». Negli ultimi anni, infatti il presidente degli armatori riferisce di aver inviato ulteriori segnalazioni sulla presenza di altri presunti ordigni bellici nei fondali del porto di Ognina. «Ricordo, ad esempio - prosegue Micalizzi - una a 11 metri di profondità di fronte al solarium che un tempo si installava sempre a Ognina, di cui non abbiamo saputo nulla. Forse come accaduto in un altro caso che ricordo, questa volta a circa 50 metri di profondità, le onde hanno poi portato via il tutto. Il problema quindi è chiaro: serve una operazione di bonifica più approfondita». Per questo motivo la Federazione Armatori Siciliani rivolge un appello alle autorità competenti affinchè venga programmata una ricognizione sistematica e completa dell'intero fondale del porto di Ognina, mediante l'impiego di mezzi e personale specializzato, così da accertare l'eventuale presenza di ulteriori residuati bellici e procedere, ove necessario, alla loro bonifica.

«La sicurezza dei cittadini, dei pescatori, dei diportisti, degli operatori portuali e dei numerosi bagnanti che frequentano quotidianamente il borgo marinaro di Ognina – dichiara la Federazione – deve rappresentare una priorità assoluta. Ogni possibile rischio deve essere eliminato attraverso controlli approfonditi e interventi tempestivi».

Non si tratta peraltro di una segnalazione proveniente solo dalla Federazione armatori: nelle scorse settimane il problema dei fondali del porto di Ogna pieni di relitti e altri oggetti era stato denunciato dalla società La Tortuga, titolare di una concessione per la gestione di parte del porticciolo. La società aveva anche diffuso un video con le immagini dei fondali.