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Acqua

Servizio idrico nel Catanese: «Sie gravemente inadempiente», proposta la rescissione del contratto con la società pubblico-privata

Vent'anni di contenzioso e non sentirli. O meglio: vanificarli. Il consiglio direttivo dell'Ati idrica vuole interrompere i rapporti con la società mista, e ipotizza una richiesta di risarcimento danni

24 Giugno 2026, 20:03

20:10

Acqua, servizio idrico, acqua pubblica, rubinetto, siccità

Vent'anni di contenzioso e non sentirli. O meglio: vanificarli. Così la gestione del Servizio idrico integrato nell'ambito territoriale ottimale di Catania rischia di tornare alla casella di partenza. Cioè a quella in cui bisogna individuare il gestore. La certezza si avrà dopo le 16,30 del 30 giugno 2026, quando l'Assemblea territoriale idrica sarà chiamata a votare la proposta di scioglimento del contratto con la Sie, Servizi idrici etnei, la società mista pubblico-privato che dal 2005 orbita attorno alla gestione di acqua, fogne e depuratori di 58 Comuni del Catanese. E a cui adesso l'Ati imputa la perdita quasi sicura, in totale, di circa 21 milioni di euro di finanziamenti pubblici.

Quella tra l'Ati idrica etnea e la Sie sembra la storia infinita. Cominciata alla vigilia di Natale del 2005 con la sottoscrizione di una convenzione di gestione del servizio idrico integrato poi revocata e, da allora, al centro di una complicatissima vicenda giudiziaria. Colpi, contraccolpi, giustizia amministrativa, poi civile. Un caos che avrebbe dovuto essere risolto nel 2024, con la firma di una nuova convenzione (un impegno economico da due miliardi e 200 milioni di euro in 29 anni) e di un nuovo cronoprogramma.

E invece niente, nessun passo avanti e un continuo rimpallo di responsabilità da una parte all'altra. Sie che dà la colpa all'Ati, cioè ai sindaci. E i sindaci che danno la colpa a Sie. Uno scontro esploso oggi, 24 giugno, quando il consiglio direttivo dell'Assemblea ha votato all'unanimità la proposta di deliberazione che arriverà al voto di tutti i sindaci il prossimo 30 giugno. Il consiglio è composto da Fabio Mancuso (presidente dell'Ati, sindaco di Adrano), Massimiliano Giammusso (Gravina di Catania), Antonio Bonanno (Biancavilla), Luca Stagnitta (Linguaglossa) e Angelo Pulvirenti (Nicolosi). Tutti, all'unanimità, hanno deciso di sottoporre agli altri colleghi primi cittadini la decisione di chiudere il contratto con la Sie per «grave inadempimento», imponendole di continuare a lavorare nei Comuni in cui il passaggio di consegne è già avvenuto («fino a nuova disposizione») e riservandosi di proporre una «azione risarcitoria».

Il contenuto della proposta di delibera

Nel documento si legge che l'«Ati deve tenere conto di numerose circostanze che non possono essere ignorate perché paralizzano la gestione del Servizio idrico integrato, che ovviamente non può essere interrotta». Nel passare in rassegna il ruolo della Sie, si sottolinea come la società sia subentrata «nelle gestioni in economia di 19 Comuni dell'ambito (oltre alla gestione dei sette Comuni cui è subentrata a far data dal 2006)». Eppure, sottolinea l'Ati, «Sie ha disatteso il cronoprogramma» sottoscritto a settembre 2024 «e non è subentrata nelle gestioni dei gestori pubblici e privati», come Acoset, Sidra o Acque Carcaci. Inoltre «ha omesso di avviare le attività per il trasferimento della gestione dell'acquedotto intercomunale Maguli, a servizio dei Comuni di Caltagirone, Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarrone e Mineo». E tutto questo nonostante l'elenco dei solleciti sia lungo sei righe

«La condotta di Sie - attacca ancora il consiglio direttivo dell'Ati - paralizza la gestione del Servizio idrico integrato perché più di due terzi della popolazione dell'ambito non è fornita dal gestore unico» e «il mancato subentro di Sie impedisce la realizzazione di tutte le infrastrutture previste dagli atti di programmazione». Sie, sostiene ancora l'Ati, non avrebbe provveduto alla manutenzione straordinaria delle infrastrutture idriche sul territorio, non avrebbe provveduto a presidiare i Comuni acquisiti, non avrebbe aperto un numero di sedi o di presidi sufficienti ad «accompagnare l'utenza nel delicato passaggio da una questione comunale in economia a una più complessa e gravosa».

La società mista avrebbe, invece, «spedito agli utenti decine di migliaia di bollette idriche prive dei necessari requisiti di correttezza dei calcoli delle tariffe», generando così una «grave situazione di allarme sociale» all'interno dell'intero territorio della provincia di Catania. Senza contare che non avrebbe preso in gestione gli impianti di depurazione di Mirabella Imbaccari, Ramacca, Randazzo, Biancavilla e Milo. «La Sie è inadempiente agli obblighi assunti di predisporre per tempo i progetti di adeguamento degli impianti di depurazione, di presentare le istanze alle autorità competenti per la realizzazione delle autorizzazioni allo scarico». Fatto che, com'è ovvio, presenta rilevanti profili di carattere igienico sanitario.

I milioni di finanziamenti persi

In tutto questo, la parte privata della Sie avrebbe accentrato di sé tutte le decisioni, facendole perdere «la sua connotazione di società mista a prevalente capitale pubblico per diventare un concessionario privato, cioè una forma di gestione non voluta e non deliberata dall'Ati».

Conseguenza diretta di questo stato di cose sarebbero «il mancato avvio di una gestione industriale» e i «disservizi diffusamente lamentati dai Comuni». Per colpa di Sie, dice il consiglio direttivo dell'Ati, si perderanno circa cinque milioni di euro di fondi Pnrr legati al ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, per interventi che avrebbero dovuto essere completati entro il 30 giugno 2026 (su depuratori e fogne di Vizzini, Licodia Eubea e San Cono). Inoltre, ci sono i 16.899.026 euro per la «riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione dell'acqua» concessi dal ministero delle Infrastrutture, pure quelli sfumati.

«Nella prossima riunione di monitoraggio che sarà indetta dal Mit - scrivono i sindaci - si dovrà confermare il mancato avvio dell'intervento e, conseguentemente, l'impossibilità di rispettare il termine per la sua conclusione». Oltre che restituire i cinque milioni di euro che il Mit aveva anticipato. Fatto che «conferma la pervicace volontà della Sie di non volere assumere alcun onere di alcun genere in dipendenza del suo ruolo di gestore unico del servizio idrico integrato» e che confermerebbe altresì «l'inadeguatezza tecnica ed economica del gestore». Dalla Sie, adesso, si aspettano le contromosse. Mentre, c'è da giurarlo, il 30 giugno l'Assemblea territoriale idrica vivrà una giornata caldissima.