L'intervista
Gradimento dei sindaci, quello di Catania dal 66 al 46%. Trantino: «Per anni consenso figlio dei favori, il rigore serviva»
Il tradizionale "governance poll" del Sole 24 Ore dà un brutto colpo al primo cittadino. Che, però, accetta di fare autocritica: «Su rifiuti, verde e strade si può migliorare»
È un tonfo che pesa perché parte da molto in alto. Il sindaco di Catania Enrico Trantino, quartultimo per gradimento tra i primi cittadini dei capoluoghi di provincia italiani, veniva da un apprezzamento - al momento dell’elezione, nella primavera 2023 - del 66,1 per cento. Che adesso, tre anni dopo, è crollato al 46 per cento. Perde, cioè, 20,1 punti percentuali secondo il “governance poll” pubblicato ogni anno dal Sole 24 Ore e uscito un paio di giorni fa.
Nessuno, tra i sindaci italiani, fa peggio di quello etneo. E, considerando che nel 2024 Trantino era al 17esimo posto, la caduta fa male. «In qualunque contesto pubblico, l’asticella si è spostata dall’analisi delle situazioni alla loro percezione», afferma il primo cittadino a La Sicilia.
Sindaco, come ha preso questo tracollo?
«Ho trovato interessante il commento che è stato fatto da un ex consigliere di quartiere che, parlando di questa amministrazione e lamentandosene, ha detto che ora non si può fare più niente. Bene, penso che troppo spesso il consenso a Catania sia stato interpretato come concessioni, come dire?, borderline all’elettorato. E questo, inevitabilmente, genera malumoti. Che, sui social, vengono amplificati e hanno sempre molto più spazio delle cose positive».
Così è come se stessimo dicendo che l’intero campione di Noto Sondaggi si fa influenzare dai social. Non è possibile.
«Certo che no, e non è quello che voglio dire. Dico solo che la percezione non necessariamente corrisponde alla reale portata di un problema».
Però spesso la politica vive di sole percezioni. Mi viene da pensare, per esempio, ai migranti: fino a qualche estate fa erano stati trasformati nel problema più grande di tutti, generando la percezione che effettivamente lo fossero; e adesso quasi non se ne parla più, perché il problema non era tale, non esisteva.
«A livello nazionale è vero che se ne parla molto meno, ma sul livello locale è un tema molto sentito dalla popolazione. In termini di percezione di insicurezza, per via per esempio dei parcheggiatori abusivi, o di degrado degli spazi pubblici, di presenza di persone senza fissa dimora eccetera».
Lei non pensa che nella percezione di insicurezza dei catanesi pesino, più che i parcheggiatori abusivi, i colpi di kalashnikov sparati in strada contro gli esercizi commerciali?
«Credo proprio di no. Per fare un esempio: degli anni della “primavera di Catania” si ricordano i caffè concerto e i locali, ma sono gli stessi anni dei 140 morti ammazzati in città».
Lei dice che i kalashnikov per il cittadino medio sono ancora sotto l’ombrello del “tanto lo fanno tra loro”, come se gli spari non influissero sulla vita “normale” della città?
«È possibile che sia così. Ma, voglio dire, anche se così non fosse: questo rientra tra i problemi che un sindaco non ha il potere, suo malgrado, di risolvere».
Facciamo un po’ di autocritica. Cosa poteva essere fatto meglio ed essere percepito meglio dai catanesi?
«Io non voglio fare la vittima e ci tengo che non passi questo messaggio. E non voglio giocare in difesa. Però penso che tante cose avremmo dovuto comunicarle molto meglio, in molti più luoghi e contesti. Per esempio: nelle scorse settimane Sidra e St hanno firmato un accordo importantissimo per l’acqua industriale, che ha ricadute economiche e lavorative rilevantissime per questo territorio. Abbiamo approvato il regolamento dei dehors, che si aspettava da quarant’anni; un momento non dico storico, ma quasi... Poi sono consapevole, e lo stiamo facendo, che su manutenzione del verde e delle strade e sul contratto per la raccolta dei rifiuti ci sia ancora tanta strada da fare e la stiamo facendo. Poi su alcune cose non c’è niente da combattere: di continuo ricevo segnalazioni sul fiume Arci che inquina, ma le analisi sull’Arci mi dicono essere tutte buone».
Quello degli scarichi bruti è un problema atavico e reale.
«E come Città metropolitana abbiamo intensificato i controlli. Ma, a leggere le analisi sul sondaggio, non è questo che importa ai cittadini».
E cosa importa ai catanesi?
«Non a tutti, ma a molti importa non essere disturbati, continuare le prassi degli ultimi 60 anni, proseguire con la cultura dei favori. Io penso che era tempo che ci fosse un po’ di rigore».
