L'iniziativa
«Una continua strage»: i ciclisti etnei manifestano per la sicurezza dopo gli ultimi lutti
Giorno 27 vari gruppi della provincia insieme in strada, partendo da piazza Europa a Catania, per denunciare i pericoli e chiedere più manutenzione e rispetto. «Muore un ciclista ogni due giorni», spiega Linda Barnobi, che cura l'organizzazione
«Negli ultimi giorni, un bambino di 11 anni è stato travolto da un camion della raccolta rifiuti, mentre pedalava su una ciclabile non protetta, due cicliste, una di 41 anni, l’altra di soli 14, hanno perso la vita sulle strade siciliane in incidenti stradali con automobilisti. Altre tre vite spezzate che si vanno ad aggiungere agli oltre 100 ciclisti morti per incidenti stradali dall’inizio dell’anno. Sono stati 195 nel 2025, dieci in più dell’anno precedente. Uno ogni due giorni. Elencando solo gli ultimi episodi di cronaca, un gruppo di ciclisti etneo affida ai social per annunciare una manifestazione per dire «no alla guida pericolosa». La lettera continua così: «Sabato 27 giugno saremo sulla strada con le nostre biciclette per ribadire il nostro diritto a percorrere le strade con pari dignità rispetto ad ogni altro utente, andremo a passo lento per ricordare che il tempo della vita è prezioso, che la strada è di tutti e nessuno è un intralcio. Avremo i cartelli con le nostre richieste e proposte». L'appuntamento è per le 8,30 in piazza Europa, a Catania.

A organizzarla, su sollecitazione di vari gruppi, è Linda Barnobi: «Sono una ciclista e presidente di una associazione sportiva (Siciliainbici Asd, ndr) e raccolte varie sollecitazioni ho chiesto l'autorizzazione per fare questa manifestazione. Tutto è nato in modo spontaneo: muore un ciclista ogni due giorni in Italia», specifica a La Sicilia. «Chiederemo agli automobilisti, di rispettare la nostra presenza, di evitare sorpassi spericolati, niente telefonino alla guida, rallentare in prossimità delle intersezioni stradali, tenere velocità e distanze di sicurezza adeguati in presenza di mezzi meno veloci», specifica ancora la lettera. Perché «a fronte di questa scia di lutti assistiamo, invece, al proliferare sui social di post d’odio nei confronti dei ciclisti che vanno ad alimentare un clima di insofferenza che ci fa percepire, dagli altri utenti della strada come un inutile intralcio. I morti, alla fine, sono quelli che se la sono andata a cercare mettendosi su percorsi dedicati a mezzi più veloci. Ma non è così. Le strade non sono realizzate per essere percorse sempre alla massima velocità possibile, ma vie di comunicazione che, anche chi è dotato di mezzi meno veloci, deve poter percorrere in sicurezza. Quelle vittime sono il risultato di violazione di norme stradali e di comportamenti imprudenti».
Tra le richieste, ci sono quelle alle Amministrazioni locali e degli Enti proprietari delle strade di operare la giusta manutenzione, imporre corretti limiti di velocità sulle strade urbane o frequentate da ciclisti, tenere conto anche nella progettazione della circolazione di mezzi lenti, realizzare piste ciclabili dedicate e facilmente accessibili, ove possibile. Alle forze dell’ordine e alla Polizia Locale la richiesta è invece di operare tutti i controlli possibili per garantire la sicurezza degli utenti deboli della strada. Da parte nostra ci impegniamo, soprattutto come Associazioni Sportive di settore, ma anche come semplici ciclisti, a rispettare le norme e la segnaletica stradale. Questa continua strage ci chiede di gridare con forza la parola basta perché una vita è più importante di un minuto in più sulla strada o di un messaggio sul cellulare».

