L'intervista
La "linea Barbagallo" sui servizi idrici integrati: «Il Pd si opporrà a qualunque gestione che non sia quella pubblica»
Per il segretario regionale dei democratici, da sempre contrario agli affidamenti ai privati, afferma: «Dobbiamo solo rendere efficienti le società che abbiamo già»
«La linea del Partito democratico è una e una soltanto: dobbiamo tornare al più presto alla gestione in house del servizio idrico integrato. Abbiamo già perso abbastanza tempo e opportunità, non possiamo permetterci di perderne altro. Finalmente ci sono tutte le condizioni».
Anthony Barbagallo, deputato nazionale e segretario regionale del Partito democratico. Lei è una delle voci che hanno sempre osteggiato l’ormai ex gestore unico del servizio idrico integrato, cioè la società Sie (Servizi idrici etnei). Il contratto è stato rescisso da settimane, e attorno a questa storia c’è un grande silenzio, non trova?
«C’è chiaramente la consapevolezza di essere dentro a un groviglio giudiziario non di poco conto. In questo, il centrodestra ha responsabilità gravissime: ci hanno accompagnato verso questa, discutibilissima, ottemperanza (della sentenza del Cga a seguito della quale è stato firmato un aggiornamento della convenzione fra l’Assemblea territoriale idrica catanese e la Sie, ndr). Sono due anni che diciamo che era un errore e adesso, con la rescissione del contratto, abbiamo dimostrato di avere sempre avuto ragione. Ma è una vittoria amarissima. Anche perché temo che il nuovo Re di Prussia sia dietro l’angolo, che non sarà più la Sie ma un altro privato».
Il presidente dell’Ati e il commissario unico per la depurazione, Fabio Mancuso e Fabio Fatuzzo, in due diverse interviste, hanno offerto le loro soluzioni. Uno la società totalmente privata; l’altro la società mista con un patto di sindacatura.
«Lo dico chiaro e tondo: il Pd avverserà in ogni luogo e con ogni strumento a sua disposizione affidamenti a società miste o a privati. La legge 19 del 2015, che è quella che disciplina il servizio idrico integrato, l’ho portata avanti io, ne sono il relatore, so di che parlo. Ci sono ampissimi margini per tornare a una gestione totalmente pubblica e ci sono enormi risorse disponibili. Ho fatto i conti».
Prego.
«Ci sono 845 milioni già disponibili al commissario unico per la depurazione; altri due miliardi, per depurazione e fognature, che sono già stati assegnati e per cui si possono fare le gare per la progettazione. Sui fondi Fsc abbiamo stimato che si possano investire sul servizio idrico già 600 milioni di euro. Lo ripeto, i soldi ci sono, non si capisce perché non possano essere società pubbliche a gestirli. Società che, finora, hanno gestito con successo dieci, quindici Comuni».
Le società pubbliche spesso non sono un esempio di buon governo, quando non proprio di gestioni clientelari (che poi è, detta brutalmente, una delle più dure contestazioni che faceva la Sie).
«Diciamo che non accettiamo lezioni da chi ha avuto risultati disastrosi... A parte questo, è indubbio che le società pubbliche che ci sono abbiano dei difetti o delle falle, ma esistono e gestiscono il servizio idrico per centinaia di migliaia di cittadini. Mi riferisco a Sidra, Acoset, Sogip... L’obiettivo collettivo deve essere renderle efficienti».
Eppure, tra i pochi Comuni che hanno votato contro la rescissione del contratto con la Sie, c’è Militello in Val di Catania, amministrato dal Pd.
«La linea del Pd è sempre stata una».
La rescissione del contratto espone i sindaci a richieste di risarcimento danni milionarie.
«Sono certo che l’Ati, a sua volta, saprà farsi valere nei confronti di una gestione fantasma del servizio idrico. Guardi, io faccio politica da tanti anni: bisogna avere le spalle larghe e andare avanti, per perseguire un obiettivo più alto, che è quello di un servizio idrico efficiente e a un costo accessibile».

