×

la sentenza

Il brutale omicidio di Dario Chiappone, ucciso con diciotto coltellate dal "killer delle carceri": confermati due ergastoli

La corte ricostruisce il delitto e l'ingaggio per una modica somma di 50mila euro

15 Giugno 2026, 20:18

16 Giugno 2026, 07:08

Il brutale omicidio di Dario Chiappone, ucciso con diciotto coltellate dal "killer delle carceri": confermati due ergastoli

La Corte d’Assise d’Appello di Catania ha confermato la condanna all’ergastolo nei confronti di Antonio Marano - chiamato il “killer delle carceri” - e Paolo Censabella accusati dell’omicidio, il primo come autore materiale e il secondo come mandante, del giovane pizzaiolo Dario Chiappone avvenuto nel 2016. Il ragazzo fu colpito con diciotto coltellate alla gola e al torace mentre si trovava “appartato” in auto con una donna in via Salvemini a Riposto. Un delitto brutale.

I carabinieri hanno arrestato i responsabili in due capitoli investigativi. Il primo filone portò a identificare due sospettati: il giarrese Agatino Tuccio, che è stato condannato già in via definitiva, e Salvatore Di Mauro, che non è mai stato ritrovato.

Il secondo filone invece ha cristallizzato la parte più inquietante dell’inchiesta con il coinvolgimento del boss dei Brunetto, Benito La Motta (già condannato in via definitiva), Paolo Censabella e Antonio Marano. Secondo la tesi accusatoria Censabella, commerciante, avrebbe ingaggiato (per motivi passionali e personali) La Motta per commettere il delitto in cambio di 50mila euro. Il boss dei Brunetto avrebbe assoldato il feroce Marano.

«È una sentenza severa che accogliamo con amaro rispetto. In questo momento con il co-difensore, l’avvocato Fabrizio Seminara, riteniamo corretto non rilasciare dichiarazioni a caldo. Analizzeremo a fondo il provvedimento non appena saranno depositate le motivazioni per impostare il gravame», sono le parole dell’avvocato Lucia Spicuzza, difensore di Censabella. Il legale di Marano, l’avvocato Danilo Tipo, valuterà il ricorso per Cassazione.

I difensori delle parti civili costituite, gli avvocati Sario Grasso e Angela Chiarenza, riferiscono che «l’integrale conferma della sentenza di primo grado ha riscontrato piena soddisfazione nei familiari della vittima».