il nodo acqua
Servizi idrici, oggi un lungo pomeriggio per l'Ati: i sindaci decidono se mollare Sie
Per l'ad Sergio Cassar la proposta di risoluzione è «infondata». Per il sindaco di Misterbianco Marco Corsaro «non è panacea a tutti i mali». Il giorno dell'assemblea dei soci
Qui e ora. Perché questo pomeriggio l’Ati (l’assemblea territoriale idrica), sarà chiamata a votare la proposta di scioglimento del contratto con la Sie (servizi idrici etnei), la società mista pubblico-privato che dal 2005 ha a che fare con la gestione di acqua, fogne e depuratori dei 58 Comuni in provincia di Catania. Sembra esserci un’ampia convergenza sulla rottura, ma nell’immediato non cambierebbe nulla. L’Ati, guidata dal sindaco di Adrano Fabio Mancuso, si propone di stracciare la convenzione con Sie, mantenendo in capo a essa la gestione dell’acqua fino a nuova disposizione.
A fare il punto sulla proposta di risoluzione del contratto è il diretto interessato, l’amministratore delegato di Sie, Sergio Cassar che la ritiene «infondata». «Nella proposta di delibera - spiega a La Sicilia - salta all’occhio l’amnesia generale che deve avere colpito chi l’ha pensata e formulata, circa gli obblighi di Ati, derivanti sia dalla sua stessa funzione di ente regolatore, ma anche dalla convenzione e dai molteplici giudicati e che tuttavia non vengono mai citati. Ati dimentica, per esempio, di non aver approvato l’aggiornamento degli atti regolatori di sua competenza (Pef e sviluppo tariffario), atti che costituiscono le fondamenta delle concessioni in materia di servizio idrico integrato. E dimentica anche che il Mit ha sospeso i fondi del Pnrr proprio in attesa che l’ente approvasse tali atti regolatori, ancora oggi mai assunti e che costituiscono condizione di ammissibilità al finanziamento».
«Si passa dall’amnesia all’assurdo - prosegue Cassar - quando si legge in questa proposta, che Sie sarebbe inadempiente perché non subentrata alle gestioni in house aziendali come Sogip, Acoset, Sidra, Ama. Facciamo un passo indietro: l’Ati ha inserito in convenzione che Sie per poter subentrare a tali gestioni deve prima pagare dei “valori di subentro”, ma si tratta proprio dei “valori di subentro” che Ati stessa avrebbe dovuto approvare entro aprile 2025, ma che tuttora non ha approvato. Sie è, quindi, ancora oggi impossibilitata ad acquisire tali gestioni per esclusiva responsabilità dell’Ati.»
«Dunque - conclude Cassar - prima si impedisce che Sie subentri non approvando i valori che deve pagare e poi spunta una proposta di risoluzione con cui si tenta un ulteriore salto in avanti che, qualora approvata, darebbe sempre il medesimo risultato: porre un ulteriore ostacolo ai subentri a tali gestioni, agli investimenti e all’esecuzione dei giudicati, prima che il giudice chiamato possa intervenire».
«Se oggi davvero si andrà a votare - commenta a La Sicilia il sindaco di Misterbianco Marco Corsaro - per senso di lealtà e rispetto ai colleghi sindaci dell’Ati e al mio mandato sarò favorevole allo scioglimento del contratto con Sie, ma sia chiaro: questa scelta non sarà la panacea per tutti i mali del servizio idrico in provincia. Anzi, mi auguro che non si passi dalla padella alla brace. Ieri pomeriggio abbiamo ricevuto una diffida da parte di Sie su cui non entro nel merito, ma che deve suonare come un campanello d’allarme per i nuovi contenziosi che potrebbero aprirsi. L’unico risultato sarebbe di offrire ancora ai cittadini una immagine di grande incertezza, senza risolvere nulla dal punto di vista della qualità del servizio».
Corsaro non nasconde i suoi dubbi sulla scelta che vuole intraprendere l’Ati. Da mesi le cronache non parlano altro che di disservizi, bollette pazze e utenti sul piede di guerra.
«Da un lato è così - continua Corsaro - il passaggio al gestore unico è stato a dir poco traumatico. A Misterbianco avevamo ancora con la vecchia gestione in economia, di colpo abbiamo dovuto cedere tutto al nuovo gestore. Occorre però chiarire cosa è successo: dopo il pronunciamento del Cga per le amministrazioni locali non c’era altra scelta possibile. Tutti i comuni devono per legge passare al servizio idrico integrato, e questo è stato fatto o è in corso. Da lì sono venuti tanti nodi al pettine, sulle bollette, sulle tariffe, su organizzazione dei front office».
Perché la risoluzione la preoccupa? «Ne ho parlato con Fabio Mancuso, con Angelo Pulvirenti, con Giovani Burtone e tanti altri, ci stiamo confrontando senza preclusioni. Subito dopo l’arrivo di Sie abbiamo fatto una scelta: rimboccarci le maniche per affrontare e risolvere le criticità. Piano piano le cose si sono mosse. Pochi giorni fa abbiamo ottenuto la sospensione del deposito cauzionale, quindi meno costi in bolletta per i cittadini. Poca cosa? Sì, ma era un punto di partenza. Sie deve venire incontro all’utenza, senza se e senza ma. Vero che forse erano impreparati, ma la legge ci aveva imposto questa nuova cornice. Oggi azzerare di nuovo tutto a chi giova? Non ai cittadini e neppure ai sindaci, perché da domani non avremo né un servizio migliore, né meno conflittualità. Anzi, come si evince chiaramente dalla bozza della risoluzione, la Sie proseguirà la gestione nei Comuni fino a nuova disposizione».
Cosa propone allora? «Dobbiamo tirare una linea e ripartire da zero. Si vuole rimpiazzare Sie? Bene, ma lo si faccia avendo già chiaro il piano B. Se la soluzione è aprire un nuovo contenzioso milionario con Sie e nel frattempo dirottare tutti i comuni su Acoset, Sidra, Sogip, non credo che i cittadini avranno vantaggi nell’immediato e forse neppure a lungo termine. Mi piacerebbe che si partisse dalle cose da fare: modernizzare le condotte, riparare le perdite, assicurare un’erogazione puntuale in tutti i Comuni e pagare un prezzo congruo. Quale è il miglior modo per arrivare a ciò? Ecco, se invece di farci le giuste domande, la politica lascia spazio ai contenziosi o, peggio, ci si limita a lisciare il pelo al malcontento, poi non c’è da meravigliarsi se le cose non funzionano».
