Il caso
Un altro allarme per l'Oasi del Simeto: «I quad in corsa hanno già distrutto due nidi di tartarughe marine»
Nell'area protetta catanese non si può mai stare tranquilli. Le fototrappole ci sono, ma per il momento non sono servite a bloccare i responsabili
L'ultima minaccia in ordine di tempo all'Oasi del Simeto viaggia su quattro ruote: «Quad scorrazzano di continuo nei nove chilometri di spiagge dell'area protetta, arrivando almeno fino alle Capannine alla Plaia», hanno denunciato i residenti dei Villaggi Azzurro e Primosole Beach. Una pratica illegale, finora non resa pubblica ma, si è capito, tristemente nota. «Oltre alle dune naturali, i quad hanno già distrutto almeno due nidi di tartarughe marine – ha confermato Umberto Troja, direttore dell'Oasi – abbiamo messo anche le fototrappole, ma non siamo ancora riusciti a fermarli». «Abbiamo però diverse fotografie già consegnate agli organi inquirenti di competenza – ha annunciato Alessandro Campisi, consigliere delegato ad Ambiente e Aree protette di Città metropolitana – loro coprono le targhe dei quad sicuri dell'impunità, ma non arretreremo di un passo: l'Oasi va protetta e tutelata».
In attesa di risvolti, si è trattato solo di uno dei temi sollevati lunedì al Centro Polifunzionale di Torre Allegra all'inedito confronto pubblico tra amministratori e cittadini. Il presidio, dove per tutta l'estate sarà presente una postazione della Forestale, ha infatti ospitato una seduta del consiglio del Sesto Municipio presieduto da Francesco Valenti, presenti Troja, Campisi e Anthony Manara, presidente della commissione consiliare Politiche per l'Ambiente e Mare. Sì perché fra gli allarmi lanciati ci sono non solo il concreto rischio incendi con l'ondata di calore prevista a partire da oggi (chi non ricorda il furioso incendio di fine luglio 2021 che allora aveva devastato circa cento ettari dell'Oasi?), ma anche il necessario contrasto al potenziale inquinamento dei corsi d'acqua che all'Oasi sfociano per la tutela di fauna e ambiente.
L'attenzione si era inevitabilmente alzata a seguito della moria di pesci alla foce del canale Buttaceto rilevata lo scorso fine giugno, per cui anche la Procura della Repubblica aveva aperto un fascicolo di indagine. Proprio ieri mattina si è tenuto un incontro tra il direttore Troja e la dottoressa Brigida Finocchiaro dell'Arpa, «per avviare il monitoraggio a monte e a valle dei corsi d'acqua che dalla zona industriale arrivano alla riserva naturale – ha confermato Troja – Abbiamo individuato i punti di campionamento e nei prossimi giorni andremo insieme ad effettuare i prelievi». La moria dei pesci? «Pensiamo si tratti di un fenomeno accaduto a mare». Riguardo al contrasto rilevato fra gli esiti delle analisi effettuate alla foce del Buttaceto dall’Arpa e quelle analoghe fatte effettuare dal Comitato Primosole Beach, «il Comitato aveva fatto rilevare dati relativi alle acque di balneazione – ha precisato Troja – quali escherichia coli e coliformi totali risultati fuori controllo, mentre l'Arpa indaga i valori più legati alla protezione dell'ambiente. Che sono risultati perfetti, almeno per quanto riguarda il Buttaceto».
«Entro il mese di luglio – ha annunciato Campisi – si attiverà la convenzione della Città metropolitana con le guardie ambientali per garantire più controllo e un presidio continuo». I residenti dei villaggi, ma anche di Vaccarizzo e collina, hanno infatti rilevato oltre alla presenza di «predatori» che assaltano le auto dei turisti, «da tre a cinque macchine al giorno», pure l'abbandono incontrollato di rifiuti. A proposito di rifiuti, slitterà al prossimo anno il progetto “salvamare” per intercettare e rimuovere le plastiche nell'alveo del fiume Simeto di cui avevamo scritto lo scorso mese di febbraio. «Abbiamo perso i finanziamenti, non per colpa nostra – ha rilevato Troja – ma ci riproveremo».