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Il blitz

La faida familiare: il “bacio in bocca” del padre al figlio "traditore", «Nella mafia la condanna a morte»

Il retroscena dell'operazione "Oltre il Villaggio". L'escalation di violenza nel 2023 dopo la scarcerazione di Giuseppe Santo Patanè

18 Luglio 2026, 05:01

08:08

La faida familiare: il “bacio in bocca” del padre al figlio "traditore", «Nella mafia la condanna a morte»

 

«Era meglio che non uscivo dalla galera, a quest’ora non succedeva tutto questo fracasso!». Le parole sono pronunciate da Giuseppe Santo Patanè durante un colloquio in carcere con la madre. Lui è uno dei fedelissimi di Seby Miano “Piripicchio”, coinvolto nella retata “Oltre il Villaggio” che ha documentato gli affari illeciti del gruppo criminale e le tensioni violente scaturite proprio dopo la sua scarcerazione nell’estate del 2023.

Un altro dato: Giuseppe Santo Patanè è stato condannato in via definitiva per la sparatoria avvenuta nell’aprile di quattro anni fa alla “Vecchia Dogana”. Già gli investigatori, quindi, conoscevano la facilità di Patanè di ricorrere alle armi. La cosa che nessuno si aspettava, forse, è che potesse addirittura sparare contro suo zio Francesco. Eppure è successo. Il movente? Durante la sua detenzione un pusher avrebbe “smesso” di operare per le loro piazze di spaccio e sarebbe passato con lo zio. Quest’azione violenta lo ha reso agli occhi del padre Salvatore un “traditore”.

Si è scatenata una faida familiare, con pistolettate da una parte e dall’altra, da Librino al Villaggio Sant’Agata. Placido Samuele Aloisio è il pusher che sarebbe passato dalla parte del “nemico”. Giuseppe Santo Patanè e Orazio Guerino (un altro indagato) avrebbero minacciato Aloisio, che sarebbe andato a cercare protezione dallo zio acquisito Francesco Pistone. Per dirimere la questione sarebbe stato organizzato un incontro a casa di Ciccio Patanè, anche alla presenza del fratello Salvatore, padre di Giuseppe Santo Patanè. L’appuntamento si è però trasformato in una trappola: Orazio Guerino e Giuseppe Santo Patanè sono stati violentemente picchiati. Alla fine del massacro, Salvatore Patanè avrebbe dato un “bacio in bocca” al figlio, che in codice mafioso significa «condanna a morte», annota la gip nell’ordinanza. Ma a fare scoprire questo particolare agli investigatori è la madre di Giuseppe Santo Patanè che, sfogandosi con la sorella, annuncia la volontà di voler lasciare il marito che aveva preferito schierarsi col fratello invece che prendere le difese del figlio. A un certo punto racconta: «Non mi è piaciuto quel gesto del bacio in bocca! Sai cosa gli ha detto? “Sì! Io il bacio in bocca gliel'ho dato a mio figlio per fargli capire che non è più mio figlio!”». Quel bacio sulle labbra, oltre alla «simbolica condanna a morte», serviva «a disconoscerlo di fatto». Patanè senior inoltre avrebbe detto alla moglie: «Menomale che l'hanno arrestato perché se no tra un mese era a terra!». In altre parole, il figlio rischiava di essere ammazzato.