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Femminicidio, la lettera della mamma di Giordana Di Stefano a Vannacci: «Generale, abbia rispetto delle vittime e si vergogni»

Vera Squatrito è la madre della giovane donna - aveva appena vent'anni - uccisa dall'ex fidanzato nel 2015, a Nicolosi, con 48 coltellate. Da sempre combatte per la memoria della figlia

15 Giugno 2026, 11:28

11:30

Femminicidio, la lettera della mamma di Giordana Di Stefano a Vannacci: «Generale, abbia rispetto delle vittime e si vergogni»

Le recenti dichiarazioni del generale Roberto Vannacci sul termine "femminicidio" — definito dall'eurodeputato una parola «discriminatoria» e una «scelta ideologica» — continuano a sollevare un'ondata di indignazione che va ben oltre il dibattito politico. A dare voce alla reazione più dolorosa e ferma è Vera Squatrito, madre di Giordana Di Stefano, la ventenne uccisa nel 2015 a Nicolosi con 48 coltellate dall'ex fidanzato.

In una lettera aperta indirizzata direttamente al generale, Vera Squatrito non si limita a difendere l'uso di un termine giuridico e sociale, ma ne rivendica il peso umano, drammatico e quotidiano. Trasformando il proprio «ergastolo del dolore» in un atto di accusa pubblico, la madre di Giordana chiede conto a Vannacci della responsabilità morale che deriva da chi ricopre ruoli istituzionali, invitandolo a guardare in faccia le conseguenze della minimizzazione della violenza di genere.

Di seguito, pubblichiamo integralmente la lettera di Vera Squatrito:

Generale Vannacci, abbia il coraggio di chiedere scusa.

Chieda scusa a mia figlia Giordana, vittima di femminicidio, uccisa con 48 coltellate dall'uomo che diceva di amarla, un femminicidio compiuto con premeditazione e crudeltà una ferocia che ha distrutto per sempre la nostra famiglia.

Chieda scusa alla sua bambina, privata della madre da una violenza assassina. Una bambina costretta a crescere con un'assenza che nessun amore potrà mai colmare completamente.

Chieda scusa a tutte le donne uccise perché donne, ai figli che restano, ai genitori, ai fratelli, alle sorelle e alle famiglie condannate a un vero e proprio ergastolo del dolore.

Le parole hanno un peso. Quando si minimizza la violenza contro le donne o si svilisce la gravità del femminicidio, si manca di rispetto a chi è stato ucciso e a chi ogni giorno convive con una ferita che non guarirà mai.

Mia figlia non tornerà. Nessuna scusa potrà restituirci il suo sorriso, la sua voce, il suo abbraccio. Ma il rispetto per la sua memoria e per tutte le vittime dovrebbe essere un dovere morale per chiunque ricopra ruoli pubblici.

Si vergogni ogni volta che pronuncia parole che feriscono chi ha già pagato il prezzo più alto. E ringrazi la vita se non ha mai dovuto ricevere quella telefonata che spezza il cuore e divide l'esistenza in un prima e un dopo.

Noi familiari delle vittime sappiamo cosa significa vivere una condanna senza fine. Ogni giorno è una sentenza che si rinnova. Per questo chiediamo rispetto, responsabilità e umanità.

Per Giordana, per sua figlia, per tutte le donne che non possono più parlare e per tutte le famiglie che portano addosso il peso insopportabile della loro assenza. Si vergogni!