×

L'omelia

L'arcivescovo Lorefice tra fede e bellezza: «Rosalia ci parla attraverso i giovani»

In Cattedrale, le opere degli studenti dell’Accademia delle Belle arti

15 Luglio 2026, 09:33

09:41

L'arcivescovo Lorefice tra fede e bellezza: «Rosalia ci parla attraverso i giovani»

Sul palco allestito sul piano della Cattedrale, nella tappa dedicata al messaggio dell’Arcivescovo, Corrado Lorefice ha scelto di non parlare soltanto della Santuzza, ma di far arrivare alla città la voce dei suoi giovani. Un intervento costruito sulle parole e sulle immagini degli studenti dell’Accademia di Belle Arti, chiamati a reinterpretare la figura della Patrona attraverso opere che raccontano le ferite, le paure e le speranze della Palermo di oggi.

«Stasera tu ci vuoi parlare attraverso il messaggio di alcuni giovani della tua e nostra Città», ha detto Lorefice rivolgendosi idealmente a Santa Rosalia. Giovani descritti come «figli e figlie di questo nostro tempo», accomunati alla Santa dalla capacità di guardare la realtà con coraggio. «Sono stati donati dalla vita a questa terra bella e tormentosa», ha aggiunto l’Arcivescovo, indicando in quelle opere un modo per leggere il presente della comunità.

Le incisioni realizzate dagli allievi dell’Accademia, esposte nella Cappella di Santa Rosalia in Cattedrale, sono diventate così il cuore del messaggio. «Le loro parole – come le tue – arrivano al cuore della Città», ha affermato Lorefice, richiamando quelle «nuove e vecchie ferite» che segnano quartieri, strade e piazze: “Sofferenze e contraddizioni, ansie e paure, privazioni e incertezze, violenza e morte”.

La Santuzza raccontata dai giovani artisti non è una figura distante, ma una presenza capace di confrontarsi con le emergenze del nostro tempo. Elena ha rappresentato una Rosalia contemporanea, una ragazza che porta dentro la sofferenza della città e la trasforma in reazione. «La sua non è mancanza di rispetto, ma una ‘rabbia sacra’ contro le nuove pesti che soffocano Palermo: la mafia, la violenza e la cultura delle armi», è il passaggio letto dall’Arcivescovo. Una Santa che «non prega in silenzio, ma urla la sua ribellione contro il male reale che distrugge il nostro futuro».

Serena Maria ha scelto invece di togliere alla Santa i simboli più tradizionali per restituirle una dimensione più umana. «Privata di sfarzo e retorica, la Santa diventa simbolo di una resistenza etica e spirituale», è la riflessione dell’artista, che vede nella preghiera e nella coscienza personale una risposta al degrado sociale.

Attraverso queste voci, Lorefice ha costruito un appello alla città. Non una celebrazione soltanto religiosa, ma un invito a riconoscere le proprie responsabilità e a trasformare la memoria della Patrona in un impegno concreto. «Ascoltiamo con attenzione. Arrivino queste parole nel profondo delle nostre coscienze», ha detto l’Arcivescovo, invitando Palermo a lasciarsi interrogare dallo sguardo dei suoi giovani.

La conclusione ha racchiuso il senso dell’intervento sul palco della Cattedrale: «Ascolta la tua Patrona, Palermo. Ascoltala. Rinasci ancora, perché l’hai ascoltata!».