Le carte
La scomparsa dell'M12, il depistaggio, la trappola social: così i poliziotti hanno incastrato l'agente donna della penitenziaria
L’arma “sparì” da Bicocca nel 2024. La rete di contatti che ha portato gli investigatori a ritrovare il mitra sul tetto di una stalla all'Antico Corso
Dalle immagini di videosorveglianza a quelle dei social. Ma pure le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. A incastrare Melania Nicotra, agente della polizia penitenziaria, è stato un variegato puzzle. La trentaseienne, ieri, è stata arrestata con altre tre persone, i fratelli Salvatore e Francesco Longo e Giuseppe Vecchio, per la scomparsa di un mitra dall’armeria del carcere di Bicocca. L’inchiesta che ha condotto l’agente in cella è stata condotta dalla squadra mobile e dalla pg della polizia penitenziaria. Le indagini, coordinate dalla procura, sono scattate nel 2024.
Due anni fa, un agente della penitenziaria che stava montando di guardia ha rilevato l’assenza della potente arma e lo ha comunicato al suo superiore. Nicotra è stata contattata immediatamente poiché era stata una delle ultime ad aver fatto la “sentinella”. Per tentare di allontanare i sospetti, la poliziotta ha millantato conoscenze nella criminalità che avrebbero potuto permetterle di “rintracciare” la pistola mitragliatrice. Nel frattempo però sono partite le intercettazioni e inoltre i poliziotti della mobile hanno analizzato i tabulati telefonici e le registrazioni della videosorveglianza del carcere. Quel giorno l’agente della polizia penitenziaria è uscita da Bicocca con in mano una busta gialla con qualcosa di molto grande che per forma poteva essere ricondotta all’arma sottratta. La sera della scomparsa del mitragliatore, Nicotra ha avuto contatti con la madre dei fratelli Longo, anche lei indagata ma che deve ancora affrontare l’interrogatorio preventivo assieme a un altro pusher.
I poliziotti della squadra mobile, partendo da quelle chiamate, hanno ricostruito pezzo per pezzo quello che è accaduto. Il mitra sottratto al carcere di Bicocca a un certo punto è finito nei profili TikTok di Francesco Longo. “In occasione dei festeggiamenti della fine dell’anno 2024 - annota la gip nelle sessanta pagine dell’ordinanza - gli indagati avevano pubblicato delle fotografie in cui, sulla pubblica via, imbracciavano delle armi, tra cui una del tutto simile a quella sottratta” al carcere di Bicocca. Ma non è stata l’unica foto con il mitra: Ciccio Longo ne ha caricate altre, una con la bandiera americana (simbolo del clan Cappello-Bonaccorsi) e altre con figli di noti boss dei Cappello. Dal virtuale si è passati alla realtà: i poliziotti hanno piazzato una telecamera in via Francesco Morabito e hanno incastrato Ciccio Longo. L’occhio elettronico lo ha immortalato mentre, “armato” di scala, nascondeva sul tetto di una stalla un involucro assolutamente “compatibile” con la forma del mitra. In quell’occasione i poliziotti hanno voluto agire e hanno effettuato una perquisizione. Il riscontro si è palesato appena gli agenti hanno aperto la busta bianca: all’interno infatti c’era il fucile mitragliatore Beretta M12 che nell'estate del 2024 era stato rubato dal carcere. Già alcuni giorni prima, il cognato Giuseppe Vecchio - all’epoca detenuto a Piazza Lanza - aveva consigliato a Francesco Longo di disfarsi del fucile (“il coso”) per prendersi una pistola per uso personale. Ma Ciccio Longo, intercettato, si sarebbe lamentato del poco guadagno - 400 euro - che avrebbe ricavato dalla vendita dell’arma. Il passo falso dell’indagato sarebbe stato però quello, dopo il suo arresto, di confidarsi con Giovanni Sozzi, che da lì a poco è diventato un collaboratore di giustizia. Nei verbali, citati nell’ordinanza, si fa il nome dell’agente Nicotra. Che stranamente è stata chiamata dai familiari di Longo per informarla dell’arresto del parente (che è stato condannato per armi). Anche Vecchio è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine: qualche anno fa è stato arrestato in via Castromarino, dove si era nascosto con un arsenale a disposizione per sfuggire a una condanna definitiva. L’arresto era finito in diretta social.
La gip Carla Aurora Valenti ha disposto la misura in carcere per la poliziotta della penitenziaria e per gli altri tre indagati. Nicotra è a Rebibbia, mentre i Longo e Vecchio sono detenuti in istituti penitenziari siciliani. Oggi alle 9:30 cominceranno gli interrogatori di garanzia. Nicotra, difesa dagli avvocati Christian Petrina e Mattia Romano, e gli altri 3, assistiti dal penalista Tommaso Manduca, devono difendere a vario titolo dalle accuse di peculato, detenzione illecita di armi e spaccio.
