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Il caso

«Condizioni disumane di detenzione», è allarme rosso per le carceri di Palermo

La visita di "Nessuno tocchi caino" a Ucciardone e Pagliarelli

25 Luglio 2026, 09:15

09:20

«Condizioni disumane di detenzione», è allarme rosso per le carceri cittadine a Palermo

«L’indecenza osservata all’Ucciardone non l’avevo mai riscontrata altrove. Nelle cucine è ancora presente la fogna a vista: riteniamo necessario un esposto in Procura»: la deputata Elisabetta Zamparutti pronuncia queste parole durante la visita negli istituti penitenziari Ucciardone e Pagliarelli di una delegazione dell’associazione Nessuno tocchi Caino, insieme alla Camera penale e al Movimento Italiano diritti dei detenuti. La situazione viene descritta dalla delegazione come «una tortura strutturale dei detenuti»: celle sovraffollate, gravi carenze igienico-sanitarie e un ricorso diffuso agli psicofarmaci sono solo alcuni elementi di un quadro fortemente degradato.

All’Ucciardone, dove sono presenti 587 detenuti a fronte di 522 posti effettivi, il sovraffollamento è contenuto rispetto alla media nazionale. Ma le criticità emergono sul piano delle condizioni di vita, in particolare nella sezione 9 (reparto riservato a soggetti con gravi problemi di salute mentale o sottoposti a restrizioni disciplinari particolari): questa, secondo il segretario di Nessuno Tocchi Caio e coordinatore della presidenza del Partito radicale Sergio d’Elia, «va chiusa: regna l’immondizia, in alcuni casi mancano anche gli sgabelli per mangiare attorno ad un tavolo, sono stati denunciati diversi episodi di violenza tra detenuti: è una situazione disumana». Si parla quindi di carenza strutturale: «Ci sono celle senza vetri alle finestre – racconta Rita Bernardini, presidente di Nessuno Tocchi Caino – un detenuto ci ha raccontato di aver ucciso un topo sotto il carrello del vitto».

Al Pagliarelli il sovraffollamento è più critico: 1.465 detenuti a fronte di una capienza di 1.165, con circa 80 posti inagibili. «Abbiamo visto celle di 9 metri quadrati, occupate da tre persone con letti di ferro che riducono lo spazio - sottolinea Zamparutti – anche la polizia penitenziaria chiede aiuto: su una pianta organica di 581 agenti, 498 sono in servizio».